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RITORNI

Al San Ferdinando il pluripremiato “La Cupa” di Mimmo Borrelli

Teatro | 21 Febbraio 2020

Chi lo avesse perso al debutto dell’aprile 2018 ha ora l’occasione di poter vedere uno degli spettacoli che ha segnato la scena teatrale contempanea degli ultimi anni. Si tratta di La cupa, l’autentico colossal in versi, canti e drammaturgia di Mimmo Borrelli (sua anche la regia), in scena nella sua versione integrale (durata 3 ore più un intervallo) dal 27 febbraio all’8 marzo prossimi al Teatro San Ferdinando di Napoli, in Piazza Eduardo De Filippo 20.

Prodotto dal Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale, La cupa venne accolto con successo di pubblico e da entusistici consensi della critica, aggiudicandosi molti riconoscimenti tra i quali i prestigiosi Premio Ubu 2018 come Migliore regia e Miglior testo italiano, Premio Lo Straniero 2018, Premio della Critica Teatrale–Anct come miglior spettacolo dell’anno, Premio Le Maschere del teatro italiano 2018 come Migliore autore di novità italiana (Mimmo Borrelli), Migliore autore di musiche (Antonio Della Ragione) e Migliore scenografia (Luigi Ferrigno), Premio Alfonso Gatto poesia, Premio San Gennaro Day come spettacolo dell’anno.

Primo capitolo di un trittico dedicato alla Terra – “pianeta, dichiara il regista, che viene risucchiato nel vuoto delle coscienze e della memoria del nostro tempo”, La cupa è “uno spettacolo che racconta una deriva”. La parola che dà il titolo all’opera – Cupa – va intesa nella doppia accezione, di sentiero stretto che s’apre nelle cave e di buio metaforico, perché affondata nelle tenebre è la rappresentazione della violenta faida che vede contrapposte due famiglie di scavatori: quella di Giosafatte ‘Nzamamorte, malato terminale di tumore, e del terribile Tommaso Scippasalute. La cava contesa nasconde attività illecite di smaltimento di rifiuti tossici e cadaveri di bambini per il mercato illegale degli organi, ma nasconde soprattutto il passato dei personaggi che la abitano. Ognuno ha il suo orrore inconfessabile, un inferno di colpe e delitti – tra omicidi, pedofilia, infanticidi, stupri – rimossi nel ventre dell’inconscio ma destinati a un eterno ritorno, proprio come la paternità negata di Giosafatte.

Nelle scene di Luigi Ferrigno, i costumi di Enzo Pirozzi, il disegno luci di Cesare Accetta, le musiche e ambientazioni sonore composte e eseguite dal vivo da Antonio Della Ragione, in scena recitano lo stesso Mimmo Borrelli, Maurizio Azzurro, Dario Barbato, Gaetano Colella, Veronica D’Elia, Renato De Simone, Gennaro Di Colandrea, Paolo Fabozzo, Marianna Fontana, Enzo Gaito, Geremia Longobardo, Stefano Miglio, Roberta Misticone.

La produzione dello spettacolo è del Teatro Stabile di Napoli-Teatro Nazionale.

Info e orario delle rappresentazioni: www.teatrostabilenapoli.it

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 21 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 21 Febbraio 2020

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