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RITORNI

Su Netflix a novembre il grande ritorno di Sophia Loren: “La vita davanti a se”

Cinema | 30 Ottobre 2020

Il grande ritorno di Sophia Loren al cinema avviene, nuovamente, sotto la regia di suo figlio, Edoardo Ponti. “La vita davanti a sé” andrà in onda su Netflix dal 13 novembre. La pellicola è tratta dell’opera dell’autore ebreo-lituano naturalizzato francese Romain Gary: la vicenda letteraria (pubblicata nel ’75) narra di Momò (nel film, Ibrahima Gueye) bambino cresciuto da Madame Rosa in un appartamento del quartiere multietnico parigino di Belleville.

La donna, un’anziana ebrea reduce dal campo di Auschwitz, si occupa di crescere i figli delle prostitute, che per legge non possono tenerli con sé.

“Sono rimasta lontana dai set per un certo tempo, ma non me ne sono neanche accorta, forse avevo bisogno di riposare, di silenzio, di stare con i miei figli, perché non li ho visti molto crescere, quindi ho deciso, con loro, di vivere una vita di famiglia; però, quando Edoardo è arrivato con questa storia – è la terza volta che il figlio dirige la mamma – che conoscevo già abbastanza bene, e mi ha intenerita moltissimo, ho voluto riprendere perché la storia valeva veramente la pena, per me, per la mia testa. Lo spettatore oggi ha bisogno di una bella storia, che rincuori; avendo una storia che mi piaceva moltissimo, ho finto di dimenticare che per anni non ho fatto un film: finalmente ho avuto la storia che avrei voluto fare”, dice Sophia Loren, a cui fa eco il figlio, Edoardo Ponti: “Mia madre affronta un film con spontaneità e ansia, come fosse il primo, come fosse l’unico film della sua vita. Non ci sono parole per descrivere il nostro legame, la fiducia, la forza che ci diamo a vicenda. Mi commuovo sempre quando ne parlo”.

I premi ricevuti – fra i tanti, due oscar – li tiene in un corridoio della sua casa di Ginevra, dopo vive da molti anni e da cui non esce in queste settimane, molto preoccupata per il virus. Proprio da lì, i due hanno presentato ad alcuni giornalisti, rigorosamente a distanza, il suo ritorno al cinema dopo molti anni il loro ultimo lavoro.

Un ruolo, quello della Loren,  tra l’altro già interpretato al cinema da Simone Signoret, che ha subito convinto la Loren, che è Madame Rosa, un’anziana ebrea sopravvissuta ai campi, che accoglie a casa sua figli in difficoltà per mantenersi. Accetta di prendere in cura un turbolento dodicenne di origine senegalese, Momo, con cui la diffidenza reciproca iniziale lascerà presto spazio a una profonda e inusuale amicizia.

La storia adattata da Ponti – che dirige e co-sceneggia con Ugo Chiti – fa eco a quella dello scrittore, laddove Parigi è diventata Bari, e Madame Rosa – un tempo prostituita – è interpretata dalla Loren. “La cosa importante della location era che fosse una città crocevia di etnie, come Belleville, con un mosaico di religioni e culture; una città che fosse esteticamente calda, di luce e colori, ne volevo un range molto vivo e vitale per personaggi che vivono la vita pienamente, e Bari era giusta”, spiega Ponti.

“Bari – aggiunge Sophia, in videoconferenza per presentare il film – è stato un momento meraviglioso della mia vita, volevo fare il film a tutti i costi, con Edoardo ne abbiamo parlato ogni giorno e quando tutto è stato pronto per cominciare ero una donna felice. I silenzi, il tempo, il mare, la spiaggia: come Napoli, sempre nel mio cuore”.

Per Ponti “l’adattamento è stato molto bello e difficile: difficile è sacrificare ma se non si sacrifica qualcosa non si può davvero arrivare al cuore e noi ci siamo concentrati sulla storia d’amore e amicizia e tutte le scene dovevano raccontare questa cosa. Di Ibrahima sono molto, molto fiero: sta in tutte le scene e con mia madre ha dovuto supportare tutto il film, con una passione e una serietà che non dimenticherò mai, quindi grazie Ibrahima e grazie mammina”.

La Madame della Loren è esitante nell’accettare di prendersi cura di Momò, irrequieto dodicenne di natali senegalesi, che però decide di tenere con sé, nonostante le importanti differenze: età, etnia, religione. Dal conflitto fiorisce un profondo affetto, la fiducia dell’amicizia, scoprendo l’affinità che nel profondo li connette, con un destino comune atto a cambiare per sempre le loro esistenze, infatti la signora Loren ne sottolinea: “ “Finalmente ho avuto la storia che avrei voluto fare da anni”; ha detto la Loren “è stato come se tutti questi anni non fossero passati, avendo una storia che mi piaceva moltissimo. Ho fatto finta di dimenticare che per molti anni non ho più fatto un film. Questa è una storia di tolleranza, perdono, amore, tutti noi abbiamo diritto a essere ascoltati e amati, che i nostri sogni si realizzino. Madame Rosa mi ricorda mia madre, perché era così, parlava molto e si faceva sentire. Suonava il pianoforte benissimo, era un’artista. Vivevamo con quello quando arrivarono gli americani. È stato un personaggio fondamentale per la sua bellezza e il suo talento. Quando accadono brutte cose nella vita, come capitato anche a me durante la guerra da bambina, non si dimenticano più, sono sempre molto presenti, ti rimangono dentro. Nel mio caso, credo abbia influito in una maniera positiva anche per la mia recitazione. Sono cose che non si dimenticano mai mai mai”. Il messaggio della tolleranza, del perdono, dell’amore: tutti noi abbiamo il diritto di essere ascoltati, amati, se no è impossibile vivere e che i nostri sogni si realizzino”, come esprime l’essenza di una frase di Madame Rosa, “è proprio quando non ci credi più, che succedono le cose più belle”, che l’attrice commenta spiegando essere: “una frase a cui era molto attaccata mia madre, che con mio padre aveva avuto esperienze non molto belle: lei la diceva nei momenti in cui era molto giù di morale, e vedeva tutto nero”, e, rispondendo a chi, oltreoceano, parla già di Oscar per questo ruolo, risponde: “Il mio Oscar è lavorare a questo film, non ci voglio nemmeno pensare. Vedremo, vedremo”.

Laura Pausini, poi, interpreta il brano finale del film: “Laura ci ha proposto questa canzone: volevamo una cantante con le radici italiane, ma anche una voce internazionale, e non c’è dubbio che lei abbia anche il temperamento e il cuore giusti per questo tipo di messaggi”, aggiunge Ponti. Il brano potrebbe essere candidato all’Oscar come migliore colonna sonora.

La vita davanti a sé – con anche Renato Carpentieri e Massimiliano Rossi – è prodotto da Palomar. E raccont infine il produttore Carlo Degli Esposti: “È stata una proposta di Edoardo, che con una bellissima sceneggiatura ci ha coinvolto nella produzione di questo film, di grandi emozioni: l’unico film in cui non sono mai andato sul set perché Sophia è una tale icona che avevo paura delle mie emozioni, e – Covid permettendo – vorrei uscisse per potermi inginocchiare a lei. Venendo da un romanzo, come Palomar abbiamo avuto facilità ad aderire e siamo molto soddisfatti: solidità e potenza nella regia di Edoardo Ponti, che è riuscito a trovare una cifra di equilibrio e emozioni che so aver suscitato lacrime e emozioni nelle visioni anticipate per la stampa, per noi una grandissima soddisfazione; siamo emozionati di fare, per la prima volta, un’operazione con Netflix, che credo darà soddisfazione in particolare e Edoardo e Sophia”.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 30 Ottobre 2020 e modificato l'ultima volta il 30 Ottobre 2020

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