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RITORNO AL MARE

Si alle riaperture, ma non si tocchino le spiagge libere

Ambiente | 9 Maggio 2020

Le regioni si riorganizzano per riaprire le spiagge. E alcuni concessionari chiedono di occupare anche le spiagge libere. Una richiesta che NON SI PUO’ CONDIVIDERE. E’ arrivata anche dai gestori dei lidi di Napoli, purtroppo. E riteniamo che sia da respingere al mittente. Gli angusti spazi liberi della città vanno comunque tutelati. E’ impensabile sottrarre anche questo a chi non potrà permettersi manco un tuffo libero. Fatta questa premessa vediamo alcune regioni come si stanno riorganizzando per le riaperture.

Dal Lazio all’Emilia, tra app e prenotazioni

Nel Lazio si pensa di riaprire le spiagge il 25 maggio. Sotto stretto controllo e con ingressi contingentati anche su quelle libere.

Il 24, più realisticamente il 31 maggio, invece, dovrebbe segnare l’inizio della stagione balneare in Emilia Romagna, tra le regioni più colpite dal Covid, tra lettini distanziati e cene sotto l’ombrellone. Nella bozza di protocollo presentata al governo è previsto che gli ombrelloni saranno distanziati uno dall’altro di 3 metri, mentre tra una fila e l’altra ci saranno 3,5 metri. Ogni parasole avrà così a disposizione 10,5 metri quadrati.

In Liguria non c’è ancora una data di riapertura ma si sta pensando alle nuove tecnologie e a dei “distanziatori” cioè a dei controllori sui lidi, insieme allo strumento messo a punto dall’Iit di Genova, il braccialetto iFeel-You, che misura la temperatura corporea e soprattutto vibra quando ci avviciniamo troppo a un’altra persona che lo indossa, che potrebbe essere consegnato ai bagnanti all’ingresso delle spiagge per rendere più facile il lavoro degli steward.

In Abruzzo si attendono indicazioni del governo e ancora non è ipotizzata una data di riapertura.

In Toscana si pensa a una app per prenotare per evitare i sovraffollamenti.

In Friuli Venezia Giulia invece secondo il locale Sib, sindacato italiano balneari, per accedere alle spiagge libere si dovrà pagare. Tra le altre proposte anche il distanziamento degli ombrelloni di 4 metri, sotto i quali ci potrà stare un numero massimo di persone (tre adulti o due adulti e due bambini, e pace per le famiglie con un figlio in più, che dovranno comprare un posto aggiuntivo), passerelle più larghe con aree dove far defluire le persone, utilizzo dell’app di tracciamento o registrazione dei bagnanti all’ingresso dei lidi, il divieto di stendere asciugamani sulla battigia e di praticare certi sport in riva al mare, come racchettoni e beach volley.

In Puglia si è già pronti per fare formazione a un eventuale personale straordinario di sorveglianza e si studiano soluzioni di distanziamento. Anche per le spiagge libere.

Le proposte per le spiagge libere

Su MondoBalneare.com si sintetizza, invece, la posizione del settore sulle spiagge libere, con ingressi limitati, divieti di assembramento e piazzole delimitate da corde rasoterra.  Se nelle aree in concessione agli stabilimenti balneari sarà responsabilità del titolare rispettare le sanificazioni e il distanziamento tra gli ombrelloni, diverso è il discorso per le spiagge libere, di competenza dei Comuni e da sempre affollate di turisti abituati a stendersi dove capita e a stare molto vicini nei giorni di maggiore affollamento. Di chiudere le spiagge libere per evitare il problema alla fonte, non se ne parla nemmeno: «Sono una parte della nostra offerta turistica e un importante servizio alla cittadinanza – afferma Simone Battistoni, presidente del Sib-Confcommercio Emilia-Romagna – perciò bisogna continuare a garantirle, studiando soluzioni apposite».

Qualcuno propone una sorta di piazzole, magari con delle corde rasoterra, e apporre dei cartelli che informino sul limite massimo di un nucleo famigliare per ogni spazio. Nei litorali più ampi e selvaggi, però, la questione si fa più complicata e un minimo di sorveglianza viene ritenuta da molti necessaria per verificare che tutti rispettino le regole.

L’importante è non creare disparità di trattamento: se davvero gli stabilimenti balneari dovranno rispettare degli stringenti protocolli sanitari, non accetteranno, avvertono, che le spiagge libere possano essere completamente abbandonate a loro stesse.

La situazione in Campania

Di recente la  Regione Campania ha dato il via libera per la manutenzione dei lidi.   Lidi che come sa chi li frequenta, non hanno mai previsto nessun tipo di distanziamento, mentre ora bisognerà garantire le norme di sicurezza, mantenendo le distanze tra i balneanti. Dunque, gli spazi in spiaggia non saranno più gli stessi degli anni precedenti, chiaramente ridotti. Di qui la richiesta dei proprietari dei lidi di poter usufruire dello spazio delle spiagge libere. Che ripetiamo, va respinta al mittente. Affidare gli spazi delle spiagge libere ai privati è inaccettabile. Piuttosto si potrebbe proporre per quest’anno di abrogare i canoni demaniali 2020, tributi, addizionali. O seguire l’esempio di Anacapri.

Anacapri è già avanti

Ad Anacapri si stanno già organizzando: prenotazione online per fare il bagno  in località Faro di Punta Carena e Gradola (nei pressi della Grotta Azzurra).

Il provvedimento è stato adottato nei giorni scorsi dalla Giunta guidata da Alessandro Scoppa e prevede l’accesso alle aree di costa rocciosa  tramite due servizi specifici: prenotazioni gestite con un software, controllo e gestione delle spiagge con l’impiego di 5/6 persone selezionate e formate attraverso un bando per un periodo di quattro mesi, a partire da giugno.

In poche parole si sceglie on line uno spazio e la fascia oraria: 08:30-11:30; 11.45-15:00; 15:15-18:30. Le prenotazioni saranno accettate fino ad esaurimento dei posti giornalieri determinati per ciascuna spiaggia.

Forse è il caso di attivare un servizio simile gestito dai comuni per le spiagge libere.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 9 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 9 Maggio 2020

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