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Il ritorno degli Scugnizzi

7arti | 18 Gennaio 2017

Morte e bambini, connubio che vive da sempre a Napoli.
I bambini, quelli svegli, irrivertenti, e che combinano sempre guai, vengono chiamati “Scugnizzi”, termine aggiunto anche nel vocabolario italiano. Nel passato i bambini armati di fucile erano pronti a sparare contro i soldati tedeschi per difendere la propria città, anche loro furono chiamati allo stesso modo. Ecco che la medesima parola assume un significato diverso, tra passato e presente. Magia della lingua napoletana.

La morte. Seminata dagli spari di quei fucili contro i soldati: la morte è morte; fine di una vita, niente e nessuno la giustifica, ma in quella occasione, quegli Scugnizzi, hanno seminato la morte e si sono sacrificati per dare vita alla libertà.

Oggi le cronache raccontano di come alcuni bambini di 13 anni siano parte integrante di un “Sistema”, quello della Camorra. Infatti è di ieri la notizia della scoperta di alcuni bambini, nei pressi di Santa Lucia, sfruttati per spacciare e confezionare droga (vai all’articolo). Rei, magari, di esser nati in quel substrato sociale in cui il guadagno facile è annidato nella sfera dell’illecito e dal quale uscire non è semplice.

La morte seminata dalla droga spacciata da questi bambini, o dalle pallottole delle pistole di molti ragazzini, anch’essa non è giustificata, e non dà vita, affatto, alla libertà. E dunque, anche questi sono scugnizzi?

Le prime attestazioni del termine risalgono al 1895, quando se ne registra l’uso da parte del poeta Ferdinando Russo: «In gergo, questi ragazzi, che si avviano spensieratamente per la strada delle carceri e del domicilio coatto, vengono denominati scugnizzi». Nel 1897 furono pubblicati dei sonetti di Russo intitolati proprio ‘E scugnizze. Ferdinando Russo chiarì che si trattava di un termine utilizzato nell’ambito della malavita napoletana.

Secondo altre teorie, invece, il termine “Scugnizzo” poteva derivare dal verbo latino “Excuneare” (rompere con forza).

È un ritorno all’origine, come un cerchio che si chiude, quasi perfettamente, perché il male non è sinonimo di perfezione e di bellezza. Ma Napoli e i napoletani sanno esorcizzare, lo abbiamo già fatto, abbiamo trasformato già questa parola, ma se da una parte questa città va avanti, c’è ne un’altra che è radicata nel passato, ferma il presente e il futuro, ferma le aspirazioni, gli ideali di questi bambini, condannati ad essere “Scugnizzi” del fine 800.

Un articolo di Il Vaporetto pubblicato il 18 Gennaio 2017 e modificato l'ultima volta il 18 Gennaio 2017

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