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IL RICORDO

Una targa al San Paolo per Roberto Fiore, il presidente dei “centomila cuori azzurri”

Sport | 23 Gennaio 2020

Una targa al San Paolo per ricordare Roberto Fiore, storico personaggio del panorama sportivo campano e presidente del Napoli dal 1964 al 1967, scomparso circa tre anni fa all’età di 92 anni.

Il riconoscimento verrà affisso a mezzogiorno di domani, venerdì 24 gennaio, sul muro di uno degli accessi agli spalti della Tribuna Posillipo, a margine di una cerimonia promossa dal giornalista Marcello Pelillo, che di Fiore ha pubblicato nel 2012 la sua autobiografia intitolata “Chi sono stato?”. All’evento interverranno l’assessore comunale allo Sport Ciro Borriello, il vicepresidente vicario della Figc e presidente della Lega Nazionale Dilettanti, Cosimo Sibilia, il presidente del Coni Campania, Sergio Roncelli, il vicepresidente dell’Ussi, Gianfranco Coppola e il presidente dell’Ussi Campania, Mario Zaccaria.

Sarà presente anche il Calcio Napoli, nella persona di Alessandro Formisano, responsabile operazioni, vendite e marketing della società partenopea.

Chi era Roberto Fiore?

Per i più giovani o i meno preparati, può risultare difficile cogliere (o, perlomeno, ricordare) l’importanza e la centralità del nome di Roberto Fiore all’interno della (ultra)novantennale storia del nostro Napoli. Nonostante la breve durata della sua presidenza – appena tre anni – il suo operato alla guida del Ciuccio fu intenso e significativo sia sotto il profilo sportivo, sia sotto quello squisitamente dirigenziale.

Con Fiore presidente e l’amico Bruno Pesaola in panchina, il Napoli riuscì in soli trentasei mesi a passare dalla Serie B (1964/65) al terzo posto in Serie A da neo-promossa, concludendo la stagione 1965/66 a soli cinque punti dall’Inter di Helenio Herrera. Fecero poi seguito un quarto, un secondo posto e la vittoria della Coppa delle Alpi nel 1966 contro la Juventus, fieramente mostrata dallo stesso Fiore nell’immagine in evidenza che accompagna questo nostro lavoro.

Fu Achille Lauro a volerlo alla guida del club azzurro.

Fiore entrò in società nel gennaio del 1962, ricoprendo l’incarico di dirigente accompagnatore, prima, e divenendone socio di minoranza, poi. Nella primavera del 1964, con il Napoli assalito dai debiti e reduce da un anonimo torneo in Serie B, il Comandante pose la società in liquidazione e affidò a Fiore l’incarico di guidare una nuova cordata in grado di riportare la squadra nuovamente in massima serie.

Così, alle ore 21:00 del 25 giugno 1964, nella palazzina dello stadio “Collana”, il notaio Nicola Monda certificò la nascita della Società Sportiva Calcio Napoli, che sostituì la vecchia Associazione Calcio Napoli. Si trattò della prima società per azioni nel mondo del calcio, di cui Fiore – socio di minoranza col 21% delle quote – divenne presidente effettivo a soli 40 anni, lasciando a Lauro l’incarico di presidente onorario.

Altafini, Sivori e i “centomila cuori azzurri”

Nei suoi tre anni di presidenza, Fiore combinò magistralmente le proprie capacità imprenditoriali e la sua smodata passione per il Napoli. Fu un presidente-tifoso, dalla guida brillante, competente e oculata, caratterizzata da molteplici guizzi che, in poco tempo, contribuirono ad accrescere la sua fama e la sua popolarità agli occhi della piazza.

Su tutti, gli acquisti di José Altafini dal Milan e di Omar Sivori dalla Juventus nell’estate del 1965, quella del ritorno in Serie A. Due innesti di primissimo livello che lo stesso Fiore, invitato da Enzo Tortora negli studi della Domenica Sportiva all’indomani della vittoria del campionato di B, aveva follemente profetizzato con diverse settimane d’anticipo.

Pur non non disponendo delle risorse finanziarie necessarie per condurre in porto neanche una delle due operazioni, Fiore seppe insinuarsi nelle crepe dei rapporti, oramai incrinati, tra i due campioni e i rispettivi club. Fu un capolavoro di inventiva e rapidità d’azione che gli consentì di battere la concorrenza dell’Inter per Altafini e di piegare le resistenze del presidente della Juventus, Vittore Catella, nel lasciar partire Sivori.

Trecento milioni di lire per il primo, venti dei quali racimolati con l’incasso del botteghino di un’amichevole estiva in notturna al San Paolo proprio contro il Milan, e cento per il secondo.

L’entusiasmo in Città scoppiò repentinamente e divenne contagioso. Fiore non si limitò ad arringare il pubblico napoletano con acquisti scintillanti, ma capì che era necessario anche comprenderlo, coccolarlo e avvicinarlo alla squadra. Ideò l’abbonamento pagabile a rate, raggiungendo complessivamente – tra il 1965 e il 1966 – la cifra record di 120mila abbonati, che consegnò Fiore alla storia come il “presidente dei centomila cuori azzurri”.

Un sogno chiamato Pelé

Tra le tante invenzioni di Fiore, val la pena citare anche un disco in vinile a 45 giri, su cui fece incidere il primo inno ufficiale della squadra azzurra, “il Grande Napoli”. Il disco conteneva le voci di tutti i protagonisti di quel Napoli: Altafini, Sivori, il condottiero Pesaola, il funambolico Cané e il capitano Antonio Juliano.

Voci a cui avrebbe potuto aggiungersi quella del brasiliano Pelè, il calciatore più forte del mondo che Fiore tentò di portare alle pendici del Vesuvio nell’estate del 1965, quella del ritorno in Serie A. Una trattativa confermata qualche anno fa dallo stesso asso carioca e di cui lo stesso Fiore, nella sua autobiografia, ha fornito dettagli e aneddoti.

Ha sempre sostenuto che il ‘900 avesse dato al calcio tre grandi calciatori: Maradona, Sivori e Pelè. Se fosse riuscito a portare anche il brasiliano al Napoli, avremmo potuto avere il pregio di aver avuto nella nostra squadra i tre calciatori più forti di tutti i tempi.

Fosse dipeso da lui, sarebbe rimasto alla guida del club per tutta la vita. Le crescenti invidie del Comandante Lauro e le continue frizioni interne alla società, lo spinsero a lasciare la presidenza nel 1968. Ebbe modo di rientrarvi appena un anno dopo, ma fu beffato dal giovane e rampante ingegnere Corrado Ferlaino, che acquistò la maggioranza del pacchetto azionario del Napoli, dando inizio ad una vera e propria era lunga più di tre decenni.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 23 Gennaio 2020 e modificato l'ultima volta il 24 Gennaio 2020

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