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Rosario Mauriello, vittima innocente di Camorra morta due volte

Nun te scurdà | 11 Gennaio 2021

27 anni fa la Camorra uccideva il 21enne Rosario Mauriello. Figlio di una famiglia onesta, il suo sogno era quello di diventare un poliziotto. Abitava con i genitori a Melito di Napoli, ma di tanto in tanto stava con la nonna. Le faceva compagnia, visto che gli era morto uno zio. Rosario era un ragazzo buono, con un futuro davanti.

L’11 Gennaio del ’94 Rosario uscì di casa, e mentre camminava per la traversa Marrone fu freddato dai sicari del Clan Di Lauro. Morto per un “errore” dello specchiettista, così si chiama la persona che indica il bersaglio ai killer. Figlio di un imprenditore della zona, lo specchiettista cercava, invece, chi dava fastidio ai cantieri dominati dalla Camorra. Rosario morì senza sapere nemmeno il perché.

Dell’assassinio ne racconta il pentito di Camorra Tommaso Prestieri, vicinissimo al Clan Di Lauro e intervistato dallo scrittore Roberto Saviano: “Il ragazzo fu ammazzato per errore, dovevamo uccidere un altro giovane che dava fastidio ai cantieri delle famiglie a Marano, ma noi killer non lo conoscevamo”. Poi il dettaglio doloroso: “Mentre la vittima era a terra ancora in vita, il ragazzo gridava ‘no, no’ ma i killer lo finirono lo stesso.”

24 anni senza giustizia per la famiglia

Ancora più raccapricciante è quello che il pentito Prestieri aggiunge dopo: “La cosa che mi ha colpito di questa storia più di tutto è che la mamma di questo ragazzo andò in tutte le trasmissioni per dire che il figlio non era camorrista ma nessuno la credeva”.

Per l’uccisione di Rosario, infatti, non si credeva nell’errore della Camorra. Passeranno 24 anni prima che Rosario Mauriello venga riconosciuto vittima innocente della Camorra, proprio dopo la confessione ai magistrati da parte del pentito Prestieri.

E così, come tante altre vittime innocenti delle mafie, anche Rosario è stato ucciso due volte. La prima dalla Camorra, la seconda volta dalla ‘giustizia’ che non ha avuto nemmeno da morto e anzi, l’ha discriminato. Oggi, la Villa Comunale di Melito porta il suo nome. Ma è poco. Dobbiamo continuare a ricordare queste vite spezzate, perché nessuno muoia più come Rosario. Nun te scurdà maje.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 11 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 11 Gennaio 2021

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