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LA VITTORIA DEL GRUPPO

Il Napoli risponde presente: le scelte di Ancelotti premiate dall’abbraccio collettivo dopo il terzo gol

Sport | 24 Ottobre 2019

Ammettiamolo. Svegliarsi stamattina, al di là di ogni piccola o grande difficoltà che la giornata ci avrebbe poi messo di fronte, è stato decisamente appagante. La serata vissuta ieri ci ha riconciliati con il calcio e con il Napoli, ricca com’è stata di tutte quelle componenti – sofferenza, euforia e adrenalina – in grado di ricordarti perché, da questa malattia, non guariremo mai.

Il Salisburgo, tra competizioni nazionali ed europee, non perdeva in casa da ben 70 partite. L’ultima sconfitta casalinga del team austriaco risaliva addirittura al 27 novembre 2016, quando ad imporsi alla Red Bull Arena fu l’Admira Wacker, vittoriosa per 1-0. In Europa, invece, l’ultima squadra capace di imporsi sul campo dei bianco-rossi è stato il Nizza (0-1), nella fase a gironi dell’edizione 2016/2017 di Europa League.

Gli Azzurri, dal canto proprio, non vincevano in Champions League lontano dal San Paolo più o meno dallo stesso lasso di tempo: 6 dicembre 2016, Benfica-Napoli 1-2. Numeri significativi e statistiche rovesciate, non ulteriormente alimentabili e destinate, pertanto, a prendere il loro posto tra gli annali di ambedue le squadre.

Vincendo in Austria, il Napoli ha messo un punto fermo sulla sua stagione. E lo ha fatto, come ampiamente scritto alla vigilia, nel primo e cruciale crocevia della sua stagione. Un passo falso avrebbe irrimediabilmente compromesso il cammino in Champions League. È arrivato, invece, un successo importantissimo in ottica qualificazione, colto tra l’altro in una situazione di chiara ed evidente emergenza difensiva.

La squadra ha risposto presente, dando ampiamente ragione alle scelte fin qui fatte da Ancelotti. La gestione del gruppo del tecnico emiliano sta portando i suoi frutti. Tutti i calciatori si sentono importanti e tutti gli elementi della rosa, quando vengono chiamati in causa, risultano affidabili e incisivi.

Luperto, elogiato in conferenza stampa dallo stesso Ancelotti, ha sostituito Manolas con sicurezza, personalità e disinvoltura. Ed era al suo esordio assoluto, in carriera, in Champions League. Insigne entra a gara in corso e segna, decidendo le sorti dell’incontro. Il Capitano non polemizza, fa il segno del cuore ai suoi tifosi e corre ad abbracciare il suo allenatore, quello che lo aveva bacchettato, spedito in tribuna e poi relegato in panchina.

Ma che in lui non aveva mai smesso di credere. Perché il calcio – Carletto docet – è questione di testa, ancor prima che di strategia.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 24 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 24 Ottobre 2019

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