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SALTI MORTALI

Dentro un Circo, con i suoi artisti, tra le vittime più colpite dall’emergenza sociale

Lavoro | 4 Gennaio 2021

Sono abituati a forme di acrobazie assai diverse. Gli artisti del Circo rappresentano una delle categorie particolarmente colpite dall’emergenza. Camminanti per antonomasia, da mesi sono stati costretti a stanziarsi lì dove gli effetti della pandemia li ha congelati. Immobili, senza alcuna fonte di guadagno e con l’urgente bisogno di sostenere, oltre che loro stessi e le famiglie, anche gli animali protagonisti degli spettacoli.

A Cesa, in provincia di Caserta, abbiamo raccolto la testimonianza di Guido, dei suoi familiari e dei colleghi del Circo Romina Orfei. Il tendone, caratteristico degli allegri spettacoli circensi, è stato innalzato agli inizi di ottobre, un giorno prima della cosiddetta “seconda ondata” che ha dato il via ad una serie di decreti e norme più stringenti per contrastare la diffusione del Covid. Da allora sono fermi qui, senza potersi muovere. Senza poter guadagnare un euro.

Quei salti nel vuoto per provare a restare in piedi

Le roulotte, lo chapiteaux a luci spente e costantemente aperto, gli spalti vuoti: le esibizioni del Circo si sono arrestate di colpo, come molte espressioni artistiche e iniziative culturali del nostro Paese.

E l’arte, lo sappiamo, vive dell’apprezzamento e dell’affetto del pubblico, l’unica componente in grado di sostenere donne e uomini che, nella loro vita, hanno scelto di scommettere sul talento.

Il vuoto che caratterizza gli spalti in ferro, costruiti intorno alla pista, consegna una particolare sensazione di angoscia. Al centro del tendone, anche a riflettori spenti, qualche artista mette in scena il proprio numero. Un modo per tenersi allenati, certo, ma è forse anche l’unica possibilità che hanno per coltivare la speranza di sentire nuovamente gli applausi.

E lo stesso fanno i bambini: costretti a modificare tutta la loro quotidianità, si esercitano fin da subito per imparare a regalare magia e stupore. Giocano a fare le capriole e restano in bilico su panche e cilindri per evitare di crollare al suolo.

Il loro sorriso e le urla di gioia, in questo momento, sono l’unica nota colorata nell’insolito silenzio di questo show.
A farci strada tra il tendone e gli spazi di ricovero degli animali c’è Guido. Era un acrobata e adesso è lui il presentatore degli spettacoli.

Noi viviamo di questo“, ci dice indicando un punto vuoto della pista, “Non si tratta solo di un fattore economico, ma per noi è ormai insostenibile pensare di dover restare ancora fermi. C’è chi tra noi è ormai caduto in depressione“.

 

Senza alcuna possibilità di sostegno

Ed è proprio nell’imbarazzo di Guido che riconosciamo tutto il dramma di questa storia. Quando gli abbiamo chiesto di lanciare un appello per stimolare una risposta solidare della cittadinanza ci ha risposto, quasi sottovoce: “Ma io non saprei cosa dire. Di solito siamo noi a portare gioia e divertimento con i nostri spettacoli, non siamo abituati a chiedere“.

Ma in questa particolare rappresentazione della dignità, ci rendiamo conto di quanto sia complesso mantenere in vita un Circo, anche quando è praticamente fermo.

Molta gente, ci racconta Guido, ha scelto di donare perlopiù alimenti e beni di prima necessità. Ma a mancare qui è, per esempio, il gasolio, i dispositivi per consentire ai bambini in età scolare di frequentare la didattica a distanza. E poi, senza girarci intorno, qui mancano i soldi per le utenze, per smaltire i rifiuti prodotti dagli animali, per provare a rimettere in moto la macchina e sperare di avviare gli spettacoli il prima possibile.

Intanto, la Caritas Diocesana di Aversa insieme al vescovo della Chiesa locale, mons. Angelo Spinillo, resta in contatto con queste persone per offrire sostegno ed esprimere piena vicinanza. Ieri pomeriggio, infatti, il vescovo ha personalmente consegnato, insieme al direttore della Caritas, don Carmine Schiavone, alcuni beni di prima necessità e un dolce dono per i bambini.

“Riapriamo Circo e teatri: nessuno deve restare solo”

L’appello degli artisti è molto semplice e le loro voci si uniscono a quelle delle numerose manifestazioni che hanno interessato il mondo dello spettacolo: “Fateci riaprire“.

Come accade con il pubblico in televisione, la richiesta è quella di permettere l’ingresso del pubblico per assistere agli spettacoli.
Siamo pronti“, ci dicono gli artisti. “Potremmo anche noi garantire il distanziamento sociale, installare dispenser per gli igienizzanti e misurare la temperatura corporea per ciascun spettatore“.

Una proposta che speriamo possa, in qualche modo, essere messa al vaglio delle autorità competenti. Il mondo dello spettacolo rischia di crollare, come già accaduto, nell’ultimo periodo, per moltissime attività.
I circensi, in particolare, ai quali è stato inevitabilmente sospeso lo stipendio, non hanno avuto tutti la possibilità di accedere ai bonus economici elargiti dal governo per tamponare l’emergenza.

Una condizione, questa, che non potrà andare avanti ancora a lungo. Si resta in bilico, certo e sono tutti bravi a farlo da queste parti, ma qui davvero rischia, da un momento all’altro, di venire giù tutto.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 4 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 4 Gennaio 2021
#Aversa   #Caritas  

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