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SALVIAMO SCAMPIA

Sfrattare cooperative e associazioni è un regalo alla camorra

Battaglie | 27 Ottobre 2019

A Scampia c’è una bellezza che fa fatica a resistere. La rete di associazioni e cittadini, fiorita nel bel mezzo del deserto istituzionale e tra i rovi della criminalità, rischia, ogni giorno, di scomparire, coperta dalla burocrazia e dall’assenza di chi dovrebbe, per mandato e per missione, proteggere e favorire lo sviluppo di quel bene che si organizza ed efficacemente opera.

L’allarme è lanciato da Ciro Corona, dal 2016 portavoce e cofondatore della rete R-esistenze Meridionali. In un post condiviso sul suo profilo Facebook, Corona denuncia che, a Scampia, “nel solo mese di ottobre hanno chiuso gli unici due centri di Educativa territoriale convenzionati col Comune, quella relativa a “Obiettivo Uomo” e “L’uomo e il legno” (oltre 100 bambini lasciati per strada); chiude la piscina comunale con centinaia di utenti.

L’Officina delle Culture Gelsomina Verde, ostaggio dei pasticci istituzionali e della burocrazia che ne deriva, è costretta a chiudere la Biblioteca, il centro diurno, la sala multimediale, la comunità alloggio, con 25 ragazzi e 37 studenti lasciati per strada. Il Gridas è ancora sotto processo.

Le due oasi educative

Più di cinquanta minori restano orfani di laboratori ludico e creativi promossi dalla cooperativa sociale “Obiettivo Uomo”. Si ferma la musica dei corsi organizzati per i ragazzi, chiude il sipario dei laboratori teatrali, le tempere e i colori utilizzati per le attività artistiche e di riciclo, rischiano di seccare a causa dell’abbandono.

Un dramma, se si pensa a quanto necessari, in questo luogo, possano essere attività di questo tipo offerte ai ragazzi del quartiere.

Lo stesso destino è riservato anche a coloro che si sono personalmente arricchiti  grazie alle attività promosse da “L’uomo e il Legno”che adesso  rischiano seriamente di concludere il loro percorso pedagogico e istruttivo.

A decidere per l’interruzione delle attività a partire dalla data del 28 ottobre e sino all’11 novembre – come riportato dal giornale “Comunicare il sociale” – è l’attuale dirigente dell’area Welfare Servizio Politiche per l’Infanzia e l’Adolescenza che solleva obiezioni sia rispetto al programma delle educative stilato da L’uomo e il Legno che sulla documentazione fornita dalla cooperativa.

Nella comunicazione inviata alla cooperativa in data 22 ottobre, la dirigente Maria Rosaria Fedele scrive: “Il servizio offerto non risulta adeguato agli standard di qualità richiesti’’. Questo perché, “dalla disamina di quanto pervenuto’’, relativo cioè al programma delle educative territoriali coordinate dalla cooperativa che opera a Scampia e Piscinola, “si evince che nel calendario delle attività è programmata la partecipazione di un numero di bambini/ragazzi inferiore a quello medio minimo previsto dalla convenzione per lo specifico servizio’’ con 32 ragazzi il mercoledì e 40 il giovedì rispetto ai 48 previsti.

L’oasi culturale “Gelsomina Verde”

Anche l’Officina delle Culture, intitolata a Gelsomina Verde, giovane donna vittima della camorra, è sotto lo scacco matto della burocrazia.

Grazie alla determinazione e al coraggio di Ciro Corona, insieme ad altri volontari, l’Officina aveva recuperato gli spazi di una scuola abbandonata del quartiere che, nel corso degli anni, era diventata un fortino della criminalità, luogo occupato perlopiù da tossicodipendenti e utilizzato dalla camorra come fosse un B&B della droga.

Le aule, infatti, erano diventate un dormitorio dove le persone legate alla tossicodipendenza restavano in attesa della prossima dose.

Ebbene, questo spazio restituito alla collettività, grazie ad un mix di fatica e coraggio e che, fino a qualche tempo fa ospitava 320 mamme intenzionate ad utilizzare la palestra sorta all’interno della struttura, 45 bambini del quartiere interessati al doposcuola e alla biblioteca, dodici detenuti che quotidianamente lavoravano per arricchire ed ampliare le biblioteche per i giovanissimi, sono stati sfrattati.

Per un pasticcio burocratico, come lo definisce Ciro Corona, il comodato d’uso concesso dal comune non può più essere rinnovato ed è terribile costatare come, in questi casi, se la camorra si appropria di uno spazio in maniera del tutto illegale, nessuno riesce a mandarla via, se invece cittadini onesti attivano un percorso di legittimità per fa rifiorire uno spazio abbandonato, si rischia che, da un momento all’altro, qualcuno dica che tu, lì, non ci puoi più stare.

…e l’annosa battaglia legale del GRIDAS

Ed è di Legge, carte e burocrazia che si continua a parlare se si pensa all’associazione culturale GRIDAS, fondata da Felice Pignataro (a cui è stata dedicata proprio la fermata della metropolitana di Scampia), Mirella La Magna, Franco Vicario, e altre persone riunite dall’intento comune di mettere le proprie capacità artistiche, culturali, al servizio della gente comune per stimolare un risveglio delle coscienze e una partecipazione attiva alla crescita della società.

Il Gridas, nato nel 1981, ha fin da subito stabilito la propria sede nei locali abbandonati del Centro Sociale dell’Ina Casa di Secondigliano, poi Scampìa (periferia nord di Napoli), in via Monterosa 90/b. Locali più volte e in più riprese ristrutturati e mantenuti funzionanti.

Ed è proprio da questa sede che, anche questa associazione, rischia di essere sfrattata. Da anni, infatti, gruppi di volontari disperdono le loro energie e tempo in una battaglia legale tesa a conservare la loro storica sede.

Una storia che è ricominciata nel 2015, quando – come si legge in un comunicato stampa condiviso dall’associazione – lo I.A.C.P (Istituto Autonomo per le Case Popolari) ha notificato una citazione di comparizione per una nuova causa, questa volta civile: lo I.A.C.P., ripercorrendo le vicende giudiziarie degli ultimi anni e la causa penale da cui risultiamo assolti “perché il fatto non sussiste” e citando il tentativo di mediazione e l’intervento del Comune di Napoli – Assessorato al Patrimonio che di fatto è fallito, rinfaccia al Gridas di “occupare senza titolo” lo stabile di sua proprietà.

La camorra sa proteggere meglio delle istituzioni

Se tutte queste attività fossero state figlie delle attività camorristiche, sarebbero state intoccabili. Con molta fatica si sarebbero, infatti, sfrattate piazze di spaccio o fortini dell’illegalità.

La camorra, purtroppo, sa proteggere meglio i propri interessi. Sa farlo certamente meglio delle istituzioni nelle quali, talvolta, il problema più grande è legato al fatto che nessuno vuole prendersi la responsabilità di contraddire le carte e l’onere di trovare, insieme a chi quel quartiere lo vive tutti i giorni, il modo più immediato per risolvere i problemi.

Ad oggi sono centinaia le donne e gli uomini che, in mille modi, hanno scelto di scorciarsi le maniche per contrastare l’opera dilagante della criminalità. In questo contesto, sarebbe quasi scontato ritenere che l’amministrazione locale e lo Stato decidano, senza troppe storie, di mettersi dalla parte giusta e invece, sembrerebbe che, in certi casi, chi di dovere resti nel mezzo, impantanato nel guado dei “non è di mia competenza” e “non ci posso fare niente, così dicono le carte”.

Se chi ha il dovere di farlo smette di irrigare le oasi verdi che nascono nel deserto, finisce che questo divori tutta la vita che c’è. A quel punto, durante le passerelle e le marce per la legalità, dai palchi della galoppante ipocrisia, a chi sarà affidato il cerino della colpa?

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 27 Ottobre 2019 e modificato l'ultima volta il 27 Ottobre 2019

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