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SAN PIETRO A PATIERNO

Quattro parchi, tutti chiusi: cercasi disperatamente soluzioni

Ambiente | 21 Maggio 2020

Quattro parchi chiusi a San Pietro a Patierno, una delle periferie di Napoli più dimenticate. Quattro polmoni che in periodi come questo post lockdown sarebbero una valvola di sfogo gigantesca per la gente del quartiere. Invece niente. Non esistono giardinieri, ci sono solo 4 sorveglianti: e come se non bastasse non ci sono soldi, apparecchiature per la manutenzione, strumenti efficaci di qualsiasi genere per risolvere il problema.

E così San Pietro si ritrova orfana di verde: il Parco Acquino e il Parco 4 Aprile, chiusi per la pandemia, non sono stati riaperti. Il Parco Barbato è chiuso da 3 anni per pericolo caduta alberi, il Parco di via Principe di Napoli che raccoglie alberi ed essenze rare, pure è chiuso da tempo immemore.

Se ne è parlato ieri, in una lunghissima riunione durata oltre tre ore, che abbiamo seguito virtualmente, nella commissione Ambiente del Comune di Napoli, presieduta da Marco Gaudini. Il problema ovviamente non riguarda solo la VII Municipalità ma tutta la città e in particolare proprio le aree periferiche, che sono quelle con maggiori spazi verdi, oltre San Pietro, anche Scampia e Barra, San Giovanni e Ponticelli. Dunque che fare?

Può mai bastare la tutela dei cittadini-volontari, che puliscono e raccolgono continuamente rifiuti e erbame, l’unica che si è vista in questi anni in queste aree? Certamente no, tant’è che proprio dalle associazioni è arrivato il grido d’allarme sulla necessità di trovare soluzioni e restituire ai cittadini della settima Municipalità il diritto ad usufruire delle aree verdi e dei parchi ormai chiusi da anni, da ben prima del Covid, come hanno spiegato ai consiglieri la portavoce del Comitato di Tutela Ambientale, Melania Ciccone e Salvatore Parisi, ex consigliere comunale e rappresentante del comitato, il quale ha ricordato le tante richieste rivolte negli anni alla Municipalità e rimaste inevase soprattutto nell’ultimo anno.

Difficoltà confermate dal presidente della Municipalità 7 Maurizio Moschetti confermando appunto che la Municipalità non ha né le risorse umane né le risorse finanziarie per affrontare la questione, proprio perché nell’organico della Municipalità non figura infatti alcun giardiniere e i 4 custodi non possono nemmeno essere impiegati, anche perché come ha spiegato il direttore della Municipalità Massimo Pacifico -al  momento mancano i dispositivi di protezione individuale previsti dal  protocollo di sicurezza approvato dal Comune. In queste condizioni, la conclusione di Moschetti, la Municipalità non potrà aprire a settembre nemmeno le 22 scuole sul suo territorio se non si individuano  soluzioni per la manutenzione,  quantomeno, del verde
scolastico.

In commissione è intervenuto anche l’architetto Laura Bellino, dell’ufficio tecnico della VII Municipalità: anche qui un intervento per sottolineare la drammaticità della situazione, dato che mancano anche i mezzi per effettuare la manutenzione. Dunque la soluzione, per la tecnica, è quella dell’adozione di aiuole e parchi come previsto dal regolamento comunale. Cosa che sappiamo bene essere semplicemente improbabile, dal momento che gli interventi manutentivi dei parchi sono massicci e gravosi.

Però, e lo sottolinea Matteo Brambilla dei V Stelle, l’apporto delle associazioni è una necessità, dato che l’amministrazione da sola non è in grado di fornire il servizio. Dunque vanno cercate forme di partecipazione diverse, è una delle poche strade percorribili.

Per Mario Coppeto (Sinistra Napoli in Comune a Sinistra), la situazione è drammatica non solo nella VII ma in tutta la città: per questa ragione va fatta una  ricognizione generale del personale per redistribuirlo sui territori, e  fare una seria riflessione su come Napoli Servizi e Asìa possano  contribuire a risolvere questo problema, anche perché non sarà mai più  possibile assumere nuovi giardinieri. Infine, occorre capire se  funziona la squadra per il decoro messa su dall’amministrazione  centrale, e come si pensa in queste condizioni di assicurare la  manutenzione degli alberi che verranno piantati grazie ai fondi della  Città Metropolitana.

Vincenzo Solombrino (Misto) ha ricordato il valore sociale dei parchi cittadini, e ha evidenziato la situazione particolarmente drammatica della Municipalità 7, dove insiste il maggior numero di parchi pubblici in città e dove ci sono aree, come il Parco Barbato, che versano da anni in totale abbandono. Bisogna puntare a protocolli pubblico/privato per gestire le aree verdi  e provare a completare il progetto di centralizzazione del servizio di cura del verde.

Il decoro si ottiene con uomini, risorse e mezzi, ha invece sottolineato Rosario
Andreozzi (DemA). “Abbiamo restituito ai cittadini una città penosa dopo il Lockdown – ha evidenziato – e bisogna fare un ragionamento serio sul futuro. Se il verde è, come deve essere, una priorità per la città, bisogna avere il coraggio di far scelte rispetto alle partecipate. A breve verrà approvata una delibera nella quale l’amministrazione indicherà le priorità e i servizi essenziali che le partecipate devono assicurare: dobbiamo decidere nelle prossime ore se Napoli Servizi può impiegare parte del suo organico per la cura del verde, oppure immaginare la sua internalizzazione, una misura che peraltro porterebbe dei risparmi per l’amministrazione”.  Ma che vuol dire internalizzare una partecipata, non lo abbiamo capito.

Anche la Municipalità 8 versa in condizioni disastrose sul fronte del verde, ha osservato a sua volta il consigliere Salvatore Guangi (Forza Italia) che ha proposto invece accordi con l’Ufficio Provinciale per il Lavoro per impiegare nella cura del verde i percettori di Reddito di Cittadinanza. Se questo non fosse possibile, ha concluso, è giusta l’ipotesi di coinvolgere Napoli Servizi, considerata anche la difficile situazione che la società sta vivendo.

La parola è passata dunque all’assessore al Verde Luigi Felaco, che non ha nascosto le difficoltà dell’amministrazione e che ha chiesto maggiore autonomia per le Municipalità, alle quali ha espresso massimo sostegno. “I fronti sui quali agire per rilanciare la manutenzione del verde in città sono diversi – ha spiegato – anzitutto bisogna riprendere il confronto con la Regione, che è disponibile ad avviare forme di collaborazione per la manutenzione dei parchi municipali; poi bisogna certamente agire sulla riorganizzazione e razionalizzazione del personale a disposizione, tra comunali, Napoli Servizi, Asìa e soci cooperatori. Su questi – ha aggiunto  – è opportuno ragionare sulle nuove progettualità. Sempre sul versante del personale, è stato recentemente creato un hub con docce e spogliatoi a disposizione dei lavoratori ex LSU che
si occupano del verde”. 20mila euro per comprare attrezzature, questo lo sforzo del comune (si spende di più per una notte bianca!): dunque per Felaco la soluzione è aprirsi alla società civile per immaginare forme di partecipazione alla cura del verde: è sempre aperto infatti il bando per l’adozione dei parchi e da poco è stata approvata la delibera “Seconda stella a destra” che pure  va in questa direzione. Al momento, ha poi concluso, si sta organizzando un Piano straordinario del verde grazie alla disponibilità delle
cooperative  della Città Metropolitana e di Napoli Servizi che partirà
proprio  dalle Municipalità 6, 7 e 8 per tentare di affrontare almeno l’emergenza (visto che i fondi della città metropolitana non possono essere usati per l’emergenza).

L’assessore Rosaria Galiero ha condiviso la necessità di una riflessione ampia
sulla riforma del decentramento, e si è detta certa che si riuscirà a  trovare una soluzione per risolvere il problema della manutenzione del  verde grazie alla collaborazione di tutti gli enti, ognuno per la sua  parte. Parole, insomma. Concretezza zero.

Anche Gaudini ha parlato di esternalizzazione come opzione possibile, e nell’immediato ha promesso di cercare ogni soluzione per risolvere la situazione. Ma di fatto in tre ore di dibattito, anche interessante, una soluzione chiara e netta per il verde urbano ancora non è arrivata.

Lucilla Parlato

La foto del Parco di Via IV Aprile è di Angelo Orefice.

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 21 Maggio 2020 e modificato l'ultima volta il 21 Maggio 2020

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