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San Totò: il libro postumo di Paolo Isotta sul Principe della Risata

Libri | 6 Marzo 2021

Ci sono libri che segnano in modo cruciale la nostra storia, la nostra identità e che rappresentano incontri unici tra grandi figure. E’ il caso di “San Totò”, uscito il 4 marzo per Marsilio,  volume di Paolo Isotta, il grande critico musicale partenopeo recentemente scomparso, che esce per la collana Specchi (pp. 310, euro 19,00) della casa editrice con sede a Venezia.

Per la prima volta un libro su Totò di uno storico della musica “innamorato” del Principe

Di Totò hanno scritto storici del cinema, del teatro, antropologi, studiosi della lingua italiana e latina, filologi classici e filosofi della politica… ma mai uno storico della musica come Paolo Isotta, che dichiara di aver affrontato l’impresa non da esperto ma in quanto innamorato di Totò. Nella prima parte del volume si tenta un ardito ritratto, completo e sintetico, del principe de Curtis. La seconda, che rappresenta a modo suo una novità, è costituita da «una scheda per film», raccontato ora analiticamente, ora brevemente. Un incontro storico, insomma, tra una delle più grandi firme di questi decenni e il più grande attore comico, nati entrambi a Napoli.

Un filo che unisce Totò a Aristofane e alla Commedia dell’arte

Quale filo unisce Totò ad Aristofane, Plauto e Orazio fino alle maschere della Commedia dell’Arte e alla Rivista del Novecento? Com’è nato l’uomo-marionetta (una delle tante facce di Totò)? Perché nelle sue mani persino la lingua latina diventava strumento eversivo? Da quali tare della cultura italiana deriva il disprezzo che gli intellettuali gli riserbarono dagli anni Quaranta alla morte? Nel ritratto dipinto da Isotta rivivono il genio e le contraddizioni di un gigante, indimenticato a Napoli da tutte le generazioni e sul quale si stanno organizzando nuove iniziative, soprattutto nel suo quartiere, quando si riprenderà a vivere normalmente.

“Chi non ha visto Totò a teatro non ha visto Totò”

«Chi non ha visto Totò a teatro non ha visto Totò», si è sempre sentito dire Paolo Isotta da suo padre. Noi ci troviamo tutti, ora, in questa situazione: di Totò abbiamo solo le interpretazioni cinematografiche, molte delle quali contengono spezzoni di Rivista, il che faceva indignare i critici puristi. L’autore, nonostante Totò soffrisse dello snobismo della critica dell’epoca, la ritiene invece una fortuna, perché si può così tentare di ricostruire un’immagine intera del sommo attore.

Le battute di Totò “ai vertici della metafisica”

Secondo il libro di Isotta il talento di Totò emerge non solo e non tanto nella recitazione, ma nella creazione, attraverso battute memorabili «ai vertici della metafisica». Battute che ormai fanno parte del linguaggio comune, non solo dei napoletani. Inoltre nel volume si sottolinea la generosità di Totò anche dal punto di vista scenico: Totò non temeva la competizione, comprendendo che, quanto meglio veniva accompagnato, tanto meglio il suo genio ne sarebbe emerso, in una sorta d’opera d’arte collettiva.

Un tributo raffinato e giocoso dove sfilano i grandi personaggi dello spettacolo suoi contemporanei

Così, fra teatro e cinema, tra spalle e comprimari, sfilano sotto i nostri occhi grandi personaggi dello spettacolo, divenuti ancor più memorabili al suo fianco, come Aldo Fabrizi, Mario Castellani, Nino Taranto, Aroldo Tieri, Raimondo Vianello, Paolo Stoppa, Macario, Carlo Croccolo. E poi Peppino (che giustamente per Isotta rappresentava «la più naturale intesa e unico alla sua altezza»), Alberto Sordi e Titina De Filippo, Franca Valeri e Franca Faldini, che di Totò fu l’ultima compagna.

Un tributo raffinato e giocoso a colui che «affermava di ritenersi lieto di avere fatto per mestiere il comico perché la comicità aiuta la gente a prendere la vita come viene e gliela rende più accettabile. Che altro fanno, i Santi?». Da qui è facile immaginare come sia nato anche il titolo del libro, San Totò. Del resto come ci raccontava sua nipote Elena qualche tempo fa, sulla tomba di Totò, che il Principe volle costruire quando era ancora in vita, al Cimitero di Santa Maria del Pianto, i napoletani affiggono tutt’oggi bigliettini in cui chiedono al Principe una “grazia”.

La biografia di Paolo Isotta

Paolo Isotta (Napoli, 1950-Napoli 2021) è stato Professore Emerito del Conservatorio di Musica di Napoli. Dal 1974 ha esercitato la critica musicale: per trentacinque anni al Corriere della Sera. Le sue opere principali sono: I diamanti della corona. Grammatica del Rossini napoletano (1974), Dixit Dominus Domino meo: struttura e semantica in Händel e Vivaldi (1980), Il ventriloquo di Dio. Thomas Mann: la musica nell’opera letteraria (1983), Victor De Sabata: un compositore (1992), La virtù dell’elefante: la musica, i libri, gli amici e San Gennaro (Marsilio, 2014, Premio Acqui Storia 2015, Premio giornalistico Italo De Feo), Altri canti di Marte (Marsilio, 2015), Paisiello e il mito di Fedra (Napoli, 2016, Premio Paisiello 2017), Jérusalem: Verdi et la persécution de l’honneur (Liegi, 2017), Il canto degli animali. I nostri fratelli e i loro sentimenti in musica e poesia (Marsilio, 2017, finalista Premio Viareggio-Rèpaci 2017), La dotta lira. Ovidio e la musica (Marsilio, 2018, finalista Premio Napoli 2019), Verdi a Parigi (2020) e San Totò (2021). Nel 2017 gli è stato attribuito il Premio Isaiah Berlin alla carriera.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 6 Marzo 2021

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