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SANGUE SCIOLTO

Ci interessa davvero sapere se è un miracolo oppure no?

Identità | 17 Dicembre 2020

Ad ogni ritardo di San Gennaro, puntualmente come un orologio svizzero, i salotti televisivi e le pagine web tornano a riempirsi di inconcludenti discussioni sul sangue del santo patrono di Napoli. Fu vero miracolo? Come è possibile che i napoletani diano tanta importanza a questo evento? Gli acchiappaclick di ogni categoria si soffermano, invece, sulle catastrofi annunciate da ogni mancato scioglimento del sangue.

Le origini del mito

Non è facile comprendere il legame viscerale fra Napoli e le sue tradizioni. Bisogna ritornare indietro nei secoli e nei millenni, bisogna conoscere la storia di questa città e del suo popolo.

A Napoli mito e storia si fondono da sempre, come è forse normale per una città che prende il nome da una sirena che, devastata dal rifiuto di Ulisse – sì, proprio l’Odisseo del poema omerico, proprio le sirene narrate da secoli e secoli – andò a morire sull’isolotto di Megaride. A Napoli è difficile distinguere realtà da sogno.

In una città in cui il culto così forte per la Vergine Maria nacque dalla rielaborazione del culto pagano per Virgilio, che qui era mago prima che sommo poeta, in una città in cui per secoli si è cercata la tomba di Partenope, al punto da obbligare la Chiesa a specificare che dietro una lapide della basilica di San Giovanni Maggiore non c’erano i resti “mortali” della sirena, importa davvero sapere se in quella teca, se in quelle due ampolline c’è davvero il sangue di San Gennaro? Ai napoletani di diversi secoli fa importava davvero sapere se Virgilio avesse nascosto o meno un magico uovo nei sotterranei del castello sorto là dove un tempo il mare aveva portato il corpo di Partenope?

Il prodigio

Sul sangue di San Gennaro l’unica certezza è che quanto accade non ha spiegazione. E’ un mistero e come tale va trattato, compreso il tentativo di risolverlo. Va rispettato chi crede che sia un miracolo anzi, più propriamente, un evento prodigioso, come indicato dalla Chiesa. Solo a Napoli si parla infatti di miracolo. Del resto, siamo sinceri, non è prodigioso o miracoloso il fatto stesso che una sostanza che, nella migliore delle ipotesi, ha almeno 700 anni – qualora sia qualcosa di realizzato nel Medioevo – se non addirittura 1700 – qualora sia il sangue del Santo -, conservi ancora oggi, dopo secoli, proprietà fisiche così particolari?

Oggi si sa che un materiale in grado di cambiare viscosità sotto sollecitazioni meccaniche si chiama tissotropico, sappiamo che il ketchup ne è un esempio e che nel 1991 uscì un articolo di una pagina su Nature intitolato “Working bloody miracles” in cui i tre autori dimostrarono di poter riprodurre effetti simili su un materiale composto da sostanze disponibili nel 1389, anno in cui è documentato per la prima volta il miracolo. Sarebbe interessante sapere per quanti anni il prodotto realizzato dai tre scienziati abbia mantenuto le stesse proprietà. Perché il vero mistero, il vero miracolo, è che quel sangue, quella sostanza, si scioglie per tre volte all’anno da diversi secoli. Che sia umano o divino, si tratta in ogni caso di un miracolo.
Ed a Napoli ogni miracolo ha una sua motivazione.

Fabrizio Reale

Foto Sergio Valentino 

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 17 Dicembre 2020 e modificato l'ultima volta il 17 Dicembre 2020

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