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SARDEGNA

La guerra del latte per dire basta al caporalato dei consorzi

Agroalimentare, Altri Sud, Attualità, Battaglie, Italia | 14 Febbraio 2019

La protesta dei pastori sardi continua senza tregua, senza gilet, senza simboli e senza politica: la loro è una lotta per la dignità e riguarda tutti noi.
La battaglia è contro il Capitalismo alimentare che ormai si sta espandendo come un virus. Il meccanismo è sempre lo stesso, le grandi imprese si organizzano in consorzi, crescono e crescono sempre di più, fino a diventare un mastodontico mostro monopolistico. Una volta raggiunta la dimensione ottimale si parte con la guerra dei prezzi, forti della posizione di un monopolio 2.0 che ormai fa dello slogan “se non ti sta bene quella è la porta” un punto di forza.

Il settore ovicaprino e le sanzioni di sovrapproduzione

In Sardegna ci sono più di 3 milioni di ovini (circa 2 per abitante), l’intera filiera dell’ovicaprino, tra aziende di produzione, trasformazione e indotto, ha circa 40.000 addetti, con un valore che sfiora i 400 milioni di euro l’anno. Sull’isola si produce il 65% del latte ovino italiano.
Il prezzo di questo latte è stabilito sulla base dell’andamento del Pecorino Romano DOP che a sua volta segue l’andamento del mercato, la classica curva domanda-offerta.
Se la produzione del Pecorino aumenta, il prezzo scende e, di riflesso, scende anche il prezzo del latte. Questo meccanismo è arginato dalle cosiddette “sanzioni di sovrapproduzione” che, nella fattispecie, sono di appena 0,16 cent per ogni chilo di Pecorino sovraprodotto.
Va da sé che 33 caseifici su 37 hanno optato per il pagamento delle sanzioni convinti che queste sarebbero state assorbite da una domanda in piena crescita, siamo agli inizi del 2018.

L’origine della crisi – Il crollo del prezzo del Pecorino

Nel giugno 2018 il prezzo del Pecorino ha avuto un crollo netto, rendendo il margine di 16 cent/chilo proporzionalmente più pesante e costringendo il Consorzio del Pecorino Romano DOP a riformulare il prezzo del latte per il 2019, abbassandolo a soli 0,60 cent/litro (a fronte di un costo di produzione di 0,55 cent) rispetto agli 0,85 del 2018, scaricando, di fatto, le sanzioni sui pastori.

Nonostante le numerose richieste di trattativa per evitare l’abbassamento dei prezzi, i produttori non sono riusciti ad ottenere alcun incontro con la Regione e, a febbraio, il prezzo è sceso addirittura a 0,55 cent/litro mettendo in ginocchio circa 12.000 aziende sarde.
Tutto ciò ha spinto le associazioni agricole ad organizzarsi in autonomia, questa volta in maniera eclatante, evitando di incorrere in misure contentino come accaduto nel 2010 dove l’unico interlocutore era una politica troppo molle.

Nel 2010 infatti la Sardegna ha già assistito ad un’altra protesta pastorale sul prezzo del latte, a quel tempo gli autori della protesta si unirono nel Movimento Pastorale Sardo (MPS). La Regione dopo mesi di trattative firmò un Ddl di compensazione del prezzo del latte in forma di aiuti temporanei.
Gli aiuti puntavano al raggiungimento “forzato” di un valore di 0,75 cent/litro, le eventuali differenze sarebbero state elargite ai trasformatori (in breve le aziende produttrici di Pecorino offrivano 0,55cent/litro e la differenza di 0,20cent era versata direttamente dallo Stato).

La protesta del latte versato

Oggi i pastori si sono rivolti direttamente alla filiera con l’obiettivo di spingerla al fermo macchine. La loro richiesta è chiara, per meno di 1€ al litro non si tratta.

Il latte viene versato per le strade, praticamente distrutto, fiumi bianchi inondano la Sardegna e tutto viene filmato e postato sui social facendo il giro del web, con un solo esasperato grido: “meglio buttare il latte che regalarlo agli speculatori industriali”.
La scena è straziante ed è simbolo di una protesta che man mano si espande sempre di più. Blocchi stradali, porti presidiati, uomini incappucciati che bloccano carichi sversando in strada il latte. L’obiettivo è far quanto più rumore possibile, Da Burcei ad Olbia, da Alghero a Marrubbiu, da Macomer a Medio Campidano, da Sassari a Porto Cervo ogni punto dell’isola è stato sommerso da migliaia di litri di latte, fino ad arrivare a Cagliari con il tentativo di blocco degli allenamenti del Cagliari calcio, per una richiesta di sostegno, prontamente accolta dalla società sportiva sarda.
Ad oggi, secondo una stima della Coldiretti, almeno un milione di litri di latte è stato gettato in strada, dato in beneficenza o in pasto agli animali.

Intanto la protesta si è spostata anche a Roma dove la Coldiretti ha organizzato un presidio davanti a Montecitorio, con agricoltori e pastori uniti per chiedere rispetto verso il Made in Italy.

Le proposte di Governo e Regione

Il Presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha incontrato a Cagliari una delegazione di allevatori, in particolare del Movimento Pastori Sardi, rappresentato da Felice Floris, pianificando un tavolo di filiera per il 21 febbraio e chiedendo una tregua fino a quel giorno.
Il leader del MPS però ha rispedito le richieste al mittente: “Il Governo è attento, e noi lo ringraziamo, però ci servono risposte in tempi brevi. Per questo i presidi si intensificheranno nei prossimi giorni, noi non molliamo”

In occasione della protesta a Montecitorio poi, il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu, ha incontrato il vicepremier Matteo Salvini e il sottosegretario all’Agricoltura, Franco Manzato. Al termine del colloquio il ministro dell’interno ha promesso un tavolo al Viminale entro il 14 febbraio, anticipando l’appuntamento fissato da Conte a Cagliari, in cui punterà al raggiungimento di “un prezzo del latte ovino minimo fissato per legge così come accade in altre filiere, anche con una eventuale parte di sovvenzione” ricordando quanto già scritto in Regione nel Ddl del 2010.

Dalla Regione Sardegna intanto si punta a mettere d’accordo le parti: “Ci appelliamo al senso di responsabilità di tutti i portatori di interesse del comparto ovicaprino, convocati attorno a un tavolo dalla Regione per trovare una giusta soluzione alla crisi del prezzo del latte, affinché non si abbandoni la trattativa” questo il commento del presidente della regione Francesco Pagliaru che si riferisce a generici portatori di interesse del comparto ovicaprino, non accennando però ad alcuna soluzione concreta.
Per la Coldiretti Sardegna però non è più tempo di trattative.
Il loro comunicato stampa è chiaro:” Il prezzo del latte è quello richiesto a gran voce e palesemente dai pastori manifestanti ed è a loro pubblicamente che l’industria deve fare la proposta. Per questo respingiamo al mittente gli appelli alla responsabilità, che arrivano da chi ha risposto con il silenzio e l’indifferenza alle tante nostre idee, arrivate già quattro anni”.

Le richieste dei pastori

Le proposte messe sul tavolo dai pastori sono chiare e, analizzando i fatti, sono anche le più logiche da mettere in atto:
• Una soglia minima di 1€ al litro, soglia che dovrà essere rivalutata ogni anno in base al mercato.
• Sanzioni più dure per i produttori di Pecorino che non rispettano le quote e una vigilanza più rigida verso il consorzio.

Le proteste e le iniziative si moltiplicano in tutti i centri senza sosta e mentre si analizzano probabili soluzioni arriva l’ultimatum più importante, questa volta dal coordinamento dei pastori sardi “Se entro pochi giorni non si trovano soluzioni per il nostro settore – annuncia il coordinamento dei pastori – bloccheremo la Sardegna il 24 febbraio, giorno delle elezioni regionali. Non entrerà nessuno a votare: non è che non andiamo a votare, non voterà nessuno, blocchiamo la democrazia, ognuno si assuma le proprie responsabilità»

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 14 Febbraio 2019 e modificato l'ultima volta il 14 Febbraio 2019

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