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L’OPINIONE

Il meritato trionfo di Sarri, tra l’amore per Napoli e la prospettiva del suo “tradimento”

Sport | 30 Maggio 2019

Nella notte di Baku, Maurizio Sarri e il suo Chelsea hanno alzato al cielo il trofeo dell’Europa League.

Un successo meritato, giunto al termine di un percorso netto in cui la squadra londinese è riuscita a rimanere imbattuta in tutte le quattordici partite che l’hanno condotta all’atto finale di ieri sera, contro i rivali concittadini dell’Arsenal.

Più che una vittoria, questa Europa League per Sarri sa di vero e proprio premio alla carriera. Nessuno, più di Maurizio, meritava un riconoscimento così importante e prestigioso, giunto a margine di un percorso professionale completo e compiuto come pochi.  Una consacrazione che, non a caso, è giunta lontano dall’Italia, da quel paese che, oggi, lo esalta e lo osanna su tutte le principali testate sportive nazionali, ma in cui, fino a pochi mesi fa, il suo lavoro di ricerca calcistica – tutt’altro che limitato al mero appagamento estetico – veniva costantemente e puntualmente deriso perché privo di vittorie e di coppe strette tra le mani.

Dettagli di non poco conto che, qui a Napoli, ricordiamo sicuramente meglio di tutti, a tal punto da chiederci se, dopo ieri sera, un noto vate da Livorno continuerà ancora a farsi beffe del “circo con cui non si vince niente”.

Sia chiaro, siamo consapevoli di come l’impresa di Sarri abbia trovato culmine in una realtà, come Londra, e in un club, come il Chelsea, in grado di contare su risorse economiche e tecniche di gran lunga superiori a quelle dello straordinario miracolo partenopeo soltanto sfiorato. Si tratta, però, di elementi circostanziali che è sì opportuno rimarcare, ma che non possono e non devono sminuire l’obiettivo raggiunto dal tecnico toscano.

Il bivio e il conflitto

Un successo per cui noi di Identità Insorgenti siamo i primi a gioire, spingendoci però ben oltre gli integralismi e le narrazioni tossiche che hanno avvelenato la nostra realtà e spaccato ulteriormente la nostra tifoseria, mossi qual siamo soltanto da quel sentimento di profonda gratitudine e riconoscenza per chi, con noi, ha condiviso un cammino fatto di sogni, speranze ed emozioni.

Emozioni dal richiamo forte e dal ricordo tutt’ora vivo a cui, lo stesso Sarri, ha in qualche modo rivolto il proprio pensiero, dedicando la sua vittoria ai tifosi napoletani “perché è una soddisfazione – ha aggiunto – che a loro non ho potuto dare”. Una dichiarazione che fornisce un’ulteriore riprova di un legame forte che, nei prossimi giorni, potrebbe però essere messo a dura prova in virtù di quei rumors, sempre più insistenti, che vorrebbero Sarri prossimo allenatore della Juventus, acerrima rivale di sempre della Napoli calcistica.

Voci e indiscrezioni che proprio il buon Maurizio ha contribuito ad alimentare, se non addirittura a confermare, ieri sera subito dopo la vittoria in Europa League:

“I tifosi del Napoli sanno benissimo l’amore che provo per loro e sanno benissimo che ho scelto l’estero per non andare direttamente in un’altra squadra italiana. La professione, però, ti porta a fare un altro tipo di percorsi, ma questo non cambia il rapporto che ho con loro”.

A quanto pare, il matrimonio Sarri-Juventus è qualcosa di concretamente realizzabile. Dovesse realmente andare in porto, siamo davvero curiosi di conoscere le reazioni delle truppe rivoluzionarie sarriste e dei loro perspicaci animatori, nonché pronti a riaccogliere nuovamente Maurizio in Serie A nelle vesti di contendente, di avversario e, soprattutto, di nemico numero uno per eccellenza.

Antonio Guarino

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 30 Maggio 2019 e modificato l'ultima volta il 30 Maggio 2019

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