fbpx
lunedì 10 agosto 2020
Logo Identità Insorgenti

SCAMPIA

Abbattuta la Vela Verde: la vittoria del popolo, la sconfitta delle istituzioni

Periferie | 4 Luglio 2020

Sono finalmente terminati i lavori per l’abbattimento della Vela Verde di Scampia.

L’operazione, bloccata nel 2019 per la massiccia presenza di amianto all’interno della struttura e nel marzo scorso per la pandemia da Covid-19, è stata fortemente voluta dagli stessi abitanti del quartiere, capeggiati e coordinati dal “Comitato Vele” che, da più di trent’anni, lotta per il diritto a una casa dignitosa. Definita dai politici e dai media come il simbolo di Gomorra, la Vela Verde si è tramutata nell’icona del fallimento delle istituzioni e dell’abbandono da queste perpetrato ai danni del quartiere per quaranta lunghi anni.

La storia

Le Vele furono costruite tra il 1962 e il 1975 su progetto dell’architetto Franz Di Salvo ispirato all’Existenzminimum, una corrente architettonica per la quale l’unità abitativa del singolo nucleo familiare sarebbe dovuta essere ridotta al minimo indispensabile, con quindi una spesa costruttiva contenuta, ma con spazi comuni dove la collettività si integrava; di Salvo realizzò il progettò ispirandosi ai vicoli del centro storico di Napoli che, nelle sue intenzioni, sarebbero dovuti essere ricreati in un condominio.

Nel progetto iniziale le Vele ne erano sette, divise in due lotti. Nel lotto L furono costruite tre vele indicate dalle lettere F, G, H, già abbattute in passato in tre momenti diversi: 1997, 2000 e 2003. Nel lotto M furono costruite invece quattro Vele, indicate alfabeticamente come A, B, C e D e denominate, dal 2003, da parte della popolazione del quartiere anche attraverso dei colori: verde, celeste, gialla e rossa.

Le prime vele vennero abbattute, con con non poca difficoltà, servendosi della dinamite. Basti pensare che per la distruzione della prima vela del 1997 non bastarono 125 chili di dinamite Gel-B6, divisi in 284 cariche da 450 grammi l’una, all’interno dei pilastri del seminterrato e del piano terra. Vi fu un boato enorme e un’immensa nuvola di polvere che travolse gran parte del quartiere.

Anche per queste ragioni che per la Vela verde è stata scelta una tecnica squisitamente meccanica, demolendola con una gru da 130 tonnellate, la “superlong 980 demolition”.

La rinascita del quartiere

L’abbattimento della Vela verde rientra nel progetto di rigenerazione urbana “Restart Scampia”, che prevede l’abbattimento della Vela verde, rossa e gialla, mentre la Vela celeste verrà riqualificata e sarà destinata ad abitazioni temporanee e, in un secondo tempo, a sede della Città Metropolitana. L’intervento si inserisce in un piano complessivo che prevede la dotazione di servizi urbani integrati, di attrezzature collettive e di servizi alla persona.

In particolare:

–  realizzazione di asili nido, di scuole materne e di scuole superiori;

–  potenziamento dei servizi sociali per le donne e per le famiglie;

–  realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica;

–  realizzazione di strutture commerciali, culturali, per il tempo libero e lo spettacolo;

–  insediamenti per la produzione di beni e servizi (laboratori artigianali, piccole botteghe);

–  elaborazione di un Piano Urbanistico Attuativo relativo al lotto M (area delle “Vele”);

–  realizzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II;

–  riqualificazione del Parco di Scampia con nuove connessioni con l’intorno urbano;

– riqualificazione dell’area antistante la Stazione “Scampia” della Linea 1 della Metropolitana e dell’asse di collegamento tra questa e il Parco.

Dopo tanti slogan, la rinascita di Scampia adesso può realmente dirsi iniziata. Quanto fin qui raggiunto, però, deve essere solo un punto di inizio, dal momento che una riqualificazione degna di nota non può passare e limitarsi all’abbattimento di un mostro di cemento.

Scampia, infatti, è il quartiere con il più alto tasso di disoccupazione in Italia e la prossima sfida da affrontare e condurre in porto riguarda proprio questo aspetto: restituire dignità e futuro alla sua popolazione attraverso maggiori e migliori possibilità lavorative e occupazionali.

Giuseppe Mancini

Un articolo di Giuseppe Mancini pubblicato il 4 Luglio 2020 e modificato l'ultima volta il 4 Luglio 2020

Articoli correlati

Periferie | 3 Agosto 2020

SCAMPIA

Nuova vita per la pineta arcobaleno del Rione Monterosa

Periferie | 1 Agosto 2020

SCAMPIA

Il ministro Manfredi alla Scugnizzeria: “L’università qui partirà l’anno prossimo”

Battaglie | 20 Luglio 2020

LA PROTESTA

L’ultimatum di Officina delle Culture: “Consegneremo le chiavi al Sindaco”

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi