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Scampia senza “Restart”: il cantiere per l’abbattimento delle vele è chiuso

Periferie | 8 Marzo 2021

Era il 20 febbraio del 2020 quando per la prima volta una gru da 130 tonnellate, la “superlong 980 demolition”, demoliva pezzo dopo pezzo la Vela verde di Scampia, mentre sotto la politica si metteva in passerella. Poi ci siamo ritrovati nel mezzo di una pandemia globale, dove il mondo si è fermato e ci sono state non poche difficoltà per portare a termine la  demolizione definitiva del mostro di cemento, avvenuta poi nei primi di luglio.

Dopodiché bisognava procedere con il secondo step del progetto “Restart Scampia” ma attualmente il cantiere del lotto M è chiuso.

Omero Benfenati parla a nome del Comitato Vele: “Come comitato chiediamo immediatamente la riapertura e la ripresa dei lavori perché bisogna rilanciare la seconda fase che riguarda la riqualificazione dell’intera Vela celeste ma soprattutto bisogna mettere le prime pietre per costruire gli alloggi dignitosi a chi aspetta ancora in queste carceri speciali”.

Sia a Napoli che in giro per l’Italia altri   hanno ripreso i lavori, non si capisce perché questo cantiere debba continuare ad essere chiuso.

Il cantiere chiuso per la demolizione delle vele

Della Vela verde restano solo i materiali di risulta

Della Vela verde ad oggi restano soltanto i materiali di risulta. Alla riapertura del cantiere – speriamo quanto prima – si procederà con lo smaltimento dei materiali e al via alla costruzione degli alloggi momentanei nella medesima area.

Saranno una cinquantina e su due piani. In un primo momento ospiteranno gli abitanti della Vela celeste per svuotare l’edificio e permettere di riqualificarlo. Una volta riqualificata la Vela celeste, prima di diventare una sede di uffici, si adibirà una parte della struttura per ospitare i restanti abitanti delle altre vele prima del passaggio ai definitivi alloggi nel lotto M.

Attualmente nelle Vele vivono ancora circa 350 nuclei familiari. La vela celeste e la rossa sono le più popolose.

Non vogliamo deportazioni, queste 350 famiglie non devono lasciare Scampia

E’ un’operazione un po’ sacrificata, ma fortemente voluta dal comitato vele “non vogliamo deportazioni, le famiglie non devono lasciare Scampia”.

La grandiosità – aggiunge Omero –  è che alle istituzioni è stata imposta una clausola dal comitato vele con una delibera firmata sia dalla municipalità che dal comune in cui l’azienda che gestirà il cantiere del lotto M deve far lavorare almeno il 30% dei ragazzi di Scampia. Tra questi ci sono anche degli ex detenuti.

La riqualificazione di un territorio non può passare soltanto attraverso il superamento dell’emergenza abitativa, ma anche attraverso il lavoro.  Scampia è il primo quartiere di Napoli con il più alto tasso di disoccupazione che va oltre il 61,5%. Se ad una persona gli restituisci una casa dignitosa ma non un lavoro, quella persona potrebbe trovarsi nuovamente nelle condizioni di sbagliare ancora. Inoltre questa clausola rivendica anche i sacrifici che ha fatto il popolo delle vele attraverso la lotta per portare questi finanziamenti a Scampia.

Da margine urbano a nuovo centro dell’area metropolitana

Non solo nuove abitazioni. “Restart Scampia” è un progetto che prevede una vera e propria rigenerazione urbana e nuovi servizi per i cittadini. Al posto delle Vele abbattute il progetto prevede nuove strutture commerciali, piste ciclabili, centri di aggregazione, asili nido e scuole. Ma soprattutto la realizzazione della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II e uno studentato per gli studenti fuorisede che potranno soggiornare nel territorio a prezzi sociali.

Per l’edificio universitario bisogna ultimare soltanto i lavori interni alla struttura e superare alcuni passaggi burocratici. Se si compieranno in tempo lo spazio potrà essere attivo entro l’anno accademico 2021/2022. La struttura ospiterà corsi universitari per il personale sanitario, ambulatori specializzati e apparecchiature mediche di altissima tecnologia. Queste ultime serviranno sia alla formazione degli studenti, sia per la cura dei pazienti.

Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università Federico II (Scampia)

Scampia nel giro di 10 anni è cambiata profondamente. Potrebbe continuare a farlo una volta completato il progetto “Restart Scampia”.

30 anni di lotta del Comitato Vele per avere una casa dignitosa forse porteranno a Scampia anche altro.

Giuseppe Mancini

 

Un articolo di Giuseppe Mancini pubblicato il 8 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 21 Maggio 2021
#Scampia   #sulsud  

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