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SCEMPI LINGUISTICI

Nutella e le etichette in napoletano: tutte sbagliate

Italia, Lingua Napoletana | 14 Ottobre 2015

nutella napoletana sbagliata

Dove il campanilismo fallisce, il marketing fiorisce: è il caso delle nuove etichette di Nutella, scritte in un napoletano sgrammaticato incapace anche di riprodurre graficamente la forma fonica della lingua di poeti e grandi autori. “Muvimm’c’ ” “‘uaglió ” “jamm bbèll” queste alcune delle frasi o parole riportate sui barattoli, che in realtà dovrebbero essere “Muvimmoce” “guaglió” “jammo bell'”.

Quello che per molti è una scelta di marketing dal gusto simpatico e alternativo, per noi, che difendiamo l’identità culturale e linguistica di Napoli, non è che un operazione da due lire, che premia e promuove l’ignoranza.

E se ci soffermassimo a pensare a tutte le volte in cui ci è capitato di sentire un “parla bene” che correggeva qualche espressione erratamente definita dialettale, questa scelta di marketing ci sembra ancora più debole. La storia ci insegna che nel processo di volgarizzazione del latino sono molte le lingue che si sono piegate all’unificazione linguistica, vessillo dei più spropositati nazionalismi. Ciononostante, molte altre sono le lingue che hanno opposto resistenza a questi processi di uniformazione e tra esse spicca il Napoletano, lingua anticonformista per antonomasia.

Motivo per cui è assai difficile accettare tali scempi linguistici perché, se c’è un’identità da conservare, è quella resa immortale proprio dalla lingua, tra le forme di garanzia più forti per la sopravvivenza dell’identità di un popolo. Saper parlare napoletano è motivo di vanto per molti partenopei. Ma non saperlo scrivere è come sbandierare ai quattro venti un sentimento, ma non essere capaci di dimostrarlo…

Elena Crispino

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Ottobre 2015 e modificato l'ultima volta il 14 Ottobre 2015

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