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SCOPERTE

Trovato a Pompei il terzo cavallo nella villa suburbana di Civita Giuliana

Beni Culturali | 23 Dicembre 2018

Scoperto un terzo cavallo di razza con ricca bardatura militare nella  villa suburbana di Civita Giuliana.
Era il 10 maggio di quest’ anno quando è stata presentata alla stampa il primo calco di cavallo realizzato a Pompei nell’area di Civita Giuliana, 700 metri a nord – ovest delle mura dell’antica città sepolta dall’eruzione del Vesuvio del 79 d. C.
La campagna di scavo ha messo in luce il settore produttivo di una villa già indagata agli inizi del ‘900. Il complesso è stato interessato negli ultimi decenni da scavi clandestini individuati grazie alla scoperta di cuniculi sotterranei, esplorati dai carabinieri con il supporto logistico dei Vigili del Fuoco.

Uno scavo per contrastare l’attività illecita dei tombaroli

Lo scorso marzo, infatti, un’ operazione congiunta del Parco Archeologico con la Procura della Repubblica di Torre Annunziata aveva dato avvio ad un importante intervento di scavo allo scopo di arrestare l’attività illecita di tombaroli. L’intervento aveva portato alla luce una serie di ambienti di servizio di una grande villa suburbana conservata in maniera eccezionale. Tra gli ambienti era stata individuata la stalla della tenuta dove si era potuto realizzare il calco di un cavallo di razza.

I cavalli scoperti nella stalla della villa suburbana

Nella prima fase di scavo era stata identificata una mangiatoia lignea di cui è stato possibile realizzare un calco, la sagoma integra di un cavallo e le zampe di un secondo animale. Le attuali operazioni di scavo, avviate nel mese di luglio, hanno messo in luce integralmente tale ambiente e hanno individuato la parte restante del secondo cavallo e un terzo cavallo con i resti di una ricca bardatura di tipo militare.
Dei due, l’uno giace riverso sul fianco destro, con il cranio ripiegato sulla zampa anteriore sinistra. Presumibilmente legato alla mangiatoia, non era riuscito a divincolarsi.
L’altro giace riverso sul fianco sinistro, e sotto la mandibola conserva il morso in ferro. La realizzazione dei tunnel da parte dei tombaroli e la conseguente cementificazione delle cavità, non hanno permesso di realizzare il calco del terzo cavallo.
Durante la fasi di scavo del corpo sono, inoltre, venuti alla luce cinque reperti bronzei. Sulle coste della gabbia toracica, fortemente rimaneggiate, si sono individuati quattro reperti in legno di conifera rivestiti di lamina bronzea di forma semilunata; un quinto oggetto, sempre in bronzo, è stato recuperato sotto il ventre, in prossimità degli arti anteriori, formato da tre ganci con rivetti collegati da un anello a un disco. La forma di questi elementi e i confronti in letteratura fanno ipotizzare che appartengono a un tipo particolare di sella definita a quattro corni, formata da una struttura di legno rivestita con quattro corni, due anteriori e due posteriori, ricoperta di placche di bronzo che servivano per dare stabilità al cavaliere, in un periodo in cui non erano state inventate le staffe. Selle così sono state utilizzate nel mondo romano a partire dal I sec. D.C. ed in particolare in ambito militare. Le giunzioni ad anello erano quattro per ogni bardatura e servivano a collegare diverse cinghie di cuoio per bloccare la sella sul dorso del cavallo. Si tratta sicuramente di bardature militari da parata.

E’ grazie al flusso piroclastico e al cosiddetto “tuono” (cenere consolidata) che si sono potuti realizzare i calchi in gesso dei due cavalli, di cui uno intero, ma anche della lunga mangiatoia in legno posta lungo la parete meridionale. Il primo equide fu trovato difatti integro con l’apparato scheletrico completo, anch’esso bardato con morso e briglie in ferro e sull’osso occipitale e tra le orecchie elementi di cuoio non rinvenuti.
Si notava già la presenza del secondo cavallo e si supponeva la scoperta di un terzo.

L’ultimo cavallo ritrovato che forse apparteneva a un generale o a un magistrato

Il cavallo ritrovato per ultimo era alto, di razza e bardato di tutto punto con la sella e i finimenti riccamente decorati in bronzo. , forse appartenuto a un alto magistrato o generale. “Un ritrovamento di grande rarità legato ad una tenuta suburbana ricca come la villa dei Misteri – spiega – il direttore Osanna- e che ora verrà indagata e restituita al pubblico”. Lo scavo che ha riportato alla luce la stalla con i resti dei cavalli, la sella e i ricchi finimenti del sauro non fa parte del Grande Progetto avviato con i fondi europei. “Nel 2019 saranno stanziati due milioni di euro dai fondi ordinari del Parco archeologico per procedere all’esproprio dei terreni e per proseguire le indagini di scavo al termine delle quali sarà possibile l’apertura al pubblico.” – conclude Massimo Osanna.

Susy Martire

Foto di Massimo Osanna di Cesare Abbate

Un articolo di Susy Martire pubblicato il 23 Dicembre 2018 e modificato l'ultima volta il 27 Maggio 2021

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