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SCUOLA

Com’è difficile la didattica a distanza se vuoi tutelare tutti gli alunni

Istruzione, scuola, università | 19 Marzo 2020

La scuola è aperta a tutti, anche ai tempi del coronavirus. Rispettare però il principio alla base dell’art.34 della Costituzione non è facile quando i cancelli sono chiusi. La scuola garantisce a chiunque, anche se privo di mezzi, di raggiungere traguardi qualora si sia capaci e meritevoli. Da casa tutto diventa più complesso in quanto emergono le differenze di contesto sociale, culturale ed economico ed anche un gesto semplice all’apparenza, come compilare un’autocertificazione per fornire e, contestualmente, autorizzare la scuola ad utilizzare il proprio numero di telefono o mail può diventare uno scoglio.
“Molti dei ragazzi con cui sono a contatto e che mi chiamano tutti i giorni, a volte, non hanno i giga sufficienti e, quindi, se li prestano tra di loro; altri si vergognano per le loro condizioni familiari e/o di non agiatezza, (non tutti hanno il terrazzo a Posillipo o la cameretta per sé) e noi ci stiamo preoccupando di compilare schede di monitoraggio dove indicare che va tutto bene? Che tutti riescono a fare ‘una buona scuola’ anche così?”.

Lo sfogo è di Anna Riccardi, docente e presidentessa della fondazione Famiglia di Maria attiva a Napoli Est. Il punto dolente è subito centrato, ma prima di affrontarlo bisogna fermarsi a capire come ci si sta muovendo a livello nazionale.

Le linee del ministero sulla didattica a distanza

Il Ministero dell’Istruzione ha realizzato una sezione di approfondimento sul proprio sito web dedicata alla didattica a distanza .
Si parte da una serie di webinar realizzati dalla rete di scuole che fa parte delle cosiddette “avanguardie educative” per poi presentare tutte le piattaforme ad accesso gratuito con cui si può fare lezione a distanza (google suite, microsoft 365 Educational, Tris2). Sono inoltre riportati i link a media e siti web ricchi di contenuti multimediali (la Treccani, Rai Educational) ed anche le opportunità gratuite offerte (fra cui giga illimitati) dalla “solidarietà digitale” nata per le zone rosse lombarde e poi estesa all’Italia intera (anche se con prodotti diversi).
Nella giornata di ieri il Ministero ha pubblicato una circolare dal titolo Emergenza sanitaria da nuovo Coronavirus. Prime indicazioni operative per le attività didattiche a distanza” in cui vi sono diversi chiarimenti per quanto riguarda cosa si intende per didattica a distanza. Se infatti è citato che “è essenziale non interrompere il percorso di apprendimento”, dall’altra è esplicitato che “Il solo invio di materiali o la mera assegnazione di compiti, che non siano preceduti da una spiegazione relativa ai contenuti in argomento o che non prevedano un intervento successivo di chiarimento o restituzione da parte del docente, dovranno essere abbandonati, perché privi di elementi che possano sollecitare l’apprendimento.

La situazione nelle scuole di Napoli

In ambito locale, l’ufficio scolastico regionale ha individuato già alcuni giorni fa un’equipe formativa territoriale (EFT) in modo che ogni istituto scolastico abbia un referente che possa “accompagnare” nel processo di gestione degli strumenti e delle modalità di apprendimento a distanza.
Sulla carta sembra tutto facile. La realtà però si scontra con l’analfabetismo digitale di una parte non trascurabile della popolazione, oltre al fatto che in tanti non considerano prioritaria l’educazione dei propri figli. A Napoli, al momento, la didattica a distanza vera e propria, con lezioni via web, è stata avviata quasi esclusivamente alle superiori, con risultati ed impressioni contrastanti.
A spiegare nel migliore dei modi quanto sta accadendo è un docente di una delle scuole superiori di Napoli: “esistono scuole che ancora utilizzano whatsapp e mail per comunicare con i genitori ed altre che hanno già cloud di scuola, all’interno delle quali piattaforme come g-suite sono già utilizzate nel quotidiano ed i cui docenti già hanno tutti l’account. Il rischio è che la crisi faccia aumentare il divario fra gli studenti e, più in generale, fra le varie istituzioni scolastiche”.

Che si intende per didattica a distanza?

La didattica a distanza può essere asincrona (docenti e alunni interagiscono in differita e non in diretta, ad esempio con la condivisione di materiale on line nelle classi virtuali) o sincrona. In quest’ultimo caso il virtuale è del tutto simile al reale: c’è una classe con all’interno gli alunni ed in base all’orario scolastico (ridotto nei minuti) il docente entra, fa lezione, poi saluta, va via ed entra il docente successivo. Le aule virtuali simulano quelle fisiche. Nel pomeriggio queste aule virtuali possono diventare aule studio in cui i ragazzi si incontrano per studiare insieme.
Uno degli aspetti da non trascurare è che il carico di lavoro per i docenti è notevole, perché il modo di fare lezione è completamente diverso.
L’aspetto principale riguarda però il rispetto dell’articolo 34 della Costituzione in quanto per un corretto funzionamento di una classe virtuale entrano in gioco la connessione, la banda, la capacità di calcolo del pc, nonché le risorse che richiedono i browser come chrome e firefox. In più, entra in gioco non solo se si ha un pc ma quante persone lo utilizzano: in una casa possono essere presenti in contemporanea genitori in regime di smart working e più di un figlio, di età diversa, tutti con la necessità di utilizzare il pc per lavoro o studio.

Per alcuni è complesso anche solo accedere al registro elettronico

Istituti scolastici a diverse velocità ma anche, a volte, classi che procedono a velocità differenti all’interno di uno stesso contesto, sono realtà difficili da affrontare e che portano a cozzare in modo quasi drammatico con l’articolo 34 della Costituzione.
Alla primaria ed alla secondaria di primo grado in varie scuole di Napoli nelle chat di classe c’è fermento in quanto non tutti riescono ad accedere con facilità al registro elettronico ed ai compiti assegnati. Soprattutto, il metodo di verifica in molte scuole è ancora in fase di definizione.

Nel DL Cura Italia 85 milioni per la didattica a distanza

Per cercare di ovviare a tale problematica il governo ha inserito all’interno del decreto legge n.18 del 17 marzo 2020, il cosiddetto Cura Italia, l’articolo 120 che incrementa di 85 milioni di euro le risorse per le piattaforme per la didattica a distanza ed in particolare stanzia:

Per questo anno scolastico le istituzioni possono assumere 1000 assistenti tecnici.

Non sapendo se si tornerà a scuola il 3 aprile, con le scuole di fatto chiuse proprio alla luce dei decreti sul COVID-19, è difficile comprendere come sia possibile assumere per l’anno scolastico personale e formare in modo efficiente il corpo docente. Di sicuro, però, si tratta di un articolo che cerca di compensare, almeno in parte, le enormi differenze di accesso alla didattica a distanza legate al contesto socio-culturale e alle diverse condizioni economiche delle famiglie.
Qualora la chiusura delle scuole dovesse proseguire, ci ritroveremo con il nuovo anno scolastico a livelli differenziati di apprendimento per i nostri figli che solo la determinazione e la capacità dei docenti potranno colmare nel corso del tempo.

Fabrizio Reale

Un articolo di Fabrizio Reale pubblicato il 19 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 19 Marzo 2020

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