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“Scuole in Campania non pronte a riaprire il 1° Febbraio”, i presidi posticipano il ritorno in classe

Istruzione, scuola, università | 31 Gennaio 2021
ULTIMO AGGIORNAMENTO: 31 GENNAIO ORE 19.

Il rientro in classe per gli studenti campani è stato incerto fino alla scorsa settimana. Infatti, il 20 Gennaio, il TAR ha bocciato le ordinanze del Presidente della Regione Vincenzo De Luca, che tenevano le scuole chiuse. La data di rientro è stata quindi confermata per tutti gli studenti al primo giorno di Febbraio, questo Lunedì. O almeno così si pensava, perché molte scuole in Campania non sono pronte a riaprire il 1° Febbraio, e i presidi stanno posticipando il rientro. Soprattutto dopo l’ultimo “atto di raccomandazione” di De Luca, che suggerisce cautela con le riaperture. Insomma, l’odissea degli studenti continua…

Già negli ultimi mesi abbiamo assistito a un tristissimo pallottoliere tra governo, regioni e singole scuole. Infatti, mentre il governo chiede i rientri, le regioni puntualmente si oppongono. Poi intervengono i TAR che li impongono. Ma le scuole non sono pronte, e ora presidi degli istituti e perfino i sindaci, per sicurezza, posticipano il rientro. In tutto ciò, tra studenti, professori e famiglie aumentano i già tanti dubbi su un ritorno in classe che risulta spesso strumentale.

Mezza certezza e poca sicurezza, le scuole in Campania non sono pronte a riaprire

Trasporti, spazi, organizzazione, fondi. Manca ancora molto alle scuole per riaprire in sicurezza. E sono gli stessi motivi che stanno spingendo presidi e sindaci a non riaprire. Intere province, proprio per questi motivi, hanno posticipato il ritorno in classe.

Le scuole di Giugliano, Qualiano e Villaricca, ad esempio, hanno posticipato il rientro al 7 e 8 Febbraio su richiesta dei dirigenti scolastici ai rispettivi sindaci. E aumentano anche gli istituti della città metropolitana che posticipano il rientro. L’Elsa Morante rientrerà il 4 Febbraio. Mentre il Siani, con due giorni di preavviso, ha posticipato urgentemente il rientro all’8 Febbraio. Il Genovesi retrocede dalla volontà di posticipare il rientro, ma impone la presenza al 50%, come molti altri istititi in Campania. E retrocede anche l’Umberto I, che in seguito all’atto di raccomandazione del presidente campano Vincenzo De Luca aveva posticipato il rientro “in attesa di chiarimenti ed eventuale riorganizzazione”, stando alle parole del dirigente. Anche qui gli studenti rientreranno in presenza al 50%, metà classe in presenza e l’altra a distanza, alternandosi.

L’ultimo documento rilasciato da De Luca è stato la goccia a far traboccare il vaso già fragile dell’istruzione pubblica campana. Il presidente della regione non ha emanato alcuna ordinanza da seguire obbligatoriamente, ma dei “consigli”. Raccomanda una percentuale in presenza non oltre il 50%, una libera scelta tra didattica a distanza e in presenza – non solo per alunni con fragilità – e in ultimo che non venga differenziato l’orario di ingresso. Silenzio dal sindaco di Napoli Luigi De Magistris.

Scioperi, presidi e occupazioni: continuano le proteste

Tra chi sta in silenzio e chi non sa nemmeno scegliere, la scuola resta nel caos. E la confusione peggiora di giorno in giorno. In risposta, aumentano le proteste degli studenti che chiedono da mesi un rientro a scuola sicuro e maggiori tutele. Lo scorso 25 Gennaio, gli studenti hanno scioperato sotto il Palazzo della Regione, e poco dopo sono partite le occupazioni: il Labriola, poi il Gianbattista Vico. Venerdì, invece, anche gli studenti universitari hanno scelto di farsi sentire, occupando il polo universitario di lettere alla Federico II.

E nel frattempo aumenta lo scontro: c’è chi vuole tornare in presenza per vivere la propria scuola, e chi no perché reputa il proprio istituto non sicuro. Sempre più professori stanno scrivendo ai dirigenti scolastici per chiedere un posticipo dei rientri, e assieme a ragazzi e genitori stanno producendo documenti da proporre ai dirigenti scolastici per chiedere una libera scelta tra didattica a distanza e in presenza. Mentre gli studenti annunciano nuovi scioperi e presidi a partire da questo Lunedì. Tra le loro richieste potenziamenti dei trasporti, presìdi medici, sportelli psicologici e strutture adatte.

Insomma, posticipare non basta, perché l’eventuale pericolo si allontana solamente. E nel concreto non si risolve nulla. C’è bisogno, invece, di investire nei giovani, ma sul serio: migliorare le linee di trasporti pubblici, garantire sicurezza a chi viene a scuola e dare tutele a chi resterà in didattica a distanza. Perché in tutto ciò, non possiamo perdere di vista chi potrebbe restare indietro. E allora diventano risolutrici le parole che portano gli studenti nelle strade in questi giorni pieni di proteste: “Se la DAD non è scuola, non lo è nemmeno quella dove volete farci tornare adesso”.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 31 Gennaio 2021 e modificato l'ultima volta il 31 Gennaio 2021

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