venerdì 26 febbraio 2021
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Scuole superiori in presenza in Campania: tutti i problemi di un rientro incerto

Scuola in presenza in Campania
Istruzione, scuola, università | 6 Febbraio 2021

Si è ormai conclusa questa prima settimana di scuola in presenza in Campania. Infatti, dal 1° Febbraio, dopo ben 3 mesi di didattica a distanza anche gli studenti delle scuole superiori sono tornati in classe. Ma non è stato un ritorno felice. Questo perché la riapertura, ordinata dal TAR lo scorso 20 Gennaio, ha trovato impreparate le scuole.

E dei 300mila e più studenti delle superiori campani tornati in classe (Fonte: MIUR), solo una parte ha potuto seguire davvero le lezioni. Perché sono molti i problemi che hanno investito le scuole, e inoltre sono aumentati rispetto a quelli vissuti a Settembre. Mancano connessioni adeguate, trasporti adatti, e interi istituti non hanno ancora sviluppato un’organizzazione interna efficace.

E mentre alcune scuole hanno adottato un rientro delle classi intere, differenziando gli orari di entrata ed uscita e quindi portando alcuni studenti ad uscire da scuola anche alle 4 o 5 di pomeriggio, altre hanno scelto di adottare la didattica “mista” per il rientro al 50%.

La didattica mista: la via di mezzo che non convince gli studenti

Fino a poco tempo fa, gli studenti hanno sperimentato solamente due tipi di lezione: a distanza e in presenza. Quindi dietro uno schermo, oppure seduti al proprio banco in aula.

Ma ora, a complicare la situazione già delicata, è stata introdotta anche nelle scuole campane la didattica mista. Questo nuova modalità consiste nel dividere la classe in due gruppi, uno dei quali resta a casa e segue la lezione da remoto, mentre un’altra parte resta a lezione. Il docente, invece, garantisce il collegamento via pc, magari collegato ad una lavagna digitale, per permettere la comunicazione tra i due gruppi di studenti.

Ma questa nuova modalità non convince gli studenti. Infatti, la didattica mista vede divisa la classe, che spesso non riesce a comunicare. Ne risulta una lezione interrotta molte volte, psicologicamente demotivante per gli studenti, e stancante per il docente. Insomma, un fallimento. “Nella nostra succursale le aule sono piccole e non riescono a contenere tutti i ragazzi” ci dice Enrica Daniele, rappresentante del Labriola di Fuorigrotta: “Quindi abbiamo la didattica mista che i ragazzi odiano: la trovano inutile e fastidiosa”. E questo è dovuto soprattutto ad un secondo problema. Mancano reti internet adatte, necessarie per garantire un corretto svolgimento delle lezioni in modalità mista. La scuola in presenza, in Campania, resta offline.

Lezioni con connessioni scadenti e in strutture inadeguate

Quello del divario tecnologico e generazionale è un altro dei problemi principali che affliggono le nostre scuole.

Così come questa “didattica di guerra” influisce negativamente sugli studenti, così mette anche alla dura prova i professori, che si trovano davanti a una forma di insegnamento mai sperimentata e per cui non sono nemmeno preparati. Perché sono ancora pochi i corsi di aggiornamento al digitale per i docenti, e il divario generazionale rispetto alle nuove tecnologie sfortunatamente è vasto. E mentre c’è chi vorrebbe attribuire le cause delle problematiche a questo, la questione reale è un’altra: nei nostri istituti manca una rete internet veloce.

Infatti, i piani di rete adottati da molte scuole non sono abbastanza veloci per mantenere una connessione stabile per tutti i dispositivi connessi nell’arco della giornata. Perciò errori di rete, videochiamate saltate e perfino l’interruzione di corrente diventano un’agghiacciante normalità. A questo si aggiungono le aziende telefoniche che approfittano per guadagnare da questa situazione.

Gli studenti dell’Alberti al Vomero, ad esempio, hanno condiviso uno speedtest della loro connessione. E raggiunge a malapena un megabyte al secondo, insufficiente per poter reggere delle videochiamate. Ma non sono gli unici: contro una rete scadente protestano anche i ragazzi del Pagano-Bernini e del Vincenzo Cuoco, del Kant di Melito e del Laura Bassi di Sant’Antimo. E la lista continua.

In più, si aggiunge un’ulteriore barriera, le strutture. Molti dei licei del centro storico di Napoli, ad esempio, sono edifici storici e perciò effettuare lavori di installazione per le reti internet risulta complicato. Ma la situazione non è migliore nelle scuole di provincia, dove in diversi casi non arrivano le connessioni con fibra ultraveloce. Si aggiungono poi casi come quello del Petronio, dove gli studenti segnalano una rete lenta a causa della presenza di una base dell’aereonautica militare nelle vicinanze, che scherma le comunicazioni. Ci sono poi scuole del tutto chiuse, come il Tassinari, la cui sede è interdetta da settimane per inagibilità sismica.. Lì, agli studenti, un rientro è negato a prescindere per mancanza di strutture.

Mancano i trasporti, aumentano gli assembramenti

L’ennesimo tasto dolente sono i mezzi pubblici, che risultano carenti soprattutto nella città metropolitana di Napoli.

La ANM, una settimana prima del rientro a scuola, ha annunciato l’attivazione di “ANM for School”. Servizio che, stando a quanto riferisce il comune di Napoli, prevede l’attivazione di 8 collegamenti dedicati agli studenti, che impegneranno complessivamente 30 bus per un totale di 350 corse giornaliere integrative rispetto all’offerta ordinaria. In aggiunta, negli ultimi giorni, anche le linee di bus “Leoncino”, che partono dal centro e arrivano fino alle periferie.

Ma questo, a quanto pare, non basta. Perché sono ancora molte le linee guaste o sovraffollate. Soprattutto per quanto riguarda la metropolitana cittadina. Infatti, basta prendere una corsa nelle ore di punta per vedere interi vagoni affollati. E arriva l’allarme anche dalla periferia, e in particolare dall’area flegrea. “Non abbiamo molti mezzi di trasporto, stando in periferia.” avverte Davide Lizzadro, rappresentante dell’Ettore Majorana di Pozzuoli: “Entriamo in due orari diversi, e c’è anche chi esce alle 5, come l’artistico, ma i pulmini in certi orari non passano” ci dice Davide. Il Majorana, contro questa situazione, ha scioperato per l’intera settimana. Ma non è l’unico istituto.

Continua lo stato di agitazione degli studenti

Nel corso dell’intera settimana quasi ogni scuola del territorio si è mobilitata per protestare contro lo stato delle scuola in presenza in Campania.

In pochi giorni si sono moltiplicati gli scioperi per chiedere un rientro sicuro, con infrastrutture adeguate e tutele per la comunità scolastica. Insomma, l’esatto opposto dei problemi che vi abbiamo descritto, che sono l’opposto di come una scuola dovrebbe essere. Presidi al Fermi Gadda, Sannazaro, Garibaldi, Umberto I. E quando una scuola finiva di scioperare, un’altra ricominciava la protesta.

Nella sua ultima live del venerdì, il presidente della regione Vincenzo De Luca rivela i suoi dubbi sulla scuola in presenza in Campania. “Riprendono i contagi, ci saranno presto decisioni sulla scuola” annuncia De Luca. E rilascia un dato: 2280 contagiati tra la comunità scolastica in 10 giorni. Dopo un incontro, l’unità di crisi regionale ha deciso di aggiornarsi con una nuova verifica dei dati questo martedì 8 Febbraio, sottolineando un trend in grave crescita. Sembra quindi sempre più vicina una nuova ordinanza sul fronte scuole, in Campania. Nel frattempo, restano ancora aperti mille dubbi.

Ma chiudere e riaprire le scuole di tanto in tanto non potrà che distruggere ancora di più il sistema scolastico, già rovinato irrimediabilmente da anni di trascuratezza. E continuare con la tifoseria pro-dad o no-dad è solamente controproducente. Dato che ora, ogni alternativa testata si è rivelata un completo disastro, che sia a distanza o in presenza. Ciò di cui c’è bisogno, una volte per tutte, è di investire in un rientro sicuro, per risolvere i problemi che attualmente affliggono le nostre scuole.

E finché questo cambiamento non avverrà, a rimetterci saranno sempre gli studenti.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 6 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 6 Febbraio 2021

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