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Se il Maggio Monumenti ignora Monte Echia, la zona di fondazione di Napoli

Cultura, DueSicilieOggi | 8 Maggio 2013

E’ partita da qualche giorno l’annuale edizione di “Maggio dei Monumenti” a Napoli, un’iniziativa che tutti coloro che hanno a cuore l’identità e la valorizzazione storica della città non possono che apprezzare.

Tuttavia, scorrendo il programma annuale, che esalta quest’anno in particolare Chiostri e Cortili, non può non saltare agli occhi l’assoluta mancanza di attenzione verso la zona fondativa di Napoli, ovvero quel monte Echia che corrisponde alla prima zona d’insediamento della città, la cui storia, che risale al VII secolo a. C., non può prescindere da quella dell’isolotto di Megaride. Monte Echia, più che un monte è una collina, in tufo, sulla quale venne fondato il centro abitato di Partenope. Quel primo nucleo abitativo, baluardo militare, chiaramente legato al mare così come le sue attività commerciali, fu poi abbandonato alla metà del VI secolo. Insediamento satellite di una ben più ampia città, riprese poi a vivere con la fondazione di Neapolis, nel 474 a. C., con il nome di Palepoli. Inglobato poi nel castrum lucullanum durante l’Impero, ospitò i famosi giardini ricchi di piante esotiche e infinite specie di uccelli, fortezza aragonese ‘siti Perillos’, il monte Echia è stato circondato ai suoi piedi da conventi con giardini e fabbriche annesse, per lungo tempo propaggine della città, tenuta al di fuori delle mura, fino all’ampliamento cinquecentesco dovuto al viceré don Pedro da Toledo. Insomma: un luogo fondamentale per capire e conoscere Napoli, strategico, di profondo fascino, per altro vicinissimo al lungomare liberato.

 

 

 

 

Basta infatti salire per le cosiddette “Montagnelle” da via Chiatamone, per arrivare alle Rampe di Pizzofalcone e godersi, oltre a una spettacolare vista – ma il belvedere è da illo tempore in ristrutturazione – il ricordo sfumato e affascinante di Villa Ebe, opera del geniale architetto napoletano Lamont Young, un visionario da rivalorizzare, ma anche, salendo ancor più su, alcuni resti della grande villa di Licino Lucullo. Scendendo, dall’altra parte, si arriva invece a Santa Lucia e Borgo Marinari…

Ebbene, di tutto questo non vi è traccia nel programma di Maggio Monumenti che si limita a prevedere un paio di visite al cortile di Palazzo Serra di Cassano (a Monte di Dio) e a quelli di Villa e Palazzo Cajafa e a qualche visita guidata curata da ottime associazioni di volontariato come Insolitaguida e Terramare, che condurranno i visitatori da Toledo a Pizzofalcone un paio di volte al mese (per le info consultare il programma del Comune di Napoli).

E’ assolutamente senza polemica che domandiamo come mai, data la vicinanza di Megaride e Monte Echia al lungomare simbolo della politica di De Magistris, non si sia pensato di valorizzare questa parte della città. Vorremmo sapere se si tratta di dimenticanza, di sottovalutazione o di vergogna per come è ridotta attualmente l’area.

Polemicamente invece ci domandiamo che fine abbia fatto il progetto della Regione Campania del 2008  che prevedeva un finanziamento con fondi europei dei lavori di ristrutturazione e riutilizzo del sito di Villa Ebe e di tutta l’area per un totale di 3.350.000 euro. Non vorremmo si trattasse della solita incapacità della classe dirigente meridionale di utilizzare quei pochi spiccioli che l’Europa ancora ci riserva, buttando a mare come sempre progetti e di conseguenza opportunità lavorative e di valorizzazione.

Per Monte Echia vale la pena fare una battaglia: simbolo come pochi altri della potenza e della bellezza della nostra città, merita di essere più che ricordato. E non solo nel corso del maggio dei monumenti.

Lucilla Parlato

 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Maggio 2013 e modificato l'ultima volta il 8 Maggio 2013

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