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SIMBOLI BENAUGURANTI

Al Carmine torna visibile il crocifisso miracoloso

NapoliCapitale | 9 Marzo 2020

Era il 17 ottobre del 1439 e la città di Napoli era devastata dalla lotta tra angioini e aragonesi per il dominio del regno. Sul campanile della già antica chiesa del Carmine Maggiore erano piazzate alcune bombarde angioine, un campanile trasformato in fortezza che presto divenne oggetto dei colpi lanciati dall’esercito di Alfonso d’Aragona che assediava la città. In quella mattina una grossa bombarda aragonese, detta la Messinese fece fuoco verso la chiesa. Una enorme palla sfondando l’abside sfiorò il capo di un antico crocifisso, il Cristo come per evitare il colpo piegò la testa di lato, nella posizione che ancora oggi possiamo vedere. Appena poche ore dopo, l’autore del colpo sacrilego Pietro d’Aragona, diede nuovamente l’ordine di sparare verso il sacro tempio, fu allora che una palla partita dalla bombarda angioina detta la Pazza lo colpì decapitandolo.

Il Re Alfonso tolse allora l’assedio ma quando poi nel 1442 si impadronì definitivamente della città la sua prima azione ufficiale fu di recarsi al cospetto di quella croce, alla quale costruì un grande tabernacolo. Il 26 dicembre del 1459 il Cristo miracoloso ebbe la sua definitiva sistemazione, cosa che il re non fece in tempo a vedere.

Quel Cristo che ci appartiene

Da quel giorno il Crocifisso miracoloso resta rigorosamente coperto da un drappo viola che solo pochissime volte viene rimosso: ogni anno dal 26 dicembre e per otto giorni fino al 2 gennaio e poi ancora il primo sabato di Quaresima a partire dal 1676 per ricordare un avvenimento prodigioso, quando Napoli si salvò da un terribile fortunale.

Quel Cristo così bello e commovente, di espressione dolce e dolorosa, con quel capo chinato e gli occhi socchiusi sembra, ancora una volta, vegliare sul suo popolo dall’alto della maestosa navata della Basilica. Noi sentiamo in quell’immagine crocifissa la sintesi dei simboli fondamentali dell’universo, dalla terra alziamo gli occhi al cielo per ammirarlo, la terra e il cielo nelle sue due nature, umana e divina. Sentiamo l’aria e il fuoco della sua ascensione verso l’alto e nella sua discesa agli inferi.
E ci troviamo al centro della navata, davanti al transetto, inseriti in un’altra croce formata dall’incontro di questi elementi architettonici. Fortissime valenze simboliche quindi, fonte di emozioni violente per credenti e non, messaggi che toccano gli angoli più reconditi della nostra anima. Ci troviamo sull’asse del centro del mondo e davanti a noi la scala della salvezza. Tutti simboli legati alla verticalità, alla luce, al centro.

È ora quel Dio-Madre che ci parla, che ci fa ritornare bambini, che ci consente di versare finalmente le lacrime. Ognuno di noi ora può salire il suo Golgota verso quel Re pantocratore signore dell’Universo. Ognuno di noi, chiuso nei suoi pensieri può salire quella scala santa verso quel mediatore universale, verso quel significante re dei simboli.

Quel Cristo è miracoloso, per tutta questa serie di motivi, avere fede è addirittura un dettaglio, importante certo, un rafforzativo potente ma è un dettaglio. La congiunzione di questi elementi ne fanno sempre e comunque un simbolo potentissimo, fonte di energia straordinaria. Quella Croce, ordinata verso i quattro punti cardinali ci fa da guida, da timone, da bussola e ci spinge alla speranza essendo la base di tutti gli orientamenti seguendo la simbologia del quattro. E’ un concetto questo che troviamo in tutte le culture, nelle sue più diverse varianti.

Il Cristo svelato

Il Crocifisso del Carmine viene quindi scoperto in momenti eccezionali, disvelato ai fedeli come una madre che appare in sogno. È accaduto nel 1656 durante la furiosa e terribile epidemia di peste che decimò la popolazione napoletana. È accaduto nel 1676 quando Napoli scampò ad un terribile fortunale. È accaduto nel 1688, l’anno del terribile terremoto.

Un enorme gesto simbolico, religioso, storico, identitario quindi, che si ripete ciclicamente nei momenti in cui la città, la comunità è messa alla prova.
Oggi la storia ci chiama nuovamente ad una dura prova e quel Cristo che ci appartiene ritorna tra noi con la sua straordinaria e potente simbologia. Da oggi 9 marzo 2020 la Basilica del Carmine Maggiore annuncia che il Cristo è nuovamente svelato.

Enzo Di Paoli

Un articolo di Enzo Di Paoli pubblicato il 9 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 9 Marzo 2020

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