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105 anni fa fu ucciso Joe Petrosino, eroico poliziotto emigrante. A Padula il suo museo

Senza categoria | 12 Marzo 2014

casa museo joe petrosino

105 anni fa, moriva per mano della mafia Giuseppe Petrosino, detto Joe, nato a Padula (Salerno) e cresciuto a New York. Fu il primo Poliziotto ItaloAmericano a dirigere una squadra investigativa. Le sue indagini sgominarono la banda di Don Vito Cascioferro ed assestarono un duro colpo alla Mafia che uscì pesantemente indebolita dalla sua attività investigativa. Morì a Palermo, quasi un secolo prima di Giovanni Falcone.

Pochi sanno, però, che Petrosino alla sua terra restò legatissimo. Tant’è che oggi è ancora in piedi il suo Museo, proprio nella natia Padula, gestito dai suoi discendenti.

Il Museo, nato nel 1986 in Certosa, poi trasferito e allocato nella casa natale di Joe Petrosino, è l’unica Casa-museo, in Italia, dedicata a un esponente delle forze dell’ordine. In questa casa il 30 agosto 1860 nacque Giuseppe Petrosino. Qui il piccolo Giuseppe visse fino a 13 anni, quando nel 1873 insieme al padre Prospero, sarto, e a tutta la famiglia, partì per l’America. Questo caso di ordinaria emigrazione determinò il destino di Giuseppe che sarebbe diventato, poi, il leggendario Joe, il poliziotto più famoso d’America. In questa casa continuarono a vivere fino ai nostri giorni i parenti di Giuseppe: fratello, nipoti, pronipote. Tutti furono fedeli custodi di questi ambienti che hanno conservato intatta la memoria di quegli anni, nel susseguirsi delle molte partenze e dei pochi ritorni legati al sogno dell’emigrazione. Qui vive, quindi, la vicenda della grande emigrazione meridionale che sì è dipanata da fine ‘800 agli inizi del ‘900. Con il nuovo benessere l’emigrante di ritorno dimostrava ai compaesani rimasti a casa, l’orgoglio di non essere partito invano. La mostra ripercorre, attraverso le sue 24 sezioni, il periodo che va dal 1860 ai giorni nostri, il tutto narrato dal pronipote di Joe, coadiuvato dalle custodi/guide in uniforme della polizia di New York.

Gli arredi, gli oggetti, ci sono pervenuti quasi intatti: ad esempio i nuovi mobili liberty della sala da pranzo, acquistati dal nonno Michele, ultimo fratello di Joe, che ritorna a casa col piccolo gruzzolo risparmiato negli States, diventano capitoli assai significativi della storia dell’emigrazione meridionale. La luce elettrica, i nuovi mobili, l’orologio e la catena d’oro, tutti simboli del successo economico dell’emigrato. Nel Museo sono esposti anche cimeli e documenti relativi all’eroica attività del poliziotto.

Gabriella Martini

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 12 Marzo 2014 e modificato l'ultima volta il 12 Marzo 2014

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