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SOUTH RETURNING

Dopo il Covid studenti e lavoratori scelgono di restare al Sud

Emigrazione | 12 Settembre 2020

Ci sono voluti decenni di storia repubblicana per consolidare uno stato di permanente squilibrio all’italiana e pochi mesi di emergenza sanitaria per far vacillare il sistema.

Nelle pieghe delle drammatiche vicende legate al Covid-19, si intravedono piccoli spiragli di speranza. Deboli segnali di ripesa che, in particolare, raccontano anche di un ritorno di studenti e lavoratori nelle città del Sud. Smart working e lezioni a distanza hanno incontrato il desiderio dei giovani di restare nella propria terra. L’esodo che, per anni, si è riversato sulla “Rotta dello Stivale”, a senso unico di marcia verso il Settentrione, questa volta sarà meno affollato.

Decine di posti letto messi a disposizione degli studenti fuori sede, pagati profumatamente dal sudore del Sud, resteranno vuoti. Chi metterà le mani nelle tasche dei migranti italiani che, ogni anno, contribuiscono a far girare l’economia della parte “più produttiva” del Paese?

E dove spenderanno i loro stipendi quei lavoratori che, grazie al lavoro agile, non oltrepasseranno il fiume Po e resteranno nei loro paesi di origine?

La pandemia ha restituito al Sud una parte dei suoi figli migliori. Piccolissimi, forse ancora troppo insignificanti, segnali di crescita che, tuttavia, bisognerà cominciare a proteggere mettendo in campo il maggior numero di forze possibili.

I soldi del Sud non hanno mai puzzato

La più grande ondata di migranti che da Sud si dirigevano verso Nord, risale al primo dopoguerra. Il famoso “triangolo industriale” attirava a sé un grande numero di persone, favorito anche dai contributi speciali del Piano Marshall. Donne e uomini si imbarcavano al Sud sui “Treni del Sole” e rispondevano felici al richiamo delle fabbriche in via di sviluppo che non riuscivano a coprire il loro fabbisogno di lavoratori con la manodopera locale.

Così, le grandi città del Nord, Torino e Milano in testa, impararono subito il vantaggio che l’accoglienza dei “fuori sede” portava all’economia locale. Non esisteva integrazione, sia chiaro. E il razzismo territoriale prendeva piede proprio in quegli anni. Eppure, quegli ignoranti “mao mao” (anche così, a Torino, venivano appellati i meridionali), incomprensibili nel loro modo di fare e di parlare, cominciarono ad occupare le cantine e le soffitte degli appartamenti.

Stanze fatiscenti, utilizzate fino a quel momento come depositi domestici, divennero in pochissimo tempo miniere d’oro. Famiglie del Sud, sempre più numerose, abitavano in spazi angusti, e consegnavano parte dei propri guadagni a quello stesso Nord che alimentava il sogno di un futuro diverso, migliore di quello che si poteva immaginare nel deserto del Mezzogiorno.

Come (non) cambia il fenomeno

Cambiano i tempi, le valigie di cartone si trasformano in trolley di ultima generazione. Ancora  troppi, però, sono i bagagli caricati sui treni che viaggiano verso Nord.

Ai lavoratori, si sono aggiunti gli universitari che negli atenei settentrionali intravedono maggiori opportunità formative e occupazionali. Eppure le Università del Sud non avrebbero nulla da invidiare a quelle del resto del Paese, ma l’emorragia di giovani migranti resta ancora una delle piaghe più importanti del Meridione.

Per molte famiglie, la fine dell’estate coincide con lo strappo delle partenze. Le vacanze natalizie, con uno dei pochi momenti in cui i figli riabbracciano i genitori. Una prassi consolidata, intrisa nell’identità di un popolo che conosce benissimo il sapore del distacco e si è rassegnata all’evidenza che il Sud debba consegnarsi, mente, tasca e braccia, alla parte più ricca della Nazione.

Alla faccia dei meridionali “sfaticati e mammoni“. La realtà, oltre le narrazioni che ci costringono ad assumere, smonta in poche battute quegli stereotipi a cui rischiamo di abituarci. L’evidenza è che le politiche messe in campo in questo Paese hanno alimentato spaccature e disuguaglianze.

Ogni anno il Sud, per questo fenomeno, disperde 3 miliardi di euro all’anno. Soldi che finiscono nelle casse del Settentrione. Un vero e proprio fenomeno di assistenzialismo a vantaggio di quelli che, con la ben nota, spocchiosa arroganza, continuano a considerarsi “la locomotiva del Paese“, accusando il Sud di essere un fardello.

Una piccola luce nel buio: il “South Returning”

La pandemia rischia di far vacillare il sistema. Quei lavoratori e studenti che, grazie al lavoro agile e alle lezioni online, hanno scelto di restare a casa, non contribuiranno a versare nelle casse del Nord i loro guadagni e risparmi.

In aggiunta, ci sono quei giovani che hanno deciso di approfittare degli incentivi che alcune Università del Sud hanno riservato ai nuovi iscritti e a tutti coloro che decidono di tornare a casa. Un piccolo passo, non certamente il più efficace, per risanare la fuga di cervelli che caratterizza questo territorio.

Intanto gli imprenditori del Nord cominciano ad agitarsi. Chi pagherà i canoni d’affitto esorbitanti se, prima o poi, non dovessero più esserci “fuori sede”? Chi verserà cifre ingiustificate per quei panini surgelati e insipidi, consumati in pausa pranzo, se continuerà a diffondersi lo smart working?

Il Sud non si arricchirà, di certo, grazie a coloro che non partiranno. Ma, nell’immediato, possiamo sperare in un minore impoverimento. E se, con l’immaginazione, giochiamo a proiettarci nel futuro, chissà che non sia utopistico sognare una vera e propria ripartenza.

Ma perché i sogni restino ancorati alla realtà, c’è bisogni di azioni serie e mirate della politica e delle istituzioni, a cominciare da quelle locali. Intanto, gioiamo per una fiammella di speranza che bisognerà proteggere con tutte le nostre forze. Troppi sono coloro intenzionati a soffiare sul fuoco per spegnere la piccolissima luce nel buio.

Per adesso, finché ce lo faranno durare, ai giovani, agli studenti, ai lavoratori che hanno scelto di restare in questa nostra terra, il nostro, entusiasta, “bentornati a casa”.

Rocco Pezzullo

Un articolo di Rocco Pezzullo pubblicato il 12 Settembre 2020 e modificato l'ultima volta il 12 Settembre 2020

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