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SPAZI MULTIFUNZIONALI

A Napoli inaugurato lo “Spark Creative Hub”. E il coronavirus non ferma l’assalto al buffet

Cultura | 28 Febbraio 2020

Si è tenuta ieri sera, in Piazza Borsa, l’inaugurazione dello Spark Creative Hub, uno spazio multifunzionale legato al mondo dei libri, del design e della manifattura avanzata, un ambiente nuovo nel suo genere per Napoli, ma appartenente ad una catena con sedi a livello globale: 450 metri quadri distribuiti su tre livelli, uno spazio polifunzionale incastonato tra la Camera di Commercio e l’Università Federico II, quindi in una posizione favorevole per poter essere raggiunta anche per mezzo della  Metropolitana Collinare.

Gli ambienti interni e le finalità

In un momento in cui la chiusura di edicole e librerie storiche, un coraggioso investimento in nome della Cultura e delle tecnologie avanzate fortemente voluto da Francesco Wulzburgher, ideatore di questo progetto sul quale ha lavorato per circa due anni, coadiuvato da parenti ed amici che si sono lasciati trascinare dal suo entusiasmo. l’area comprende una libreria, un angolo dedicato a vinili, cd e dvd, un laboratorio di fabbricazione digitale, un co-working, un’area specifica dedicata alla formazione e agli eventi di musica, teatro, scrittura creativa, fotografia, cinema e un coffee break. Dunque, non una semplice libreria, ma un punto di riferimento anche per chi è in cerca di qualità: “Una libreria indipendente di ampia metratura” ha dichiarato Wulzburgher, “che non vuole vivere di sole novità ma che offre una profondità di catalogo da ambire a essere punto di riferimento per curiosi di ogni specie, richiede un lavoro di preparazione notevole; quello editoriale è un mercato in perpetua trasformazione dove il libro deve essere accompagnato da approfondimenti di qualità e dalla costruzione di legami. Qui il libro sosterrà e sarà sostenuto dalla fabbricazione digitale, dalla formazione e dalla possibilità di dare un luogo dove dare respiro a progetti e pensieri. Tocca instaurare sinergie di intenti con le case editrici che apprezziamo, presentarsi, proporre condizioni che facciano conciliare respiro economico e diversificazione di offerta rispetto all’asfissiante omologazione dettata dai monopoli della distribuzione e franchising”.  A rendere realistico questo avvenieristico progetto è il FabLab, uno spazio dotato di stampanti 3d, macchine a taglio laser e plotter: un luogo di formazione e creazione che vive di contaminazioni e sinergie con individui, imprese, start up ed enti come le università, le fondazioni, gli studi: gli arredi stessi dello spazio sono stati in gran parte autoprodotti per mezzo di queste apparecchiature, utilizzando un materiale similplastico derivante dagli scarti del mais, in maniera da andare incontro alle esigenze ecologiche e al rispetto dell’ambiente. Un ottimo progetto, ma ci duole aver dovuto notare, in tanta innovazione, la mancanza di realizzazioni  per l’abbattimento delle barriere architettoniche, una carenza di non poco peso a cui speriamo si possa ottemperare al più presto.

L’inaugurazione

Fin qui la descrizione del nuovo spazio multifunzionale. Veniamo ora al racconto della serata.
L’inaugurazione doveva avvenire alle 19, ma già la stampa era stata lasciata accedere in anticipo per  video ed interviste; intanto che la calca dei curiosi e del pubblico si accalcava all’ingresso, veniva lasciato accesso ai i collaboratori e coloro che avevano partecipato alla realizzazione del progetto. Si attendeva l’architetto, anzi, l’architetta che ha realizzato la struttura per il taglio del nastro, ma ella tardava, provocando l’impazienza di chi spingeva per entrare: ad ognuno che si faceva spazio fra la folla per entrare, maschio o femmina, veniva indistintamente domandato in maniera sempre più implorante: “E’ Lei l’architetta?”. Onestamente, dubito che tutti gli interessati a visitare gli ambienti del locale siano lettori accaniti di libri, o non mi spiego come mai librerie storiche come Guida e Treves, tanto per dirne un paio, non sarebbero mai fallite; eppure erano tutti lì, come se questo spazio multifunzionale dovesse mettere in saldo tutto il suo materiale, oppure chiudere nel giro di una sola sera. Soprattutto in tempi di allarme coronavirus, era assai singolare vedere tanta gente assieparsi e stare serrata l’una all’altra, soprattutto quando ha iniziato a piovere e l’impellenza di entrare era ancor più motivata dall’evento atmosferico. Come Dio ha voluto, finalmente l’architetta è giunta, il nastro tagliato e un mare di folla si è riversata all’interno dei locali, dove era già pronto un buffet. Non ci sta niente da fare: quando si tratta di scroccare a buffet e rinfreschi, non c’è panico che tenga! Essendo stato tra i primi ad accedere sospinto dalla folla finalmente libera di affluire, ho trovato già un mare di amici e amici degli amici a banchettare; dopo due minuti c’era gente ovunque: un mare di locuste con sembianze umane, da far impallidire le bibliche piaghe d’Egitto! Dopo aver attraversato la marea umana ed aver visitato gli spazi interni, consapevole dell’intento a cui mi accingevo, ho avuto notevoli difficoltà a riconquistare l’uscita. Qualcuno deve aver pure provato a rubare un libro, perché a un tratto è scattato l’allarme anti taccheggio. Ecco, ora immaginate un girone dantesco con piattini e tovaglioli sparsi ovunque, gente con la bocca piena di consumazioni recuperate al banco del coffe break e trasportate da un piano all’altro, quattro o cinque calici vuoti infilati tra un dito e l’altro di una mano e un sesto in fase di tracannamento con l’altra, e tutto questo tra il vociare ad alta voce, i diffusori che spargevano musica jazz eseguita da una band al piano superiore, e al di sopra di ogni cosa, l’ululato assordante dell’allarme che rendeva il tutto ancor più raccapricciante; per riuscire a raggiungere la porta, ho dovuto attraversare la stessa folla che invade la metropolitana all’ora di punta, quando devi scendere e non riesci neppure a trovare la tua mano per grattarti il naso. All’ingresso, la folla in attesa di entrare era l’equivalente di quella già dentro, e creava un altro muro (quello dei passeggeri speranzosi di salire a bordo della metro di cui sopra).
Arrivato sul marciapiede, stavo per chinarmi per baciare il suolo. Ma c’erano troppi piedi per lo mezzo, e ho ritenuto più igienico evitare.

Sergio Valentino

Un articolo di Sergio Valentino pubblicato il 28 Febbraio 2020 e modificato l'ultima volta il 28 Febbraio 2020

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