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SPUTTANAPOLI IN SALSA RAI

Napoli e lo Scudetto: per il programma Antidoping se si vince sarà merito anche della camorra

Sport | 20 Novembre 2017

Ieri pomeriggio il palinsesto televisivo di Rai Sport ha mandato in onda “Il Regno di Napoli”, puntata della trasmissione sportiva “Antidoping” condotta da Alessandro Antinelli. Il programma di “Mamma Rai”, precedentemente annunciato come un edulcorato parallelismo tra la celebrazione del momento magico del Napoli Calcio e i fasti passati dell’epopea maradoniana, ha ben presto virato la sua attenzione sulla possibile interferenza della criminalità organizzata cittadina nella vita dei giocatori azzurri e nelle faccende del club partenopeo, (ri)proponendo anche in chiave calcistica il connubio Napoli e Camorra. Il tutto però in pura chiave ipotetica, senza uno straccio di prova che oggi la camorra “influenzi” in qualsiasi modo la squadra. Però di certo l’insinuazione c’è: ove mai il Napoli dovesse raggiungere il sogno scudetto, c’entrerebbe comunque la camorra.

“Esiste la possibilità che esista un patto, quest’anno, per non turbare i calciatori. Non si registrano da tempo episodi di aggressioni nei confronti dei giocatori del Napoli. E’ da molto che non si verificano questo genere di interferenze” sono state le parole e le considerazioni di Leandro Del Gaudio, cronista di quel Mattino ormai lontano dall’anima più vera di Napoli che, nell’arco dell’intera trasmissione, ha più volte posto l’accento sull’esistenza di una trattativa tra la Napoli nobile “che vuole vincere lo Scudetto” e quella “legata ai vicoli e alla dimensione criminale”.

Un’ipotesi però priva di qualsiasi elemento tangibile, retta e costruita sulla presunta ingerenza della malavita cittadina nel mancato Scudetto azzurro del 1988, di cui Del Gaudio si dice certo “pur non avendo le prove”. Tanto gli è bastato per creare un pretestuoso e insensato collegamento tra il passato e il presente di Napoli e del Napoli, circa 30 anni dopo.

“Perché l’esperienza insegna – incalza Antinelli nel corso della trasmissione – e per cambiare la storia, Napoli e il Napoli hanno stretto un patto”.

Il trionfo del luogo comune e di quei nessi logico-narrativi dati in pasto alla massa senza scrupolo alcuno, come quando Antonelli dice che a Napoli tutti invocano “raccomandazioni”, buttata così, quasi come per caso.

Chi se ne frega se le cose, in realtà, vanno diversamente?

Perché Napoli e il Napoli sono stati scelti per parlare alla platea nazionale dell’infiltrazione della malavita negli ambienti calcistici nazionali quando lo stesso club azzurro, appena due settimane fa, è stato riconosciuto dai magistrati estraneo ad eventuali coinvolgimenti con la criminalità organizzata cittadina? Perché affrontare il tema affidandosi ai soliti stereotipi sulla città e il suo lato “criminale” piuttosto che far riferimento ad episodi concreti e tangibili e non ipotesi fantasiose?

Perché non toccare quei tasti e quelle trame portate alla luce appena qualche mese fa dalla Procura della Repubblica di Torino, con cui è stata acclarato che i clan della ‘Ndrangheta controllavano intere frange del tifo organizzato della Juventus lucrando liberamente al loro interno? Perché non evidenziare che lo stesso club bianconero è stato riconosciuto colpevole dalla giustizia sportiva proprio per aver avallato, in cambio di serenità e tranquillità, l’evolversi di simili ingerenze?

Perché non è stato tirato in ballo lo stretto legame tra “Gastone” De Santis, ultras della Roma, neofascista della prima ora e probabile custode di segreti istituzionali, assassino del nostro Ciro Esposito, e il capitano giallorosso Francesco Totti sul terreno dell’Olimpico, provata e comprovata anche da immagini? Perché non si è posto l’accento sulle intimidazioni cui erano soggetti i calciatori del club capitolino? Perché non si è parlato dei rapporti e delle trattative che la famiglia Sensi ha condotto da anni con i “Boss della Sud” giallorossa? E perché si presenta un elenco di scippi di Rolex e furti in casa ai danni dei giocatori del Napoli quando in passato, lo abbiamo sottolineato su queste pagine, tanti altri giocatori di Milan, Juve, Inter, sono stati scippati o derubati a Milano e Torino senza fare notizia?

Ci chiameranno vittimisti, ma in realtà Antidoping è stata costruita ad hoc per insinuare un dubbio: che se il Napoli dovesse vincere lo scudetto anche la camorra avrà i suoi meriti.

Eppure le alternative – concrete e verificabili – per metter su una trasmissione valida e giornalisticamente costruttiva esistevano. Si è invece scelta la via del “fiume in piena”: Napoli e Camorra, il Napoli e la Camorra. Un binomio di tendenza assoluta. Un cavallo vincente su cui scommettere ad occhi chiusi per fare il pieno di ascolti.

In barba ad un popolo, ad una città, alla sua reputazione e alla sua dignità, che vuole rialzare la testa. In barba a quel tifo “pulito” e “appassionato” che appartiene alla maggior parte di noi, ripetutamente calpestato e sputtanato dalla “fu” TV di stato.

 Antonio Guarino

(si ringrazia Raffaele Formato per l’estratto video)

 

Un articolo di Antonio Guarino pubblicato il 20 Novembre 2017 e modificato l'ultima volta il 20 Novembre 2017

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