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SPUTTANAPOLI INTERNAZIONALE

A Marotta mancano fondi ma la colpa è della città “distratta e impoverita”

Arte e artigianato, Attualità, Battaglie, Beni Culturali, Cultura, Europa, Identità, Istruzione, scuola, università, NapoliCapitale, Politica, Storia | 28 Luglio 2015

studi filosofici

“Da casa Marotta si gode sempre la stessa veduta, ma il panorama culturale che la circonda non è più lo stesso e il patrimonio dell’istituto rischia seriamente di finire disperso e, cosa peggiore, di essere consegnato all’oblio, in una città distratta e impoverita”.

Napoli, una città “distratta e impoverita” così Angelo Mastrandrea giornalista della nota rivista di politica estera “Internazionale” descrive la nostra capitale. Una città, secondo lui, non attenta al rischio della chiusura dell’Istituto degli Studi Filosofici: una storia non nuova ripresa il 26 luglio 2015 proprio da Mastrandrea.

Centro culturale di rilevanza mondiale senza pari, secondo la definizione dell’Unesco, l’Istituto vanta un’infinita serie di primati, lodato e amato dall’intellighenzia erudita per la ricca produzione scientifica, per i convegni di illustri filosofi, per la ricerca e per i seminari. Ma l’importanza dell’Istituto è già stata ricostruità con fedeltà su Internazionale, per cui noi ci limiteremo solo a svelare un altro Sputtanapoli a cui le riviste nazionali sembrano proprio non poter rinunciare.

Gestito fin dal 1975 anno della sua apertura dall’avvocato Marotta, oggi l’Istutito rischia la chiusura per la solita mancanza di fondi, ciò che più spaventa è la vendita dei 200.000 mila volumi della biblioteca. Si legge nell’articolo di Internazionale che la questione è solo politica perchè: “Cesare Scarano, contabile dell’istituto, spiega che tutto potrebbe essere risolto se il ministero della pubblica istruzione si risolvesse a “ottemperare” a una sentenza del consiglio di stato che ha dichiarato illegittima la bocciatura, da parte dello stesso ministero, di un progetto su “Umanesimo e scienze nella formazione dell’identità europea” risalente all’anno 2002-2003. Si tratta di dodici milioni e mezzo di euro, “più la rivalutazione”, che metterebbero a posto i conti dell’istituto, insieme al milione previsto nella legge di stabilità per il triennio 2014-2016 (contro i 3,5 milioni dell’8 per mille tagliato da Tremonti), di cui finora è arrivata solo la prima tranche del 2014”.

Dal 1994 al 2001 sono stati finanziati dai sei ai nove miliardi di lire previa adozione di delibere del CIPE su iniziativa del Ministero dell’Università e della ricerca scientifica, nel 2002 quindi l’intoppo rilevabile sul sito del Senato.it: “Causa la mancata comunicazione da parte del Ministero dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica della richiesta al CIPE di stanziamento del contributo, si venne a creare, perciò, una grave situazione di sofferenza finanziaria, in quanto l’Istituto nel frattempo non aveva interrotto l’attività di ricerca e di formazione programmata per non compromettere e vanificare trent’anni di tenace lavoro ed enormi sforzi organizzativi e scientifici. Avverso l’esclusione dei contributi per gli anni 2002 e 2003, l’Istituto ha fatto ricorso al TAR del Lazio che, con sentenza del 9 novembre 2005, accoglieva il ricorso «annullando il provvedimento di diniego impugnato»”.

Con un successivo disegno di legge vengono quindi stanziati 12 milioni di euro per l’Istituto come somma non corrisposta dal 2002, ma il centro filosofico stenta a risollevarsi e rischia ancora oggi la chiusura. Già nel 2012 Luigi de Magistris dichiarava di voler offrire uno spazio all’interno dell’Albergo dei Poveri per salvaguardare i volumi della biblioteca, non avendo il Comune altre competenze in merito. Seguirono altre dichiarazioni di solidarietà e di aiuto finanziario anche da parte della Camera di Commercio, proposte ignorate e cadute nel dimenticatoio e così ad oggi il blocco ministeriale produce ancora i suoi danni.

Ma già il titolo dell’articolo di Internazionale lascia intendere un’altra visione “A Napoli la filosofia è sotto sfratto”, come se a Napoli in generale non ci fosse posto per la filosofia! In tutta questa storia, infatti, la colpa è  – secondo il giornalista – della città, rea di non interessarsi abbastanza alle sorti dell’istituto e non responsabilità ministeriale. Rea di non essere culturalmente all’altezza, ma anzi “distratta ed impoverita”, insomma, al solito è Napoli non si capisce bene per quale motivo e secondo quale  statistica o stima.  “All’Istituto italiano per gli studi filosofici si sentono gli eredi di “quell’altra Napoli” illuminista, giacobina, progressista, che non è più riuscita a risollevarsi da quella batosta storica, di quella borghesia illuminata cancellata dalla mannaia del boia”.

Eredi di una rivoluzione che fallì perchè non parlava la stessa lingua del popolo: quei rivoluzionari parlavano francese, non napoletano.

Elena Lopresti 

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 28 Luglio 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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