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STEREOTIPI ITALIOTI

Caporalato, rapporto Flai Cgil: nelle campagne del nord lavoro para-schiavistico

Ambiente, Attualità, Italia, Lavoro | 22 Ottobre 2014

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Da regola empirica meriterebbe di essere eletta a legge universale: quando leggete un incipit del genere “sono di origini meridionali, ma” gli allarmi anti colonizzato culturale di stampo italiota scattano sul rosso fisso.
12Accade infatti che un tal Giovanni Perez, che si dichiara con orgoglio figlio di un siciliano e residente in Alto Adige, commentando il nostro articolo su Report e san Marzano DOP, ci invita a “vergognarci” in quanto avremmo colpevolmente glissato sulla spinosa questione del caporalato. Il servizio della trasmissione RAI oggetto del nostro articolo accusava la filiera del DOP campano di essere in flessione di vendite, in quanto in sostanza gli imprenditori campani non saprebbero e non avrebbero così tanta voglia di lavorare: balle smentite da Gianluca Iovine, vice presidente dell’ordine degli agronomi di Napoli, nonché stimato consulente agronomo per numerose cooperative del settore. E già qui verrebbe da chiedersi l’attinenza di quanto trattato nel nostro approfondimento rispetto alle accuse che ci vengono mosse, ma tant’è.

Nota di rilievo, il caporalato sarebbe “residuo di una sottocultura di cui siete i degni eredi”, così si esprime il nostro arguto commentatore nonché estimatore: passaggio singolare anche quest’ultimo, perché al massimo saremmo eredi di quella giurisprudenza degli Usi Civici, autentico vanto del Diritto Napoletano poi spazzata via da quella calata di barbari ai più nota come risorgimento, espressione di una civiltà diametralmente opposta a quella di cui ci si accusa.

Ma l’autentico colpo di genio, laddove la maestria dell’argomentazione dialettica raggiunge vette sconosciute ai comuni mortali, è quando il nostro afferma: in Alto Adige ove vivo, non esiste il caporalato. E invece appena due anni fa, nel Dicembre 2012,  è stato pubblicato il primo Rapporto Flai-Cgil su agromafie e caporalato,  ricerca condotta su 14 Regioni e 65 province, dal quale risulta che tale piaga, ben lontana dall’essere la solita vergogna esclusivamente meridionale, è ben diffusa e radicata in tutto il nord: Veneto, Alto Adige, Piemonte, Toscana e Lombardia in particolare.

A dirla tutta i casi peggiori sono stati riscontati a Tortona, in provincia di Alessandria, dove oltre allo sfruttamento sono state scoperte attività di sofisticazioni alimentari, nei dintorni di Milano, Mantova, Pavia, Sondrio e Lecco, dove il report parla apertamente di minacce e violenze psico-fisiche, e nella zona di Franciacorta, provincia di Brescia, dove si parla di forme di lavoro gravemente sfruttato, assimilabile al lavoro para-schiavistico. Casi di lavoro para – schiavistico anche nella “rossissima” Emilia Romagna, in particolare nelle province di Ravenna, Cesena e Ferrara, dalla cui omonima università degli studi risulterebbe scrivere anche il nostro commentatore. A ben guardare da una delle mappe pubblicate nel rapporto, relativa al periodo autunnale e di cui abbiamo messo in evidenza l’area nord del paese, parrebbe di notare un enorme punto rosso in corrispondenza di quell’Alto Adige dove, secondo il nostro, il caporalato non esisterebbe. E verrebbe da suggerigli di farsi un giro per le campagne della regione in cui vive e di cui esalta le “virtù civiche”, prima di mettersi davanti ad uno schermo a commentare.

Per chiudere, pur rimanendo in tema di colonizzazione culturale, sindrome di Stoccolma e quant’altro, è ricorrente il fenomeno per cui, ogni qual volta si parla di nostre eccellenze, c’è sempre qualcuno che si sente in dovere di ricordarci che viviamo in una terra “appestata” dall’inquinamento: abbiamo ampiamente documentato, sia su questo sito che su Parallelo 41 che i nostri problemi ambientali, comunque in massima parte di origine “nordica”, sono poca cosa rispetto rispetto a quanto presente in quella pianura padana talora millantata come Eden ecologico del paese. Ma se di questo non avete mai sentito parlare sui media italioti, provate a pensare che le grandi aziende che operano al nord sono le stesse che, tramite pubblicità, finanziano trasmissioni di presunta contro-informazione di carattere nazional – popolare. E fatevi venire qualche dubbio.

Lorenzo Piccolo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 22 Ottobre 2014 e modificato l'ultima volta il 22 Ottobre 2014

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