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Pino Daniele: annullati gli eventi programmati il 19 marzo

Musica | 5 Marzo 2020

Sono stati annullati tutti gli eventi programmati per i 65 anni di Pino Daniele, a causa delle misure di sicurezza relative all’emergenza covid-19: il prossimo 19 Marzo non vedremo dunque il raduno organizzato dalla Pino Daniele Trust Onlus e dai fan, all’installazione permanente dedicata all’artista, presso il polo museale MAMT; mostra che prevedeva vari incontri alla presenza di famigliari e amici dell’artista, oltre che l’esposizione esclusiva di due opere di Jorit dedicate al cantautore napoletano, anche in occasione dei 40 anni dell’album Nero a Metà, di cui abbiamo già parlato in questo articolo.

Saltato anche il concerto che da 4 anni si svolge al Palapartenope e i vari flash mob che non potranno esserci a causa delle restrizioni: resta quindi l’amaro in bocca ai fan di Pino Daniele, che quest’anno non potranno festeggiarlo nel giorno del suo compleanno.

Pino per Napoli: non solo musica, ma identità

Chi è stato Pino Daniele per Napoli non c’è bisogno di ricordarlo ma fa sempre piacere farlo… soprattutto per me, che ho 18 anni e che ne avevo 13 quando Pino ci ha lasciati.

Fin da subito, Pino – negli album Terra Mia e Pino Daniele – affronta temi scottanti, dalla discriminazione verso il Sud alle condizioni di disagio del popolo napoletano: non solo con Napule è, ma anche con Maronna Mia, ‘Na tazzulella ìe cafè, Ce sta chi ce penza, Che calore e ‘O Padrone, e in seguito con Je so pazzo e Donna Cuncetta, Pino attacca la parte marcia di Napoli, quella degli appalti, della camorra e dello sfruttamento sul lavoro, rendendo queste canzoni ancora attuali al giorno d’oggi. In poco tempo il mascalzone napoletano diventa una voce ribelle e fuori dal coro: una voce di denuncia contro ogni ingiustizia, contro uno stato assente e oppressore; voce che oggi, a noi giovani, manca, e che viene ricordata sempre troppo poco

Nero a metà fa 40 anni

Il suo terzo album, Nero a metà viene pubblicato nel 1980 e diventa da subito il manifesto musicale di Pino con A me me piace ‘o blues, una dichiarazione d’amore di uno stile già maturo, che accompagnerà le canzoni non solo di questo album ma della sua intera discografia, che non resta mai ferma e con grinta si fonde con le note della musica di tutti i sud del mondo, dall’Africa al Sud America. Così Pino racconta della sua musica: “Io sono nato con mio papà che ascoltava Glenn Miller, il boogie-woogie e la musica napoletana; io ascoltavo Elvis. Quello sotto casa mia teneva tutti i dischi di Elvis Presley e me lo faceva ascoltare. Dall’altra parte c’era quello che metteva Mario Merola e mi faceva ascoltare ‘O Zappatore. Quindi tra ‘O Zappatore e King Creole di Elvis, le due orecchie si sono fuse e ne è uscito qualcosa che non si sa bene cos’è.” Una fusione di culture che in seguito indicherà come ‘Tarumbò’.

‘Appocundria’, la ribalta della lingua napoletana

La rivoluzione artistica segnata da Pino Daniele non è passata solo per la sua musica, ma anche per i suoi testi, che oltre ad essere ricchi di significato, sono resi poetici dal suo uso sincero e vero della lingua napoletana. Un’espressività senza maschere, che ha contribuito ad avvicinare ancora di più Pino ai quartieri popolari. Parole che ha ripreso anche la Treccani, come il termine Appocundria, titolo dell’omonima canzone, che definisce un’emozione molto comune, soprattutto per noi giovani. “Appocundria me scoppia ogne minuto ‘mpietto, pecchè passanno forte, ha scuncecato ‘o lietto…”: l’appocundria come malinconia, una triste solitudine mista a nostalgia, che tutti proviamo almeno una volta nella vita.

Cosa resta di Pino?

Nonostante l’annullamento dei vari eventi in suo ricordo, per il popolo napoletano sarà impossibile dimenticare Pino Daniele. Dopo la sua morte alla nostra città manca una personalità di spicco che la rappresenti, come solo lui ha fatto nel suo racconto mai stereotipato o discriminante della Napoli carta sporca, abbandonata dal resto del paese, ma sempre piena di cultura e voglia di ricominciare, la Napoli dei mille culure, della voce de criature che non ci fa mai sentire soli. Ci manca il sentimento che ha ispirato migliaia di giovani della mia età, che in Pino, oggi come allora, vedono un fratello maggiore, il nostro musicante capace di mostrare la parte più bella di noi, quella dei lazzari felici, pieni di energia e forza di ricominciare. Continua a vivere la sua denuncia sociale attraverso la sua visione della nostra città, continuano a vivere le sue parole ogni volta che qualcuno ci passeggia.
Continuano a vivere i suoi giorni di pioggia tra i vicoli di Napoli, e continuano a vivere le sue poesie d’amore nell’eterna speranza che qualcosa arriverà.
E a noi resta quel che resta, nella musica che ha cantato, nell’amore che ci ha lasciato.

Ciro Giso

Un articolo di Ciro Giso pubblicato il 5 Marzo 2020 e modificato l'ultima volta il 6 Marzo 2020

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