domenica 24 giugno 2018
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STORIA DI UNA CAPITALE

Cosa resta di Neapolis nel cuore della città odierna

Storia di una Capitale | 14 giugno 2018
Cosa resta di Neapolis? Una grande capitale. Quale migliore definizione per Napoli? Una città fondata nella notte dei tempi da lontane genti guidate da un dio. Per secoli faro di civiltà greca nel mondo occidentale. Unica città al mondo, come dice Malaparte, ad essere sopravvissuta al crollo delle civiltà antiche. E poi, a fasi alterne, dai Bizantini ai Borbone per 1500 anni alla guida di ducati, regni e viceregni. Irrequieta e ribelle da rifiutare per ben due volte i tribunali dell’Inquisizione. Orgogliosa da rivoltarsi al re di Spagna al fine di ottenere antichi privilegi. Sperimentò la repubblica e la reazione, la restaurazione e i moti carbonari. Piegata da un’unità imposta ma mai doma, tanto da guadagnarsi una medaglia d’oro per quelle quattro giornate, quando, unica città in Europa, cacciò da sola i nazisti.
Una stratificazione plurimillenaria che è sotto gli occhi di tutti, basta fare un giro a piedi nel centro antico e osservare come centinaia, migliaia di anni di storia sono tramutati in arte e architettura che ci stordiscono ad ogni angolo di strada. La Napoli angioina, la Napoli rinascimentale, la Napoli barocca esplode letteralmente in un turbine di forme e di colori; tra chiese e palazzi si svolge un’infinita matassa fatta di luoghi e di memorie, un dedalo di storia cristallizzato nel marmo e nel piperno, nel tufo e nel granito.
Ci chiediamo della Neapolis delle origini, quella greco-romana che all’apparenza manca. Invece è ben visibile sotto gli occhi di tutti, basta saper cercare e sapere dove guardare. Anzitutto la struttura urbana è la stessa da 2500 anni a questa parte, quell’impianto ippodameo costitutito da plateiai e stenopoi, ancora animato da una umanità varia e colorata.
Monumenti antichi, a differenza di Roma ad esempio, non se ne vedono, per una ragione ben precisa. Napoli è una città disposta su terrazzamenti, degradante verso il mare e soggetta soprattutto in passato a violenti fenomeni alluvionali che in molti casi generavano vere e proprie colate di fango che invadevano e sommergevano interi quartieri.
Come nel caso di alcuni fabbricati prospicienti l’area dell’antico foro, sommersi nel corso del V secolo quando si preferì lasciarli sepolti ed innalzare il piano di calpestio, trasformando le finestre degli ultimi piani in porte, per poi sopraelevare. Di conseguenza gran parte delle antiche strutture si trovano al di sotto del piano attuale, innalzatosi nel corso dei secoli in misura variabile.
Uniche strutture ancora visibili in superficie sono le due imponenti colonne del tempio dei Dioscuri in Piazza San Gaetano, elevantesi su un alto terrazzamento in parte naturale e inglobate nella facciata della chiesa di San Paolo Maggiore, che testimoniano ancora la magnificenza dell’antico santuario di cui erano parte.
Poco distante possiamo ammirare le grandi rovine di via Anticaglia, due enormi contrafforti in laterizio che in antico avevano la funzione di sorreggere e consolidare l’antico teatro scoperto, affetto da probabili problemi di statica.
In giro per il centro antico ci sono però innumerevoli testimonianze minori, un occhio attento vedrà inseriti nei piedritti di antichi campanili blocchi di calcare e marmo, oppure un’antica base con lettere greche murata nel cortile di un palazzo nobile.
Frammenti di vita, isolati nel tempo e nello spazio, appartenenti ad un lontano passato, come la scacchiera di Santa Maria della Pietrasanta graffita su un antico cordolo di marciapiede inserita nel campanile ducale. Molte testimonianze, numerosissime in passato, finirono bruciate nelle calcare per ricavarne gesso.
La zona di San Giovanni in porta era detta marmorata, per la grande presenza di marmi. Nulla è rimasto di tutto ciò. Un’altra antichità visibile è la grande lastra di sarcofago murata nella torre campanaria della Cappella di San Giovanni a Pappacoda.
Rappresenta la fuga di Proserpina verso la madre Demetra, preziosa testimonianza del culto di una divinità patria. Molti altri esempi sono sparsi tra i vecchi palazzi, salvati e recuperati dagli antichi proprietari che sottolineavano con orgoglio la propria identità millena- ria. Sono le vestigia di una civiltà antica, le radici della nostra origine.
Enzo Di Paoli

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