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STORIA DI UNA CAPITALE

Nisida, la piccola ninfa

Storia di una Capitale | 31 Maggio 2018

Tra il capo di Posillipo e le spiagge di Coroglio e Bagnoli ecco Nisida, l’antica Nesis, l’isola piccola. Sembra quasi un coagulo di tufo precipitato nel mare da chissà quale antica e spaventosa eruzione. Uno spartiacque tra i due golfi, quello napoletano e quello puteolano. “Nisida è un isola e nessuno lo sa” diceva
molti anni fa Edoardo Bennato  e davvero non si sarebbe potuta trovare espressione migliore per definire questa umile isoletta nata dalle potenti forze della natura, imprigionata com’è tra il capo di Posillipo e le spiagge di Coroglio e Bagnoli e unita alla terraferma da un poco estetico pontile.
Eppure del virgiliano Pausilypon fu la naturale propaggine nel mare e l’altissima rocca del capo, erosa dai marosi e dal vento trovava in essa protezione e riparo.
Ora invece sembra quasi scivolata nell’oblio del tempo, negata alla gente, accessibile solo ai giovanissimi del riformatorio e assediata per decenni da industrie metallurgiche e cementifici.
Eppure un giorno lontano, nell’età aurea del grande impero Nisida fu un luogo ambito e famoso tanto che ne troviamo menzione e descrizione in Plinio ed Ateneo, in Stazio e Lucano.
Il primo a parlarne fu però il grande Omero, che proprio a Nesis colloca lo sbarco di Odisseo il quale vi lasciò le navi prima di salire verso lo speco di Polifemo, che il Berard colloca proprio sotto il capo di Posillipo in quella che, scavata e ampliata, diventerà la grotta di Seiano. Ed è suggestivo immaginare l’approdo del figlio di Laerte nel futuro Porto Paone, nel lato nascosto dell’isola, quello che guarda il mare.
Plinio seniore nella sua Naturalis Historia la ricorda per i suoi asparagi selvatici, freschi e saporiti, e il napoletano Stazio nelle Silvae descrive la rigogliosa vegetazione che ne ricopriva le alture, a coronamento del suo porto naturale.
E ancora descrizioni di conigli selvatici ed esalazioni vulcaniche. Dopo secoli ne parlerà ancora Giovanni Pontano che la immaginò figlia di Nereo e Doride e madre della ninfa terrestre Antiniana.
Descrizioni quindi letterarie e poetiche, da idillio marino e naturale. Eppure anche questo piccolo scoglio flegreo ebbe un tempo una grande storia. Qui era la villa estiva di Marco Giunio Bruto che vi incontrò Cicerone nei torbidi anni culminati nell’uccisione di Cesare. Di uno di quei colloqui ce ne parla lo stesso Cicerone nelle Lettere ad Attico: “apud illum multas horas in Nèside”, fu un colloquio di molte ore. Nella medesima villa Bruto incontrò poi Cassio e si decise il destino di Roma. E si decise ancora il destino dei congiurati, fuggiti da Roma per finire uccisi nella battaglia di Filippi. E Nisida quindi tornò teatro questa volta del suicidio di Porzia, figlia di Catone e moglie di Bruto, che alla notizia della morte del marito si uccise ingoiando carboni ardenti.
Poi la piccola ninfa si perde nel buio dei secoli. Delle grandi ville e dei ricchi personaggi romani ora non vi è più traccia, se non il ricordo. Nei difficili anni delle invasioni barbariche vi si stabilì un monastero, detto di Sant’Arcangelo dove nei primi secoli dell’era cristiana il suo abate, Adriano, partì per la Britannia, la lontana terra da evangelizzare. E poi ancora ne parlarono il Pontano e Jacopo Sannazzaro che nell’ultima ecloga dell’Arcadia così pianse il suo abbandono e la sua rovina: “Dimmi, Nisida mia […] non ti vidi io poc’anzi erbosa e florida…[…] non ti vegg’io or, più che altra, inculta e orrida? […] “.
Passarono i secoli e l’isoletta non trovò mai pace, di proprietà in proprietà attraversò tutte le fasi storiche di Napoli vivendo solo del ricordo della sua antica grandezza.
Le sue vicende si concludono nei primi anni del XIX secolo con la restaurazione borbonica quando, sul luogo dell’antico castello vicereale, costruito nella metà del XVI secolo da Giovanni Piccolomini duca d’Amalfi, vi si costruì una prigione per gli ergastolani dove furono relegati molti prigionieri politici. Negli stessi anni Benedetto Croce nella sua “Storie e leggende napoletane” celebrò l’isoletta con le dolci parole di un innamorato: “Nisida simile al bimbo dalle tonde guance vermiglie, che non osa ancora dilungarsi dalla madre “.

Enzo Di Paoli

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 31 Maggio 2018 e modificato l'ultima volta il 31 Maggio 2018

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