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STORIA DI UNA CAPITALE

San Gennaro, anima e sangue dei napoletani

Storia di una Capitale | 14 Settembre 2018

Neapolis oramai da tempo non era più città pagana. Le fonti agiografiche più antiche, non anteriori al IX secolo, fanno risalire la fondazione della chiesa napoletana a San Pietro che, provenendo dalla città di Antiochia e diretto a Roma, si sarebbe fermato nella città partenopea ove avrebbe battezzato e consacrato il primo Vescovo Aspreno. In seguito la presenza di una folta comunità cristiana è attestata già nel II secolo, come si evince con certezza dalle testimonianze archeologiche del complesso catacombale di Capodimonte.

Quindi la diocesi Napoletana è fra le più antiche esistenti in Occidente e risale al I secolo, agli albori della cristianità.
Il primo vescovo Aspreno o Asprenate divenne presto il primo santo patrono cittadino e ne seguirono vari altri fino ad Agrippino. Ma nel V secolo la storia religiosa di Napoli cambia. Nel corso del 472 esplode il Vesuvio e una furibonda eruzione squassa e devasta tutto il golfo. Per qualche sconosciuto motivo i napoletani si riversano in massa presso il sepolcro di un uomo che di napoletano non aveva molto. Era un vescovo beneventano, martirizzato per la sua fede circa 160 anni prima a Puteoli nei pressi della solfatara. Iniziò un interminabile pellegrinaggio verso le catacombe di Capodimonte dove si trovava la sepoltura. I partenopei vi giunsero a migliaia invocando la protezione del santo contro la furia del vulcano. In quel giorno preciso Januario entrò nel cuore della gente, che divenne la sua gente. La testimonianza di quell’evento storico è ancora visibile in un affresco, riscoperto sul finire degli anni ’70 del
secolo scorso, che raffigura il santo col vulcano sullo sfondo.

Gennaro quindi si legò quei giorni ai napoletani in maniera indissolubile. E soprattutto legò il suo nome al vulcano che domina la città e ai terremoti che frequentemente la scuotono. Egli diventò non solo il patrono cittadino ma il protettore della città. Qualche secolo dopo ci si accorse che il sangue del martire, conservato in due piccole ampolle di vetro, per qualche prodigioso evento si liquefaceva, diventava rosso rutilante, vivo. E’ il miracolo del sangue. Il santo lega alla città il sangue che ha versato. Il suo diventa il “sangue di un popolo”, testimonianza di vita, di protezione, di tradizione e fede. Il prodigio della liquefazione avviene tre volte l’anno, il sabato che precede la prima domenica di maggio, il 19 settembre ricorrenza del santo e il 16 dicembre, data quest’ultima dove c’è un preciso riferimento storico nella terribile eruzione vesuviana del 1631.

Januario è un santo in un certo senso “laico” e la sua laicità si esplica in maniera convincente e definitiva il 13 gennaio del 1527 quando il popolo di Napoli, fiaccato da guerre, pestilenze ed eruzioni, formulò un voto solenne. In cambio della protezione si sarebbe realizzata una nuova, grande cappella all’interno della cattedrale, per meglio custodire le sante reliquie ed il tesoro che si andava formando. Si stipulava, in definitiva, tra il popolo napoletano rappresentato dagli Eletti dei Sedili ed il santo, una sorta di contratto notarile dove venne legalmente trascritta la reciproca promessa. Ovviamente c’era una contraddizione sul nascere, in quanto la controparte era deceduta da oltre mille anni. Ma le cose furono fatte per bene, in parole povere nacque una fondazione che avrebbe custodito in nome e per conto del popolo napoletano le sacre spoglie, la Cappella ed i tesori tutti. E i napoletani parteciparono compatti, ognuno nelle proprie possibilità, anche con un piccolo obolo. San Gennaro fece la grazia. La città costruì nel volgere di pochi decenni la Cappella, che fu inaugurata il 16 dicembre del 1646 e affidata dagli Eletti dei Sedili ad una Deputazione laica di dodici membri che ebbero il gravoso ed onorevole compito di promuovere il culto. E soprattutto negli affari del santo, se non quelli strettamente liturgici, la Chiesa non ebbe alcun potere perchè da quel giorno la Cappella, col martire e tutto il resto, appartiene al suo Popolo, pronto a tornare a sventolare i fazzoletti bianchi in sua difesa, perchè Gennaro a dirla come Alessandro Dumas: « è un cittadino prima di tutto e non ama che la sua patria, la protegge contro ogni pericolo, la vendica di tutti i nemici: civi, patrono, vindici, come dice una vecchia tradizione napoletana ».

Vari sono stati nel corso della storia i tentativi della curia napoletana di introdursi in qualche modo nella Deputazione, iniziative risultate vane per l’intervento del popolo che in un caso addirittura invocò e ottenne l’intervento di un pontefice romano. Ricordiamo solo l’ultimo, di un paio di anni fa, quando migliaia di fazzoletti bianchi tornarono a sventolare sul sagrato del Duomo in difesa del suo Santo (una storia, quest’ultima, raccontata anche nel documentario prodotto da Identità Insorgenti, Sangue di un popolo).

Enzo Di Paoli

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 14 Settembre 2018 e modificato l'ultima volta il 14 Settembre 2018

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