martedì 25 settembre 2018
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STORIA DI UNA CAPITALE

Virgilio, la Sirena e l’ultimo imperatore

Storia di una Capitale | 28 giugno 2018

Testimone muto dei millenni che corrono, il cuore di Partenope erge la sua mole imponente dinanzi allo splendido corpo disteso sul mare.

Non teme il tempo che fugge, non teme il mare ed il vento che lo flagellano.

Poggia su salda roccia che vide un giorno nella notte dei tempi rodii e teleboi, sempre protetto da Afrodite Euplea. Vide morire re e imperatori. Conobbe un mago, che vi celò un uovo. Quell’uovo è l’utero materno della nostra sirena, forza universale generatrice di vita. Gli antichi temevano la leggenda, temevano
di vedere quell’uovo frantumato e con esso perire la dolce Partenope.

Non accadrà mai: quello uovo contiene un cuore pulsante e mille e mille altri cuori battono con lui.

Non poteva sapere il giovane imperatore cosa sarebbe diventata quella villa, ormai un forte, dove era prigioniero.

La grande villa posta tra l’isolotto di Megaride ed il monte Echia, diventata da tempo un castrum fortificato.

Era solo un ragazzo Flavio Romolo Augusto e sulle sue gracili spalle gravava un peso che mai avrebbe potuto reggere. Lui giovane principe sentiva la responsabilità di dare un ultimo briciolo di dignità ad oltre mille anni di storia.

Era un imperatore, l’ultimo imperatore di Roma.

Le sorti del grande impero erano ormai compromesse, Roma non esercitava più il controllo sulle sue legioni tutte composte da barbari mercenari. Vasti territori una volta sotto il dominio imperiale erano diventati regni barbarici: la Britannia, la Pannonia, parte della Gallia erano di fatto regni autonomi. La stessa Italia era squassata da continue incursioni straniere. Clamoroso e terribile fu il sacco di Roma del 410 ad opera di Alarico.

L’inizio della fine.

Così Flavio a sedici anni si ritrovò imperatore suo malgrado, il padre Oreste era di origine barbarica e non potè essere eletto, quindi toccò a lui. Neanche il tempo dell’investitura che una ribellione di un generale romano di origini scire, Odoacre, pose fine alla sua esperienza; Oreste fu ucciso e Flavio Romolo fu deposto e relegato a Napoli.

Forse finì i suoi giorni nel fortilizio di Megaride, forte del vitalizio accordatogli da Odoacre, forse divenne monaco ospite in qualche cella dell’eremo basiliano insediatosi pochi anni dopo la sua deposizione. Fatto sta che il suo nome si perde nel buio del tempo, e con lui si chiude l’esperienza storica dell’impero romano.

Dopo oltre mille anni Roma abdica al suo ruolo di faro della civiltà occidentale. In seguito la storia dimostrerà invece la straordinaria importanza di quel millennio di storia, niente sarà perduto di quella esperienza.
Napoli scelse altre strade che la allontanarono definitivamente dal mondo romano-barbarico che di fatto in Italia aveva sostituito ciò che restava della romanità classica. Dopo la parentesi del goto Teodorico per alcuni decenni re d’Italia, Napoli che nell’anima e di fatto era sempre città greca, rientra nell’orbita imperiale, dell’Impero d’Oriente sopravvissuto alla catastrofe dell’Occidente. Bisanzio entrò in guerra con i Goti ed il generale imperiale Narsete inviato in Italia dall’imperatore Giustiniano assediò Napoli, in mano ai goti, e la espugnò con un tranello nel 543 d.C.

La citta partenopea nata greca ritornò quindi anche politicamente parte di un impero con sede in Oriente, a Bisanzio. La lingua e le tradizioni furono salve e con la prammatica sanzione dell’imperatore Giustiniano del 14 agosto del 554 Napoli diventò sede del dux, diventando quindi un ducato dipendente da Bisanzio.

Nasce ora una storia nuova, la storia della Napoli bizantina, la città delle chiese paleocristiane con i suoi magnifici mosaici . La città dei santi martiri, delle catacombe e delle reliquie. Il ducato acquisterà un’importanza sempre maggiore nel panorama politico regionale, fin quando non si distaccò addirittura
dalla stessa Costantinopoli nell’VIII con Stefano II che celebrò l’autonomia dall’impero d’Oriente. Sono questi i primissimi eventi che nei secoli successivi faranno maturare le condizioni necessarie alla nascita della futura capitale.

Intanto l’isolotto di Megaride è ancora lì. Dopo avere visto antichi naviganti pre greci, dopo essere stata la villa di un ricco romano e poi un castrum fortificato, abitazione e prigione di un imperatore, è ora un castello che cela un uovo nelle sue segrete. E quell’uovo fu lì posto da Virgilio, non più vate e poeta ma mago.

E noi forse ci crediamo pure, come crediamo che quell’uovo non cadrà mai dal suo tripode. Perchè abbiamo il nostro cavaliere a guardia della sirena.

Enzo Di Paoli

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