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STORIA E IDENTITA’

Quella Terra di Lavoro che una volta definiva la Campania Felix

Storia | 6 Ottobre 2015

terra di lavoro campania felix

E se da un giorno all´altro Formia e la parte bassa della provincia di Latina, Cassino e parte della provincia di Frosinone, parte dei comuni del Napoletano compreso Secondigliano quartiere di Napoli, Venafro in Isernia ed altri comuni in provincia di Benevento e Avellino, venissero accorpati in provincia di Caserta dando vita ad una nuova provincia? Come la prenderebbero gli abitanti dei comuni di queste province e regioni? Eppure tutti questi comuni e tantissimi altri, in linea di massima fino al 1927, hanno sempre fatto parte della storica provincia di Terra di Lavoro, con Caserta capoluogo dal 1818 fino alla data dell’abolizione.

“Cinque milioni d’Italiani il 6 dicembre 1926 si svegliarono in una provincia, e si addormentarono nell´altra” Questo scriveva il “Giornale D´Italia” dell’epoca, riferendosi alle varie istituzioni di nuove province Italiane, ed alle abolizioni e ridimensionamenti di altre. Con il decreto del 21.01.1927, firmato Vittorio Emanuele e Mussolini, la provincia di Caserta, l’antica Terra di Lavoro, che come capoluogo ebbe anche Capua, venne soppressa e parte dei suoi territori assorbiti nelle province di: Benevento, Avellino, Napoli, Campobasso, Frosinone, e Littoria ribattezzata Latina. Denominata in antichitá Campania Felix, nome che stava ad indicare la fertilitá del luogo (dal latino Campagna felice), la Terra di Lavoro è stata una delle amministrazioni territoriali piú vaste d’Italia. Istituita nel 1221 da Federico II di Svevia, era divisa ed amministrata piú o meno come una regione Italiana odierna, con dei capoluoghi chiamati distretti, che a loro volta erano suddivisi in circondariati e furono: Capua (quello piú antico), Gaeta, Sora, Caserta dal 1818 per sostituzione del distretto di Capua, Nola istituito nel 1810, e Piedimonte d’Alife.

Contava: 258 comuni, 60 consiglieri provinciali, e 789. 829 abitanti prima del 1861.

Camillo Porzio, avvocato e storico scriveva: “Concordemente da tutti gli scrittori é stimata la piú bella regione del mondo, per il clima temperato, la grassezza dei terreni, e per i luoghi piacevoli”

L’agricoltura è sempre stata la fonte principale di guadagno della zona, facendo stimare la provincia di Terra di Lavoro in tutta Europa per la produzione di ortaggi e frutta, salumi e latticini, seta e lino, per la mozzarella di Bufala, le famosissime olive di Gaeta, e soprattutto per la laboriositá degli abitanti: “La duttilitá del cittadino di terra di lavoro, filosofo e guerriero, capace di forgiare metalli e di fare serenate, sta nella sua storia, che in gran parte corre sulla via Appia, veicolo di culture e di conquiste. E la terra che vanta i primi documenti in Italiano, e quello fondamentale del Placito Capuano del 960”

Ma quali erano i comuni che facevano parte della Terra di Lavoro, con capoluogo Caserta fino al 1927, e in quali province finirono dopo il decreto firmato Vittorio Emanuele e Mussolini? I comuni della Valle Caudina, Telesina, Airola, Amorosi, Cerreto Sannita, Sant’Agata dé Goti, oggi sono in provincia di Benevento. I comuni di Vallo di Lauro, Quindici, Taurano, Moschiano, e del Baianese, finirono in provincia di Avellino. L´alta valle del Volturno, Pratella, Cerreto Sannita, in provincia di Campobasso (fino al 1945) Venafro, unico comune che passó in provincia di Isernia. Ne facevano parte anche Acerra, Marigliano, Nola, Brusciano, gran parte dell´Agro Nolano, Giugliano oggi in provincia di Napoli, ed anche i casali di Secondigliano, Miano, San Pietro a Patierno, Marianella, Piscinola fino ai Camaldoli oggi tutti quartieri di Napoli. Ne fecero parte anche Pozzuoli, Sorrento e comuni limitrofi, ma solo fino alla data d´istituzione della provincia di Napoli (1806) Pontecorvo, Isola dell´Iri, Sora, Roccasecca, Pico, San Giovanni Incarico, San Germano che ritorna al nome di Cassino per decreto del 23 maggio 1863, ed altri, oggi si trovano in provincia di Frosinone. Ed infine Minturno, Scauri, Mola che prende il nome di Formia, Gaeta, Sperlonga, Fondi, Itri (il paese di Frá Diavolo), Lenola, Campodimele, e Monticelli che dal 1863 prende il nome di Monte san Biagio (che era anche l´ultimo paese di confine del Regno delle Due Sicilie, oggi rimane il monumento della dogana, localitá Portella-Epitaffio), e tutti i comuni del Sud Pontino partendo da Terracina al Garigliano, oggi sono nella provincia di Latina.

Anche le Isole di Ponza e Ventotene ne facevano parte, passando prima nella provincia di Napoli, poi in quella di Latina. Il motivo dell´abolizione della provincia di Caserta, l´antica Terra di Lavoro, é difficile da ricercare. Il regime Fascista nel 1927 ordinò l’istituzione di 17 nuove province. L’abolizione della Terra di Lavoro venne giustificata con ragioni storiche, ma la stessa relazione consegnata dalla commissione Parlamentare dell’epoca, presieduta da Saverio Fera, non aveva dato indicazioni precise, lasciando la scelta dei nuovi capoluoghi alla valutazione del Duce.

In ogni caso, la popolazione compresi i fascisti locali, si ritrovarono davanti al fatto compiuto, almeno cosí vuole la vulgata ufficiale, come si dice che che il partito Fascista abbia voluto promuovere l´abolizione della provincia per il “timore” della storica unitá territoriale che si era venuta a creare nei secoli, di una grande Caserta, con la sua magnifica reggia e la sua vastissima provincia.

Un altro motivo ufficiale fu quello del Duce che motivó tale scelta per dare a Napoli il necessario respiro territoriale, e che Caserta avrebbe dovuto esercitare il ruolo di Versailles di Napoli… Campania Felix ovvero campagna felice, Terra di Lavoro, ed il nome diceva tutto, oggi il cuore di questa provincia é stato ribattezzato terra dei fuochi; Abolita, dimenticata, ed infine con un gioco di parole anche infangata.

CURIOSITÁ: – Come simbolo dell´antico rapporto agricolo della Terra di Lavoro, oggi il comune di Fondi, passato poi in provincia di Latina, possiede il piú grande e moderno centro Italiano di concentrazione, condizionamento e smistamento di generi ortofrutticoli freschi, che esporta in tutti i paesi Europei i prodotti delle regioni meridionali d´Italia; il MOF. Www.mof.it – I caseifici dei comuni del sud Pontino (latina), Frosinone (ex circondariato di Sora), e Venafro in Molise, nonostante non rientrino in Campania, grazie all´appartenenza storica alla provincia, possono etichettare con il marchio “mozzarella di bufala campana D.O.P” – I dialetti del basso Lazio (Latina) quindi Fondi, Gaeta, Formia ecc, e dell`ex circondariato di Sora (Frosinone) quindi Cassino, Pontecorvo ecc, ed Isernia (Molise), nella lista Unesco dei dialetti Italiani, rientrano nel gruppo dei dialetti Campani pur non trovandosi in Campania.

Note – Giornale d´Italia anno 1926 – Istoria d´Italia e descrizione del Regno di Napoli, Camillo Porzio, 1547 – Storia della Letteratura Italiana, M. Sansone, 1958 – L´istituzione delle 17 province del Littorio tra consenso forzato e immaginato – Terra di Lavoro, Guida editore 2003, Napoli

Carmine Sadeo

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 6 Ottobre 2015 e modificato l'ultima volta il 6 Ottobre 2015

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