fbpx
venerdì 28 febbraio 2020
Logo Identità Insorgenti

STORIA E TRADIZIONI

I gigli di Nola sono patrimonio dell'Unesco. Ecco qual è la loro storia

Arte e artigianato, Cultura, DueSicilieOggi, Identità, Mondo | 9 Dicembre 2013

gigli di nola

« Mi si era parlato a Napoli della festa di San Paolino a Nola e mi si era anche assicurato che meritava di essere veduta. Ero appena entrato a Nola che mi colpì la vista una strana cosa, della quale non avevo ombra d’idea e che mi fece dubitare di trovarmi piuttosto nelle Indie, od al Giappone, che in Italia, nella Campania. Vidi una specie di torre, alta, sottile, tutta ornata di carta rossa, di dorature, di fregi d’argento, portata sulle spalle da uomini. Era divisa in cinque ordini, a piani, a colonne, decorta di frontespizi, di archi, di cornici, di nicchie, di figure e coperta ai due lati di numerose bandiere. Giunta poi ogni torre davanti alla cattedrale, incominciava uno strano spettacolo, imperocchè ognuna di quelle moli grandiose si dava a ballare a suon di musica. Precedeva i portatori un uomo con un bastone, il quale batteva il tempo, e le torri seguivano quello. Il colosso oscillava e sembrava ad ogni istante che volesse perdere l’equilibrio e cadere; tutte le figure si muovevano, le bandiere sventolavano; era un colpo d’occhio fantastico. »

Ferdinand Gregorovius

 

Lo aspettavano da oltre otto anni: tra ritardi, speranze e qualche preghiera a San Paolino. Ora la notizia è finalmente ufficiale: la Festa dei Gigli di Nola entra ufficialmente nel patrimonio dell’Umanità Unesco. La kermesse secolare, che ogni anno la città di Giordano Bruno dedica al suo Santo Patrono, rientra nella rete “feste con macchine a spalla”, che include anche la “Varia” di Palmi, i “Candelieri” di Sassari e le celebrazioni a Viterbo per Santa Rosa.

Mercoledì scorso è arrivato l’annuncio ufficiale dal sindaco Geremia Biancardi, in diretta da Baku in Azerbaijan, durante i lavori del Comitato intergovernativo Unesco, che ha esaminato 31 dossier di candidatura: “La festa dei Gigli, la nostra storia, la nostra fede, il nostro dna nolano, adesso è di ricchezza universale. Siamo onorati fino alla commozione. Ora tutto questo dovrà tradursi in nuove opportunità di crescita per Nola”.

Tradizionalmente la festa trae origine da un racconto che gli stessi Nolani si tramandavano e trascritto, in seguito, da Papa Gregorio Magno un secolo dopo l’accadimento dei fatti. Il racconto è, in breve, questo.
Dopo la presa di Roma da parte dei Vandali, anche Nola fu saccheggiata e molti dei suoi abitanti furono deportati in Africa come prigionieri.
Tra di loro vi era il giovane figlio di una vedova, la quale si rivolse al vescovo di Nola, Paolino, per avere il denaro per riscattarlo. Paolino, avendo già venduto tutto quello che aveva per riscattare altri prigionieri, offrì se stesso.

Si recarono, quindi, in Africa dove il genero del re dei Vandali, accettò lo scambio: prese Paolino come giardiniere e liberò il giovane.
Un giorno, molto tempo dopo, Paolino predisse al re la sua imminente fine e gli rivelò la sua identità di vescovo. Fu così liberato insieme ai suoi concittadini e tutti fecero ritorno a Nola su navi cariche di frumento.

Fu appunto questa liberazione che fece scattare l’entusiasmo dei Nolani che accolsero il loro Pastore in processione con dei gigli (fiori).
Questa cerimonia divenne per i Nolani il modo per commemorare l’avvenimento e omaggiare il loro Santo vescovo. E questo anche dopo la morte del vescovo Paolino, avvenuta nel 22 giugno dell’anno 431 d.C.

Tuttavia, studiosi moderni sono portati a considerare la “festa” come l’assorbimento da parte del “cristianesimo” di un rito pagano, secondo il quale grandi alberi sacrali, probabilmente simboli di fertilità, venivano portati in processione per buono auspicio nel periodo del solstizio d’estate.

La domenica successiva al 22 giugno di ogni anno, infatti, si svolge la festa, vale a dire la processione danzante di 8 Gigli più una struttura più bassa a forma di barca che simboleggia il ritorno in patria di San Paolino. Gli obelischi di legno prendono il nome delle antiche corporazioni delle arti e dei mestieri, nell’ordine Ortolano, Salumiere, Bettoliere, Panettiere, Beccaio, Calzolaio, Fabbro e Sarto.

 

I Gigli e la Barca danzano lungo un tradizionale percorso individuato nel nucleo più antico della cittadina al ritmo di brani originali e reinterpretazioni attinte dalla tradizione musicale napoletana, italiana e internazionale eseguiti da una banda musicale posta sulla base della struttura.

 

La manifestazione copre l’intero arco della giornata. Nel corso della mattinata, i Gigli e la Barca vengono trasportati in piazza Duomo, la piazza principale di Nola, dove avviene la solenne benedizione da parte del vescovo. Dal primo pomeriggio all’alba del lunedì le strutture e i cullatori che li trasportano affrontano spettacolari prove di abilità e di forza.

 

Il programma dei festeggiamenti va oltre la festa e segue un cerimoniale articolato e complesso, disciplinato da un preciso copione, su di un arco temporale di un anno intero.

 

La tradizione della festa si intreccia con quella delle corporazioni in cui precisi erano gli obblighi di devozione in occasione delle feste patronali, finalizzati a consolidare i rapporti interni e a relazionale i consociati con la restante parte della società civile.

 

Il “Mastro corporativo” è colui che vantando la tradizione della più antica licenza del settore è investito dell’onore di organizzare le celebrazioni per il patrono.Egli orchestra un “Maestro di festa”, il “Maestro musichiere” e il “Capo paranza”.

 

L’attribuzione del giglio al comitato organizzatore del singolo giglio è sottolineato da un simbolico “passaggio della bandiera” rappresentante l’effige del patrono dalle mani dell’organizzatore del precedente evento al nuovo.A questo rito segue la “cacciata”, tradizionale festoso annuncio per i vicoli del centro storico del rinnovarsi ciclico dell’evento con l’organizzazione del processo che porterà alla nuova festa.

 

Ciascun comitato promotore organizza eventi vari tra cui le “tavuliate” (tavolate), pasti riffe destinati alla raccolta dei fondi necessari allo svolgimento della festa e finalizzati a opere caritatevoli.

 

Ciascun giglio viene realizzato in nudo legno in aree specifiche dedicate allo scopo, quindi rivestito della cartapesta e stucchi, trasportato ed esibito in Piazza Duomo insieme agli altri gigli e la barca.

 

Il giorno prima della festa, nella “sfilata dei comitati”, centinaia di persone che indossano la stessa divisa festeggiano gli obelischi fermi nelle loro postazioni con canti e danze.

Gabriella Martini

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 9 Dicembre 2013 e modificato l'ultima volta il 9 Dicembre 2013

Articoli correlati

Arte e artigianato | 12 Dicembre 2019

IL MURALE

La Capera torna ai Quartieri Spagnoli: opera di Iodice e De Rienzo di “Miniera”

Arte e artigianato | 2 Ottobre 2019

A MATERA

Le galline si fanno opera urbana: l’installazione della lucana Pastore

7arti | 12 Giugno 2019

L’INTERVISTA

Mario Talarico, storico ombrellaio: “Sogno una scuola di artigiani per non perdere le antiche tradizioni”

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi