venerdì 17 agosto 2018
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STORIE D’AFRICA

Il baobab verso il mercato globale: l’ultima follia dei colonizzatori

Ambiente, Mondo | 8 agosto 2018

Il baobab è un albero straordinario, uno degli alberi più maestosi del mondo e i suoi frutti sono ricchi di proprietà benefiche per la nostra salute (e per la bellezza). Forse avete già sentito parlare del baobab come di un albero in grado di offrire cibo e riparo a un intero villaggio, o ne avete sentito parlare nel Piccolo principe. Ma recentemente c’è un interesse delle multinazionali nei confronti di questo albero, il cui nome scientifico è Adansonia, termine che indica un genere di piante appartenente alla famiglia delle Bombacaceae. Il termine baobab è molto antico, è presente da secoli nelle lingue africane e probabilmente è legato all’arabo con il significato di ‘padre di molti semi’.

Il baobab riesce a trattenere nel suo tronco centinaia di litri d’acqua per fare fronte ai periodi di siccità. Produce frutti commestibili. Anche le foglie del baobab si possono mangiare. Troviamo il baobab in Africa e in Australia, dove sono presenti specie differenti di questo albero. Il baobab è il simbolo nazionale del Madagascar. Il baobab è uno degli alberi più longevi del mondo, è un simbolo di fertilità e di lunga vita.

Taerou Dieuhiou ha scalato gli alberi di baobab nella regione meridionale del Casamance del Senegal per raccogliere i loro frutti oblunghi fin da quando aveva 15 anni. Usa un lungo palo per rimuovere il frutto dai rami esterni.

Fino a poco tempo fa, i baobab sono stati sfruttati solo per uso locale, ma in un importante cambiamento di business, una piccola rete di produttori e fornitori ha spinto il profilo della frutta all’estero.

All’interno del guscio duro e verde che penzola dai rami sottili dell’albero più iconico dell’Africa vi è infatti una poltiglia citrata che è diventata un famoso “superfood” negli Stati Uniti e in Europa.

La gente ancora fatica a riconoscere il Baobab, spesso le persone pensano al suo cacao, ma ultimamente c’è la consapevolezza che questo frutto è qualcosa di più.

La Coca-Cola’s Innocent, il produttore di yogurt Yeo Valley (cioé il ramo della Coca Cola che ha acquisito Innocent e il settore smothies) e il grossista statunitense Costco sono tra i principali marchi che vendono prodotti di baobab.

Attraverso una cooperativa chiamata GIE, Baobab des Saveurs, una piccola società con compratori in Australia e Canada paga Dieuhiou fino a 10.000 franchi CFA ($ 18) per sacco, più del doppio di quello che ha ricevuto da intermediari locali alcuni anni fa.

Le esportazioni di frutta a guscio duro sono passate da 50 tonnellate nel 2013 a 450 tonnellate nel 2017, secondo il gruppo industriale – African Baobab Alliance. Si prevede che raggiungeranno le 5000 tonnellate entro il 2025, circa 500 container di spedizione all’anno.

Ma ovviamente è una finta ricchezza, un finto benessere: se è vero infatti che la domanda di baobab ha arricchito (ma sempre relativamente) gli agricoltori africani, dall’altra parte è chiaramente una scelta ecologicamente non sostenibile: anzitutto il cambiamento climatico nell’Africa Subsahariana ha avuto un impatto negativo sulle colture.  In secondo luogo i baobab non è un raccolto di piantagioni, a differenza del caffè o del cacao, entrambi abbondanti in Africa.

E infine proprio recentemente è stato lanciato l’allarme sulle condizioni gravi di alcuni baobab secolari. Insomma lasciamo queste piante magiche e taumaturgiche nelle mani della letteratura europea e  non delle multinazionali.

#africa   #baobab   #senegal  

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