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STORIE DI RESISTENZA ALL’UNICAL

Il Centro Sociale Filorosso si racconta a Pedagogia della R-Esistenza

Altri Sud, Attualità, Battaglie, Cultura, Diritti e sociale, Eventi, Giustizia, Identità, Integrazione, Istruzione, scuola, università, Italia, Libri, Made in Sud, Mondo, Repressione | 21 Marzo 2016

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Foto di Giuseppe Spadafora

Storie di resistenza, di idee, di lotte che nascono dal basso per abbracciare i deboli, gli ultimi.

Il Centro Sociale Filorosso, con sede all’Università della Calabria, compie 20 anni e si racconta per la prima volta nelle aule universitarie, ospite del corso di Pedagogia della R-Esistenza giovedì scorso. Tra i presenti Daniela Ielasi, direttrice del giornale universitario “Fatti al Cubo” e fondatrice, insieme ad Andrea De Bonis, del Filorosso, e Fortunato Cacciatore, membro del centro sociale e professore ordinario di storia della filosofia.

Il Filorosso nasce negli anni ’90 in un contesto particolare, occupandosi fin dall’inizio del riscatto del Sud, dei redditi di cittadinanza, delle guerre. Si interrompevano le lezioni, si occupava un’aula e si parlava di questi temi.

Non era, però, così semplice. Dietro a tutto ciò ci sta il coraggio di chi ha lottato per portare avanti il centro sociale, di chi ama il Sud e la Calabria. Dietro a tutto ciò ci sta la fatica e l’orgoglio di studenti che hanno fatto la storia dell’Unical andando contro tutto il sistema universitario, contro le forze dell’ordine, venendo processati per far scomparire completamente il Filorosso.

“Filorosso oggi continua. Continua nel racconto, nella pratica. Continua nelle azioni, nelle iniziative. Abbiamo raggiunto una sorta di tranquillità adesso: c’è un associazione, c’è uno spazio che offre servizi agli studenti producendo e promuovendo la cultura. Il tutto continua a fare memoria storica nell’università, che è fondamentale, perché la memoria serve per identificarsi. Un’identità che al Sud manca. Con la giornata di oggi si è ricordata, dentro un’aula universitaria, una storia che qualcuno voleva costringere dentro un’aula di tribunale”, ci spiega Daniela Ielasi.

Durante la lezione, ampio spazio ha avuto il libro “Filo Rosso – Diario di un’autogestione”. Un libro che racconta la storia interna ed esterna del centro sociale; la storia di quegli anni, di quelle manifestazioni, di quel movimento.

Fortunato Cacciatore spiega ai ragazzi cosa significa realmente il termine “Filorosso”: “Il Filo Rosso è quel filo che passa da generazione in generazione per non perdere la memoria. Spezzare quel filo significa dimenticare, e ciò comporta il non avere più storia, non riconoscersi più. E non riconoscersi più significa diventare idioti, nel senso di indifferenti. Il rosso è sempre stato il colore, prima ancora che dei partiti, della maggioranza dei poveri. E’ il colore dei “più” esclusi dalla società.”

Oggi il Filorosso esiste e continua a vivere attraverso il DAM, uno spazio occupato dove poter fare cultura e integrazione.

Conclude il professor Giancarlo Costabile: “I ragazzi del Centro Sociale Filorosso hanno inteso la vita universitaria in modo diverso. Oggi è un sentirsi liberi attraverso il divertimento, è aderire allo schema proposto. Non è un’occasione per scoprirsi adulti. L’esperienza di Filorosso non doveva finire con la repressione, ma attraverso un percorso di valorizzazione, soprattutto in questa Terra. Il tentativo di svegliare le coscienze non andava represso in maniera brutale. Questi ragazzi hanno avuto coraggio, hanno invitato gli altri ad una cultura plurale, e non ad una cultura declinata al singolare. Filorosso è ancora vivo. La storia di resistenza continua”.

Eleonora Greco

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 21 Marzo 2016 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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