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STORIE VIRALI

“Quel caffè di Corso Umberto” che ha fatto il giro del web

Identità | 6 Novembre 2020

“Ho preso un caffè e un cornetto vuoto, a volo sul Corso Umberto, Chiedo di pagare subito ma il cameriere mi dice – tieni fretta? Aspetta. Bive ‘o cafè, paghi dopo”. Ma sono testarda, evidentemente, non ho capito l’insegnamento e, quindi, sempre “a volo” ho condiviso questo aneddoto simpatico su Facebook, alla vigilia della annunciata e poi negata chiusura della Campania in zona arancione dove un barista mi ha chiesto di andare piano, perché pensava che fosse l’ultimo giorno di apertura del suo bar.

Volevo condividere la gioia che ho provato in quel momento, da napoletana per l’atteggiamento affettuoso e sensibile, ma mai banale, gioioso sì, dei Napoletani, ma anche l’angoscia, la rabbia e la tristezza, del momento storico che la mia città sta vivendo, e che, a dire il vero, stiamo vivendo tutti. E’ stato spontaneo, quindi, mi ripeto. Non credevo che questa storia, la mia voce, potesse diventare virale.

Mi presento, sono Flavia Salerni, l’autrice di questo “caffè del Corso Umberto”. Il post è rimbalzato sui pc e i cellulari di molti di voi. Senza rendermene conto.  5000 persone in meno di 24 ore hanno letto, condiviso, apprezzato, percepito le mie parole. Le stesse che condivido da tempo, eh, anche qui sul giornale, su Identità Insorgenti, dove da anni curo la “Mappa Letteraria di Napoli”. Ma non mi sono svegliata “scienziata poetica” dalla sera alla mattina.

L’eco immediato di questa vicenda è stato, ovviamente, un numero spropositato di richieste d’amicizia, commenti, consensi. In poche ore avevo circa 2000 nuovi amici sconosciuti, e altrettanti tentativi di messaggi. Fino a qui tutto bene, mi dico, gestirò la situazione.

Allora inizio a rispondere, dare notizie, portare avanti quello che ho scelto di fare da tempo: impegnarmi nel mio piccolo affinché Napoli non sia considerata sempre una carta sporca. Mi incazzo con chi commenta, sotto al mio post, con banali, stucchevoli luoghi comuni, robe tipo: “si bel discorso, ma a Napoli gli ospedali non funzionano”.

Dico, ma vi sembra che tengo la faccia da assessore comunale? da Sindaco? Da Presidente della Regione? e jammo.

Comunque, se la disputa tra internauti si fosse limitata a questi toni, a queste argomentazioni, mi sarei potuta pure stare. Dopotutto internet è libero e, come si dice, la madre degli imbecilli è sempre incinta.

Ma la situazione è trascesa: oggi, a distanza di due giorni, sono sommersa di richieste e di messaggi con allusioni sessuali. Di ogni tipo. Alcune le ho pubblicate anche sul mio profilo personale, perché sono stanca. Stanca di essere trattata come una bambola gonfiabile, senza tatto, senza rispetto. Solamente perché sono una donna. Ed esprimo quello che penso.

Morale della favola? Ho dovuto eliminare Messanger, limitare i messaggi su Instagram, silenziare il telefono a partire da ieri fino all’anno che verrà.

A tutti quelli che ci seguono e mi seguono, quindi dico: GRAZIE PER OGNI CONDIVISIONE E APPREZZAMENTO. Però, mi dispiace: necessità virtù, ho dovuto limitare le possibilità di contatto con la mia persona. Ma potete seguire e commentare tutto quello che produco per Identità (questo articolo, per esempio, le mie rubriche, la mappa letteraria e quello che fanno i miei colleghi, ovviamente).

A tutti gli altri, invece, dico (e concludo dicendo): Faciteve cura’!

A buon rendere. Merci.

Il post virale: https://www.facebook.com/flavia.salerni/posts/10224676325753534

Flavia Salerni

 

Un articolo di Flavia Salerni pubblicato il 6 Novembre 2020 e modificato l'ultima volta il 6 Novembre 2020

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