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STUPRI REALI E VERBALI

Il pessimo spettacolo del presidente Eav e della politica sulla pelle delle donne

Attualità | 7 Marzo 2019

Il pessimo spettacolo offerto dal presidente Eav e dalla politica sulla vicenda drammatica dello stupro di una ragazza  di 24 anni di Portici, studentessa di buona famiglia, amante del teatro e pienamente inserita nel contesto civile napoletano, violentata da tre animali  all’interno della stazione Circum di San Giorgio a Cremano, nel vano ascensore per i portatori di handicap, è un secondo stupro.

E’ lo stupro di un tempo barbaro che si è abbattuto su tutti noi, dove un presidente dell’Ente che si occupa della Circum, che dovrebbe occuparsi anche della sicurezza dei viaggiatori, si permette di aggredire una collega – una donna anche lei – di Fanpage, moderata e educatissima, quale è Gaia Martignetti, perché si “permette” di fargli legittime domande su quanto avvenuto in un luogo di cui il signore in questione è responsabile.

-“Cosa sente di dire alla ragazza violentata in circumvesuviana?” chiede la Martignetti

De Gregorio Presidente Eav: -“di guardarsi dalle amicizie, pare fossero amici suoi”

Martignetti:  -“ma non è mica colpa sua se l’hanno violentata!”

De Gregorio Presidente Eav: – “manco colpa mia però”

Qui l’intervista integrale su Fanpage per chi volesse rendersi conto di persona.

Intervista i cui contenuti osceni il presidente Eav ha poi negato, chiamando la Martignetti “stupratrice dell’informazione”. Della serie: “Le parole sono importanti”. A Gaia ovviamente la solidarietà di tutti noi.

Ma non è il solo squallido episodio che si è registrato su questa oscena vicenda, che per una volta ha visto subito consegnati alla giustizia i tre stupratori, tutti già in carcere, che si chiamano Alessandro Sbrescia (classe 2001), Raffaele Borrelli (classe 2000), Antonio Cozzolino (classe 2000),

È stata la ragazza a riconoscere i suoi aggressori, anche grazie al contributo di un quarto personaggio, un amico, che giorni fa l’aveva presentata a quei tre balordi. Una testimonianza, quella della ragazza, che secondo gli inquirenti è stata lucida e che ha fatto leva anche sulle immagini ricavate dalle telecamere della stazione su alcune fotografie ricavate da facebook.

Chiaramente la politica balorda e il popolo bue dei social su cosa si è soffermato? Non sullo stupro ma sulla nazionalità, italiana, dei tre stupratori. Però qui prendiamo in prestito la colorita affermazione di una ragazza “napulegna”, Ylenia Petrillo.

“Ci avete rotto il cazzo con questo “se erano stranieri, invece sono italiani”.Sono tre lote che hanno stuprato una ragazza.  Fossero stati stranieri, erano comunque tre lote.  Sono italiani, e sono lo stesso tre lote.  Questo è quanto.

Un paese di dementi stiamo diventando.
Usare uno stupro per fini propagandistici sia nell’uno che nell’altro senso, è offensivo”.

Ecco, bravissima Ylenia. Hai riassunto con parole forti cosa pensiamo anche noi. Perché anche questo è intollerabile. Essere solidali o meno a seconda della nazionalità degli stupratori è indecente. Noi la pensiamo esattamente come te.

Come pensiamo che sia anacronistico se non ridicolo che tra i cartelli della campagna delle femministe per l’8 marzo, si consideri come un problema “il fischio” di apprezzamento alle donne che è forse un malcostume, certo, ma sinceramente non una battaglia da combattere. Però l’hashtag quest’anno è #sicuredinoistesse. In pratica le femministe chiedono più sicurezza – come è giusto che sia – ma il tema è delicato e guai a dirlo chiaro e tondo.

Davvero le donne non hanno di meglio da chiedere alla politica e al contesto sociale barbaro in cui viviamo che non questa roba ridicola? Davvero pensiamo di combattere con i cartellini fucsia e un “non voglio essere fischiata” questi tempi dove tutto è aggressione, dove tutto è rissa, dove una ragazza viene stuprata in un’ascensore di un treno e un’istituzione suggerisce di “scegliersi meglio le amicizie”?

Fischiamo, invece, noi. E fortissimo. Fischiamo questi soggetti che sparlano e riparlano a sbafo, stuprando il lavoro di una giornalista scrupolosa e seria come poche, chiediamo a gran voce le dimissioni di chi tratta le donne come imbecilli senza coscienza. Fischiamo chi pensa che uno stupro sia meno grave a seconda della nazionalità di chi lo commette. Fischiamo chi fa propaganda sulle donne con temi davvero risibili, senza avere il coraggio di dire le cose come stanno. Che questi tempi barbari ci rendono tutte fragili, più soggette all’aggressione, all’insulto anche via social… Facciamo sentire la voce femminile, alta e degna, contro questo generale squallore. Che non siamo panda da proteggere, ma nemmeno possiamo tollerare di venire schiacciate da questi tempi incivili in cui, forse, è proprio la voce delle donne a poter fare la differenza…

Gaia, Ylenia… ricominciamo da queste voci.

Stavolta proviamo a vivere un 8 marzo diverso. In cui ognuno sia pronto ad assumersi le proprie responsabilità. Di ciò che dice. Ma soprattutto di ciò che fa.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 7 Marzo 2019 e modificato l'ultima volta il 7 Marzo 2019

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