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Su Al Jazeera le false promesse di De Magistris alla comunità musulmana di Napoli

Altri Sud | 19 Febbraio 2021

Pubblichiamo la traduzione del pezzo uscito su Al Jazeera a firma Mario Messina e Savin Mattozzi, tradotto da Federico Hermann che racconta delle promesse disattese del sindaco Luigi De Magistris rispetto al cimitero musulmano, promesso nel 2017 come si racconta anche in un vecchio  servizio di Striscia La notizia.

 

A Napoli le famiglie Musulmane combattono per seppellire le vittime del coronavirus

A Napoli le famiglie Musulmane combattono per seppellire le vittime del coronavirus

La terza città d’Italia non ha un cimitero Musulmano e con le restrizioni sugli spostamenti dovute al lockdown, trasportare i corpi è diventato sempre più impegnativo.

Quando Ahmed Aden Mohamed ha portato in ospedale sua madre Zahra Gassim Alio per un problema al ginocchio non avrebbe mai immaginato che quella sarebbe stata l’ultima volta che
l’avrebbe vista viva.

Dopo una serie di complicanze Alio è stata esposta al coronavirus e ne è morta poco dopo.
Quando Mohamed è andato in ospedale per recuperare il corpo ha realizzato quanto sarebbe stato complicato seppellirla.

Poiché la città di Napoli, nel sud dell’Italia, non ha un cimitero Musulmano, Mohamed ha dovuto affrontare una difficile decisione: far cremare il corpo della madre, cosa proibita per l’Islam o seppellirla in uno dei due più vicini cimiteri distanti circa 150 km.

Un problema che tocca tutta la comunità musulmana di Napoli

La mancanza di un cimitero Musulmano a Napoli, la terza città più grande d’Italia, con una comunità Musulmana in rapida crescita, è stata un problema per molte famiglie per svariati anni.

Ma il coronavirus ha reso le cose più complicate.

Sin dal 1990 la legge italiana ha autorizzato spazi separati nei cimiteri destinati ai non cattolici.

Ma questi spazi spesso non offrono servizi funebri in linea con le regole islamiche così i fedeli hanno fatto istanza per avere un cimitero separato.

Col covid si è complicato tutto

Alcune famiglie d’altro canto spesso mandano le salme dei loro cari al paese nativo ma da quando l’Italia è entrata in lockdown nel marzo dell’anno scorso questa pratica è diventata impossibile con i confini chiusi.

Il lockdown ha anche impedito di seppellire i defunti fuori dalle ragioni di residenza a causa dei divieti di spostamento interni.

Le parole dell’imam Cozzolino

L’imam Cozzolino presidente delle Federazione Islamica della Campania ha raccontato ad Al Jazeera che quando la problematica è aumentata, alcuni cimiteri delle città limitrofe hanno offerto spazi extra per le sepolture Musulmane che però si sono saturati in breve tempo.

“Quello della sepoltura è un diritto inviolabile di ogni cittadino” ha dichiarato Cozzolino “La necessità di edificare un cimitero Islamico c’è da sempre. E’ venuta fuori in maniera dirompente poiché a causa del coronavirus non c’è più la possiblità di portare i corpi fuori dalla regione di residenzza”.

De Magistris promise di realizzarlo entro il 2017

A Napoli la spinta per realizzare il cimitero Musulmano sembrò fare progressi nel 2016 quando il sindaco Luigi de Magistris, appena rieletto, disse che il cimitero sarebbe stato realizzato entro il 2017. Lo spazio fu mappato in un cimitero preesistente limitrofo al cimitero ebraico.

“Abbiamo messo il cimitero Islamico accanto a quello ebraico di proposito”, disse de Magistris.
“Abbiamo voluto dimostrare che Napoli è la città della fratellanza, dei diritti e della pace.”

Dopo una serie di ritardi tra il 2018 e il 2019 lo spazio per il cimitero Musulmano è stato finalmente ripulito ma è sorto un problema: finanziare i lavori.

Per la crisi finanziaria poi non si è proceduto e si pretendeva che se lo pagassero i musulmani

Il Comune di Napoli era in crisi finanziaria e così era difficile che fossero sostenuti progetti che andassero oltre i bisogni basilari della città.

Il consiglio comunale poteva indicare il luogo per il cimitero e pulirlo ma ricadeva sulla comunità Musulmana finanziarne la costruzione.

Ma poiché Napoli non ha una federazione Musulmana e la comunità è composta maggiormente da lavoratori sottopagati, era difficile che il denaro venisse fuori.

“Chi frequenta la moschea guadagna 30 euro al giorno” spiega l’imam

“Come si può raccogliere il denaro?” ha dichiarato Cozzolino. “Le persone che frequentano la moschea sono venditori ambulanti. Guadagnano appena 30 euro al giorno. E’ già difficile per loro mantenere la moschea”.

I problemi di sepoltura esacerbano il dolore

I piani per il cimitero sono adesso bloccati in un limbo burocratico che lascia le famiglie in lutto basite.

Problemi anche per seppellire i bambini

Nella città di Avellino a 55 km da Napoli, una donna di origini marocchine ha avuto un figlio nato morto ed ha avuto ben poche opzioni per la sepoltura del suo bambino.

Hassan Hachimi, vicepresidente di un centro culturale di una città vicina, ha detto che la donna non ha potuto rimpatriare la salma in Marocco perché il bambino non aveva ancora documenti; il consolato marocchino ha rifiutato la sua richiesta.

La famiglia sta cercando un altro cimitero nelle regioni vicine, una ricerca particolarmente dolorosa poiché secondo i principi dell’Islam un morto deve essere sepolto quanto prima possibile.

Qualcuno usa il cimitero di Roma

Nel caso della madre di Mohammed, lui deve percorrere 140 km fino a Roma in un viaggio di due ore, per visitare la tomba.

Poiché la donna era morta per il coronavirus, Mohammed non ha potuto lavare la sua salma in linea con la pratica Musulmana.

Seduto al tavolo della sua staza da pranzo guarda una foto della madre. Ma appena la sfoglia appare un’immagine di lei dopo la dipartita nella sua bara.

“Islam in arabo significa sottomissione a Dio e alla pace” dice Mohammed. “Mia madre non ha potuto trovare pace nemmeno nella morte”.

Mario Messina e Savin Mattozzi per Al Jazeera, traduzione Federico Hermann

 

Un articolo di Federico Hermann pubblicato il 19 Febbraio 2021 e modificato l'ultima volta il 19 Febbraio 2021

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