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“L’ospedale “modello” italiano? Il Cotugno di Napoli. Qui nessun medico contagiato”

Mondo | 1 Aprile 2020

Vi proponiamo la traduzione  a cura di Federico Hermann di un articolo uscito su Sky UK firmato da Stuart Ramsey sull’Ospedale Cotugno di Napoli dove lo si definisce ospedale modello per il fatto che qui nessun medico o sanitario è stato contagiato dal covid.


Nel nord Italia centinaia di operatori sanitari si sono ammalati combattendo la pandemia di cornonavirus, ma lontano, al sud, hanno avuto il tempo di prepararsi.

All’ ospedale Cotugno, (nelle didascalie definito “modello italiano a Napoli”), una struttura specializzata nel trattamento di malattie infettive che oggi si occupa esclusivamente di pazienti affetti da covid-19, guardie armate pattugliano i corridoi.

Quando siamo entrati siamo passati attraverso macchine disinfettanti che somigliano agli scanner degli aereoporti ma ti disinfettano.

Mentre la velocità della tempesta virale ha colto tutti di sorpresa al nord, travolgendo gli staff medici, le cose in questo ospedale sono andate diversamente.

Siamo stati portati in un’unità di terapia intensiva dell’ospedale indossando tute e occhiali protettivi. Un livello completamente diverso da tutto quello che avevamo fin’ora visto. Lo staff cura i pazienti più colpiti indossando maschere protettive tecnologicamente avanzate che somigliano più a maschere antigas che a quelle che normalmente vediamo indossate negli ospedali dagli staff sanitari.

Essi indossano spesse tute impermeabili e sono praticamente sigillati dentro di esse.

Incredibilmente, almeno fin’ora nessuno dello staff sanitario è stato contagiato e pare che ciò possa avvinire utilizzando l’attrezzatura giusta e le giuste pratiche.

Sentiamo un improvviso mutamento: un’infermiere ci supera correndo e aspira disperatamente un farmaco in una siringa. Un paziente ricoverato sta peggiorando rapidamente. Come abbiamo visto, l’infermiere ha preparato la siringa all’esterno della stanza che ospita il paziente.

Non entra dentro ma comunica attraverso una finestra con i colleghi che operano all’interno che non lasciano mai la stanza nei momenti di crisi come questo.

Quando la siringa è pronta viente passata attraverso compartimenti stagni.

Notate, l’infermiere non è mai entrato nella stanza ne ha toccato niente ma si cambia i guanti e si lava accuratamente. Questa attenzione ai dettagli èuna costante assoluta.  Questo ospedale rappresenta un’eccezione per il Sud della nazione. Era già un’eccellenza ma noi iniziamo a capire che preservare gli staff medici è possibile.

Ciò che ci spiegano è che ciascuno può essere infettato non solo gli anziani.
Ci sono molti pazienti giovani e, dato interessante, si sta riscontrando che la classe media è la più colpita.

Chiedo perché: la risposta è ovvia in realtà, i viaggi.

Ciò che è realmente straordinario in questo ospedale, è la regola di tenere separati gli ambienti infetti e disinfettare il resto. Ognuno vi si attiene.
Ad ogni modo, ci sono le guardie armate in ogni corridoio nel caso qualcuno lo dimentichi.

Ci fanno tornare ai corridoi sigillati all’arrivo di un nuovo paziente; questo accade ogni volta visto che farsi trovare pronti è la chiave per bloccare il virus.
“Questa è la prima cosa da fare in un ospedale di questo tipo”, ci dice il Dr. Roberto Parrella primario del reparto di malattie respiratorie dopo che i pazienti in barella sono stati trasportati.

“E’ molto importante tenere separato l’esterno e così via, organizzare come vestire l’equipaggiamento e come svestirsi, far entrare un medico o un infermiere in una stanza, indossare nel modo giusto la mascherina, tutto questo è estremamente importante”.

Domando se avere l’equipaggiamento giusto è ugualmente importante.

“Si lo è, e noi combattiamo per averne sebbene al momento sia sufficiente”.
Ci mostrano un reparto di terapia subintensiva dove i pazienti o sono in remissione o non hanno ancora sviluppato sintomi gravi ma le regole di isolamento sono le stesse della terapia intensiva.

Un nastro rosso e bianco demarca la linea che non può essere superata.
Medici e infermieri dall’area pulita assistono i colleghi all’interno dell’area infetta rimanendo assolutamente separati.

La distanza è la chiave di tutto. Una separazione che i medici sanno impossibile per i colleghi del nord travolti da una mare di pazienti che arrivano in gran numero.

Un articolo di Federico Hermann pubblicato il 1 Aprile 2020 e modificato l'ultima volta il 1 Aprile 2020

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