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SU THE GUARDIAN

Elena Ferrante debutta con una rubrica settimanale sul quotidiano londinese con un “pezzo” sulle prime volte

Libri, Media e new media | 20 Gennaio 2018

La nostra più importante scrittrice vivente, la più tradotta nel mondo, fa gola ai giornali esteri. E così sbarcherà prossimamente su The Guardian  come editorialista. Il giornale di Manchester che ha recentemente una nuova  veste grafica ha una nuova editorialista: Elena Ferrante. La scrittrice napoletana infatti avrà una column fissa nell’edizione del weekend del giornale britannico. «Ogni settimana, scriverà un pezzo personale, che spazierà da temi come il sesso e l’invecchiamento a ciò che la fa ridere. Non vediamo l’ora di vedere dove ci porterà», è il commento dell’editor Melissa Denes sul quotidiano britannico.

Si tratta della prima rubrica fissa per Elena Ferrante, che invierà il suo pezzo in italiano: sarà poi tradotto da Ann Goldstein, che ha già tradotto la trilogia dell’Amica geniale in inglese ed è anche la traduttrice inglese di Alessandro Piperno. La scrittrice ha detto al Guardian di essere «attratta dalla possibilità di mettersi alla prova» e dalla prospettiva di «un esercizio di scrittura». La prima column è apparsa nel numero di oggi di Guardian Weekend.

La scrittrice, famosa per il ciclo de ‘L’Amica geniale’, ha voluto iniziare parlando delle prime volte “cui guardiamo sempre con eccessiva indulgenza” e anche se “sono state superate da tutte quelle seguite, ancora gli attribuiamo il potere dell’irripetibile”.   Da qui, il racconto del primo amore, “molto alto, molto magro e a me sembrava bellissimo. Lui aveva 17 anni, io 15”. “Di certo ho amato quel ragazzo al punto che, vedendolo, perdevo ogni percezione del mondo, e mi sentivo vicina a svenire, non per debolezza ma per eccesso di energia”. Ma lui, dice la scrittrice, “mi trovò superflua e fuggì perché aveva altre cose da fare”. Ripensando a quei momenti, la scrittrice riconosce che quello che ricorda “distintamente” è il suo “stato di confusione. O meglio, più ci lavoravo, più mi concentravo sulle carenze: memoria vaga, incertezza sentimentale, ansietà”. E andando avanti, quello che veniva alla mente colorava l’esperienza di “malinconia stereotipata dell’adolescenza”. “È per questo che ho detto, è abbastanza per le prime volte. Quello che eravamo all’inizio è solo una vaga macchia di colore contemplata dal limite di ciò che siamo diventati”.

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 20 Gennaio 2018 e modificato l'ultima volta il 20 Gennaio 2018

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