sabato 23 marzo 2019
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SUD DEL MONDO

Brasile: Bolsonaro vuole cancellare l’identità degli indios

Altri Sud | 8 Gennaio 2019

Secondo gli antropologi la scelta dei simboli è tipica dei governi autoritari e populisti.

Da Trump ed Erdogan con il muro anti immigrazione a Salvini con ruspe e porti chiusi, tutti hanno messo in piazza i loro simboli all’inizio del mandato, a Jair Bolsonaro, neo presidente del Brasile, purtroppo sono bastate una manciata di ore.

Bolsonaro ha scelto il simbolo della sua rivoluzione autoritaria: la guerra agli indios

L’impronta autoritaria del nuovo presidente del Brasile si era intuita sin dalla campagna elettorale ma l’impatto della sua politica è caduto come un macigno sul paese già il suo primo giorno di mandato, giorno in cui ha varato alcuni provvedimenti estremamente evocativi, come a far capire immediatamente di avere in mano le redini dell’intera nazione.

Bolsonaro cancella anche i riferimenti al mondo LGBTT

Nei primi giorni di potere infatti Bolsonaro ha varato alcune misure provvisorie volte a sopprimere i riferimenti al mondo LGBTT nella cartella dei diritti umani, abolire il ministero della Cultura e del Lavoro fino ad arrivare a varare addirittura misure “Cromatiche”, in cui ha abolito il rosso dai colori nazionali perché associato al socialismo, iniziando dalle sedie dell’Alvorada Palace (residenza ufficiale del Presidente della Repubblica federale del Brasile) cambiandole da rosse a blu.

Tra le tante, abominevoli, misure messe in atto dal neo presidente quella che al momento ha fatto più eco tra i media di tutto il mondo è stata ribattezzata “La guerra agli Indios”.

L’agricoltura strappata alla Fondazione Nazionale dell’Indio

Confermando i timori degli indigeni infatti, il Presidente Jair Bolsonaro , in uno dei suoi primi atti alla Presidenza ha assegnato al ministero dell’Agricoltura tutte le competenze che prima erano della Funai (Fondazione Nazionale dell’Indio) assegnandogli de facto tutte le attività cardine svolte dagli indigeni negli ultimi 30 anni: identificazione, tutela e delimitazione delle terre indigene nel paese, rendendo la Funai un organismo pressochè inutile, svuotato di qualsiasi potere e trasferito dal Ministero della Giustizia al Ministero dei diritti Umani.

In pratica le demarcazioni dei territori, prima in mano al Funai adesso passa ai contadini, naturali oppositori degli interessi degli indigeni (sarebbe come dare la tutela di una riserva naturale in mano ai bracconieri), avviando una politica che potrebbe portare all’abolizione degli ultimi Indios rimasti e alla conseguente deforestazione di parte dell’Amazzonia stessa, quel 15% che ad oggi è ancora abitato da ben 305 popolazioni indigene in Brasile.

Il commento degli indigeni brasiliani

Per comprendere al meglio l’impatto della riforma basta leggere il commento a caldo di uno dei principali leader indigeni del paese ed ex candidato alla vice presidenza della Repubblica, Sonia Guajajara che ha affidato a Twitter i suoi timori con poche semplici parole che hanno il sapore amaro di una sentenza: “lo smantellamento è iniziato.” Al momento Bolsonero si è espresso solo con interventi spavaldi e tutt’altro che incoraggianti dichiarando, sempre su twitter: “Oltre il 15% del territorio nazionale è delimitato come terra indigena . Meno di un milione di persone vive in questi luoghi isolati del Brasile, sfruttati e manipolati dalle ONG. Integriamo insieme questi cittadini e valorizziamo tutti i brasiliani” Parole nascoste dietro un’ombra di terrificante Nazionalismo autoritario che, come tante altre sue affermazioni, lasciano intendere che, anche in Brasile, le ruspe non si fermeranno, anzi agiranno in qualsiasi settore della società con l’intento di lasciare i brasiliani sempre più soli, orfani delle loro origini ma soprattutto del loro futuro, trasformando il motto di una nazione intera “Ordem e Progresso” in un nostalgico ricordo del positivismo di Augusto Comte, che nella versione completa dichiarò L’amore come principio e l’ordine come base; il progresso come scopo”. Al momento purtroppo il simbolo del Brasile non è che l’ossimoro di quel che resterà della sua bandiera.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 8 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 8 Gennaio 2019

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