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SUD DEL MONDO

La Carovana Umana del centroamerica e l’ottusa ostinazione di Trump

Altri Sud, Mondo | 11 Gennaio 2019

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, nel suo discorso di inizio anno, ha parlato principalmente della lotta all’immigrazione e lo ha fatto in un clima cupo e drammatico, teso ad enfatizzare ogni singola parola.

Il tutto con un obiettivo centrale, convincere l’opinione pubblica e l’elettorato dell’utilità del muro al confine col Messico, questa volta spostando l’attenzione dalla visione occupazionale e protezionista del suo “America First” alla sicurezza nazionale, con il palese obiettivo di raggiungere una platea ancora più ampia.

“…gli Stati Uniti hanno bisogno di un muro al confine per stancare flusso di droghe e criminali, e non ha più spazio per i migranti…”

Toni e parole volutamente forti dal momento che, ormai, la costruzione del Muro, lo vede sempre più solo contro tutti, abbandonato specialmente dal proprio Congresso che ha più volte ribadito il suo NO minacciando lo Shutdown (blocco attività amministrative che si verifica quando il Congresso non approva il rifinanziamento). L’ombra dello Shutdown in realtà è più che vicina dal momento che né il congresso né il tycoon hanno intenzione di indietreggiare di un solo passo.

Ormai molti pensano che il muro sia solo un fanatismo, un capriccio dai costi esorbitanti, tra i 5,7 miliardi di dollari, paventati con ottimismo da Trump, ai 15 miliardi stimati dalla società di consulenza finanziaria Bernstein. Costi elevatissimi che non hanno ancora trovato il giusto contrappeso in effettivi benefici.

Insomma, per Trump la situazione è estremamente delicata, tanto da fargli prospettare un’imminente crisi:

 C’è una crisi, umanitaria e di sicurezza nazionale, al nostro confine. Quanto sangue dovrà scorrere ancora, perché il Congresso si decida ad agire”.

In realtà, l’uso della parola crisi non è casuale e potrebbe portare i più maliziosi a pensare che stia pensando ad un piano B, che potrebbe essere proprio quello di voler dichiarare Emergenza nazionale al fine di ottenere i fondi necessari alla costruzione del muro (anzi, “..molti di più..” come dichiarato dallo stesso Trump) a dispetto delle minacce di Shutdown.

Ma da che parte del confine c’è davvero Emergenza Umanitaria?

Intanto dall’altra parte del confine c’è chi sta affrontando davvero un’emergenza umanitaria. Città come Tijuana sono sull’orlo del collasso, i numerosi centri di accoglienza nati per gestire la crisi offrono ospitalità sia ai deportati dagli Stati Uniti che agli sfollati centroamericani, perlopiù provenienti dall’Honduras, che, ricordiamo, scappano dal proprio paese per le ragioni più disparate che vanno dall’assoluta povertà, alla violenza; dalla scarsa possibilità di istruzione, al desiderio di riunirsi con i parenti emigrati; fino alle migrazioni per catastrofi naturali. Di quei pochi che riescono ad entrare negli Stati Uniti si perdono le tracce per giorni interi, a volte mesi. I bambini vengono strappati alle famiglie, numerati, sedati e stipati in vere e proprie prigioni, richiamando pratiche di memoria nazista che ormai speravamo di non essere più costretti a vedere. Il trattamento riservato agli adulti poi è perpetrato nello stesso scenario. Le richieste di cercare di proteggere quella che ormai è definita dai media di tutto il mondo la Carovana umana hanno travolto i funzionari messicani mettendo a dura prova le relazioni con gli Stati Uniti. In tal senso si è esposto il neo-presidente del Messico Andrés Manuel López Obrador che si è visto quasi obbligato a concedere rifugio per ragioni umanitarie a chiunque abbia visto la stessa richiesta bocciata dagli Stati Uniti.  Sovraffollamento al confine con il Messico, violenza verso i richiedenti asilo (donne e bambini inclusi), arresti indiscriminati, lancio di gas lacrimogeni oltre il confine, espulsioni sommarie di migranti, questa è la vera Emergenza e non riguarda affatto gli Stati Uniti. Non riguarda le rotte dei Narcos. Non è collegata al crollo dell’occupazione in America. La vera emergenza adesso la sta vivendo la Carovana, migliaia di uomini, donne e bambini partiti per cercare una difesa da criminalità, droga e povertà e che invece si trovano rispediti, dopo migliaia di chilometri di cammino, nel loro paese, accusati degli stessi crimini da cui erano fuggiti.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 11 Gennaio 2019 e modificato l'ultima volta il 12 Gennaio 2019

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