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Sud, progetti per ripartire: cosa si è detto nell’incontro con i governatori

Economia, Regioni | 23 Marzo 2021

SI parte con un invito “ad essere concreti, pragmatici, efficaci. Non siamo qui per partecipare all’ennesimo dibattito sul Sud ma per avviare una grande impresa collettiva e dovremo essere all’altezza di questa grande responsabilità”. Così la ministra per il Sud Mara Carfagna ha aperto lavori dell’evento ‘SUD-Progetti per ripartire’ dove si confronterà con i presidenti delle regioni del Sud e altre istituzioni per l’utilizzo dei fondi del Recovery Fund. “Una scelta  – spiega – che vuole valorizzare la partecipazione”.

L’apertura di Draghi: molta retorica e poca concretezza

Ad aprire il premier Mario Draghi che ha invocato la necessità per il Sud di “divenire capaci di spendere i fondi europei a partire da quelli di Next generation Eu. Per fermare l’allargamento del divario e dirigere questi fondi in particolare su donne e giovani”.

L’obiettivo lontano di Draghi: rilanciare la fiducia nelle istituzioni

“Il nostro, il vostro successo in questo compito può essere anche un passo verso il recupero della fiducia nella legalità e nelle istituzioni, siano esse la scuola, la sanità o la giustizia” sono le parole di Draghi secondo cui un ruolo cruciale, in questa sfida, spetta alle classi dirigenti e la partecipazione di tutti i cittadini” ha continuato Draghi spiegando di voler rafforzare la coesione territoriale in Europa e favorire la transizione digitale ed ecologica sono alcuni tra i suoi obiettivi.

“La spesa pubblica per investimenti nel Mezzogiorno si è infatti più che dimezzata ed è passata da 21 a poco più di 10 miliardi”, sottolinea il premier.

Carfagna: da qui deve iniziare la stagione di rinnovamento per il Sud

Per la Carfagna iniziare una nuova stagione è indispensabile: “Con questa iniziativa il Sud dovrà entrare nella sua azione operativa per il cambiamento perché siamo all’inizio di una stagione di rinnovamento e sarà una grande sfida collettiva che uniti dobbiamo cogliere, e anche la trasversalità di questo governo è un’occasione che dobbiamo cogliere. Il nostro obiettivo – ha aggiunto – è mettere il Sud al centro di iniziative operative e concrete di questo governo e questo sarà più chiaro quando saranno noti i numeri del Pnrr”.

De Luca (Campania): combattere la desertificazione

Tra gli interventi della prima giornata di lavori, quelli dei governatori, Per Vincenzo De Luca, presidente della Campania, “decidere quello che deve essere il Mezzogiorno significa decidere cosa deve essere l’Italia nel futuro. Siamo passati dal 4-4,5% del mercato mondiale a meno dell’1,8, siamo stai scavalcati come pil da tanti altri Paesi e il Sud non ha ancora recuperato i posti di lavoro perduti nella crisi del 2009-2010. E il divario demografico rischia di tramutarsi in un problema di desertificazione del Sud. Per me quindi è indispensabile avere almeno il 50% delle risorse”.

Al Sud fondi aggiuntivi sono diventati fondi sostitutivi della spesa ordinaria

“Credo che sia bene fare una operazione verità sul Sud, rimuovendo tante sciocchezze – ha continuato De Luca – Nel Sud i fondi aggiuntivi in realtà sono diventati fondi sostituitivi della spesa ordinaria. E quando si parla di Sud si continua a parlare di spesa storica, quindi chi ha più avuto in passato continua ad avere più risorse, e chi ha avuto meno continua ad avere di meno”.

Al Sud deve andare il 50 per cento delle risorse

Come poi sostiene da tempo, per De Luca “è indispensabile avere almeno il 50% di risorse nel Mezzogiorno. Credo – ha aggiunto  – che sia un’occasione per intervenire colmando i tre divari dell’Italia, tutti collocati al Sud: territoriali, quindi infrastrutturali, sociali, perchè legati alla disoccupazione giovanile, e di genere. Tuteliamo l’efficienza del Paese, ma non prendiamoci in giro. A volte mi viene il dubbio che l’unica cosa pronta siano grandi progetti di grandi lobby da fare in altre parti d’Italia – ha aggiunto – Il Sud dovrebbe ottenere il 34% della spesa ordinaria, ma gli investimenti sono in caduta libera. Così, il Sud è condannato alla desertificazione”.

Per De Luca le risorse vanno su interventi strutturali

Per De Luca i fondi che arriveranno alla regione che governa dovranno essere usate per i grandi interventi strutturali “puntando poi sulle eccellenze territoriali come l’aerospazio, l’automotive e la ricerca sulle energie rinnovabili, ma anche su grandi piattaforme logistiche e il potenziamento delle reti portuali”. Infine un passaggio sulla sburocratizzazione: “O cogliamo questa occasione per intervenire con la spada sui processi di sburocratizzazione o non illudiamoci: non investiremo niente e avremo perso una grande occasione. Chiedo al ministro di proporre la cancellazione del Cipe. Si tratta di un ente tra più inutili, anzi dannosi, d’Italia, che ha come unica funzione quella di far perdere mesi preziosi”.

Emiliano (Puglia): basta con i “ghe pensi mi”. Occorre investire al Sud

“È impossibile raggiungere gli obiettivi del 2026 con le regole attuali. Il codice degli appalti è stato rivisto di recente ma serve una normativa che consenta di dare più peso alla graduatoria di chi deve fare un’opera pubblica rispetto all’interesse pubblico alla realizzazione dell’opera”. Così il presidente della Regione Puglia Michele Emiliano.

“Il Recovery fund allora non deve servire solo a un immediato recupero di competitività delle imprese del Nord. Provate a spiegare ai ‘ghe pensi mi’ – continua Emiliano riferendosi alle Regioni del Nord – che pensano che l’unico sistema per far camminare l’Italia è investire sempre sul Nord che invece anche gli investimenti al Sud refluiscono in gran parte sul sistema economico del Nord riequilibrando lo sviluppo, la civiltà e la giustizia. Elementi fondamentali per un investitore estero”.

 

Marsilio (Abruzzo): coesione territoriale anche interna e leggi semplificate

Nel suo intervento il presidente dell’Abruzzo, Marco Marsilio ha ribadito che oltre alla questione meridionale va affrontata anche quella che riguarda la coesione territoriale superando le difficoltà di programmazione che sorgono tra le aree interne e quelle pianeggianti e costiere. “Sotto questo aspetto – ha sottolineato il presidente Marsilio – va superato il totem del rapporto costi-benefici che altrimenti non porterebbe investimenti nelle aree appenniniche, meno popolate”.

Per favorire gli investimenti sui territori il presidente della Regione Abruzzo ha inoltre evidenziato che “bisogna lavorare sulla eccessiva stratificazione della fase progettuale. Non servono leggi speciali ma basta seguire un esempio già utilizzato in occasione degli interventi per realizzare la Rete ospedaliera Covid, utilizzando le leggi di semplificazione che già esistono, attraverso l’utilizzo di appositi commissari. Interventi che darebbero un notevole impulso alle economie del territorio”.

Potenzialità ancora inespresse per i porti del sud a livello internazionale

“I porti del Sud – ha aggiunto Marsilio – con investimenti non eccessivi potrebbero diventare la piattaforma naturale dell’intera Europa, cambiando radicalmente le carte in tavola dando, attraverso la logistica e le merci che oggi si muovono dal mondo intero ed entrano nel Mar Mediterraneo per poi andare verso i porti del Nord Europa. Solo questo intervento sulla logistica e l’infrastrutturazione portuale conferirebbe al Mezzogiorno d’Italia una centralità incredibile rispetto all’economia mondiale”.

Le assunzioni nella pubblica amministrazione

In ultimo Marsilio ha richiamato l’annuncio fatto dai ministri Brunetta e Carfagna, che verrà ufficializzato giovedì prossimo in una conferenza stampa, di assumere 2.800 tecnici al Sud, che consentirà già nel mese di luglio alle amministrazioni meridionali di avere a disposizione competenze e nuove capacità per portare avanti al meglio il lavoro sul Recovery Plan.

“Attendiamo di capire – ha concluso il presidente Marsilio – attraverso quali modalità e termini si potranno assumere i tecnici per rafforzare i nostri uffici di progettazione.

Penso che la strada che si sta imboccando, se le premesse sono queste, e lo spero davvero, sia la strada più corretta, senza carrozzoni pubblici, ovvero rafforzare le centrali di committenza e progettazione che sono i Genii Civili delle Regioni, dei Provveditorati, gli uffici tecnici e urbanistici dei Comuni che devono essere messi nelle condizioni di poterlo fare”.

Sardegna (Solinas): “Da noi svantaggi strutturali permanenti in termini di trasporti”

All’incontro on line ha partecipato anche il presidente della Regione Sardegna, Christian Solinas.

“La situazione del Mezzogiorno è assolutamente drammatica rispetto al resto del Paese – ha detto  Solinas – e in Sardegna viviamo anche l’insularità più pronunciata che il Paese conosca, con svantaggi strutturali permanenti in termini di trasporti e di costi per chi vive nell’Isola e per chi qui vuole fare impresa”.

Dare speditezza all’azione amministrativa

“Vediamo nei fondi del Next Generation Eu – ha aggiunto Solinas – una grande opportunità per il Meridione e per la Sardegna, ma abbiamo bisogno di una restituzione della certezza del diritto per poter dare speditezza all’azione amministrativa. Non è paradossale che si affronti il tema del commissariamento delle grandi opere commissariandole con gli stessi responsabili delle lentezze di queste opere? Se le strade in Sardegna come nel Meridione sono indietro non è certo per volontà nostra ma è perché i soggetti gestori non sono stati in grado in tutto questo tempo di realizzarle”.

Basta al neocentralismo

Inoltre, ha sottolineato Solinas, in questo periodo ha prevalso un neocentralismo che ha affossato specialità e autonomie: “Se esistono anche nel Meridione delle Regioni che hanno avuto riconosciuta una condizione di specialità è perché evidentemente in quelle realtà non si possono utilizzare le stesse formule che si utilizzano nel territorio nazionale. Invece tutta l’attività della burocrazia governativa e della Corte costituzionale degli ultimi anni è orientata a omologare sia le disposizioni normative sia le procedure al resto delle normative nazionali, con un’attività di impugnazione delle norme autonomistiche spaventosa”.

Occorrono normative speciali

Anche Salinas ritiene “fondamentale che ci sia una normativa semplificata e speciale. Perché se noi pensiamo con gli strumenti assolutamente poco acuminati e arrugginiti che conosce il quadro normativo nazionale di andare a fare tagli di precisione chirurgica nel tessuto molle della burocrazia e delle lentezze che hanno contraddistinto la realizzazione delle grandi opere, non riusciremo né a spendere le risorse in maniera efficiente ed efficace né tantomeno a dare una nuova speranza al Meridione”.

Per Solinas occorre un coinvolgimento delle Regioni anche nella definizione delle priorità e dei progetti. Sicuramente la fase di ascolto di tutti è una cosa sacrosanta ma nessuno meglio delle Regioni conosce quali possano essere i progetti in grado di dare una spinta complessiva a tutto il territorio. Diversamente rischiamo di frazionare le risorse e di non avere grandi progetti da presentare all’Europa”.

Sicilia (Musumeci): di

Per il presidente della Regione Sicilia Nello Musumeci “questa iniziativa costruisce un buon motivo di confronto e analisi anche se temo che di questione meridionale si possa anche morire visto che se ne parla da 150 anni e dalle nostre parti il tema viene affrontato con un certo scetticismo. Nel mezzogiorno si corre il rischio di perdere le ultime potenziali risorse per la crescita e l’avanzamento. Noi qui viviamo affrontando la realtà del pane quotidiano, e non c’entra la pandemia, quella ha solo aggravato una realtà già difficile nel 2019″.

Colpa anche del clientelismo e di progetti fermi da 30 anni

“Guai a dover dire che la colpa è sempre di Roma – ha detto ancora Musumeci – la colpa è anche della realtà locali, del clientelismo. In Sicilia e nel Mezzogiorno- ha detto ancora Musumeci – i progetti sono fermi da almeno 30 anni, c’è quindi una contraddizione che si chiama lentezza. Un’opera che necessita un paio di anni di realizzazione, nel mezzogiorno impiega dai 4 ai 5 anni per vedere la luce. Si continua a discutere del Ponte sullo Stretto quando ormai è evidente a tutti che è un’opera necessaria per consentire la mobilità veloce dalla Calabria verso tutta l’Isola. La nostra ricetta è chiara: dateci le risorse, le procedure veloci e tre anni di tempo per realizzare le opere pubbliche, vedrete i risultati: la politica vive di consenso”.

Anche per Musumeci il problema della sburocratizzazione è cruciale

“Questa occasione deve anche consentire l’assunzione di responsabilità e serve una sburocratizzazione. Il ponte Morandi diventi un esempio per il Sud. Ci vuole ala sanzione per le amministrazioni pubbliche. A Roma al consiglio superiore dei lavori pubblici un’opera può rimanere ferma anche 3 anni. Bruxelles e Roma devono capire che il sud non è solo una questione dei meridionali perché i primi errori si fanno a Roma. Dei fondi del Recovery fund non abbiamo notizie, tutti decisi a tavolino a Roma, mentre due pachidermi come Anas e Rfi tengono in ostaggio un’intera regione”, ha detto ancora Musumeci il governatore.

Toma (Molise): “Infrastrutture e commissariamento sanità i nostri problemi”

Il presidente della Regione Molise, Donato Toma, intervenuto in videoconferenza unitamente agli altri governatori delle Regioni del Sud, si è invece soffermato sull’importanza dello sviluppo infrastrutturale, volano di crescita per l’intero Meridione. Ha poi ribadito la problematica legata alla situazione debitoria e al commissariamento della sanità, sottolineando la necessità di interventi risolutivi da parte del Governo.
Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 23 Marzo 2021 e modificato l'ultima volta il 24 Marzo 2021

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