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SUD, QUESTO SCONOSCIUTO

Di Maio: “Taranto non ha un museo della Magna Grecia”. La direttrice del MarTa: “Venga a trovarci”

Attualità | 12 settembre 2018

Magna Grecia, che bellezza. La bellezza, ad esempio, dell’orecchino a navicella in oro che vedete in foto, ritrovato a Taranto, eccezionale per dimensioni e per la complessa decorazione fitomorfa. Fu ottenuta con la tecnica della filigrana, della granulazione e attraverso l’uso di fili lisci  e ruvidi, arricchiti da pendenti ed elementi intagliati nella lama aurea, come le Nikai (figure femminili alate) poste alle due estremità.

Tra il IV e il II secolo a.C., a Taranto erano attive botteghe di orafi che realizzavano gioielli di particolare pregio qualitativo, distintivi soprattutto del mondo femminile.

All’epoca la creatività degli artigiani interpreta in maniera originale e con tecnica esperta i motivi ornamentali tratti dalla produzione greca in metallo prezioso. Spiccano in particolare la predilezione per la decorazione naturalistica e per gli effetti di colore realizzati attraverso l’uso degli smalti, nell’ambito di un repertorio di forme caratteristico della produzione locale.

Un notevole salto qualitativo si registra nell’artigianato orafo tarantino della seconda metà del IV secolo a.C., periodo nel quale una elevata quantità di oro e di argento è riversata sui mercati mediterranei dall’impresa orientale di Alessandro Magno.

Si creano nuovi monili, reinterpretando in maniera originale tipologie già in uso, e si sperimentano tecniche innovative soprattutto nella creazione delle maglie delle collane o nelle varietà di anelli ed orecchini. Tra questi acquista nuovo risalto il tipo a navicella, sul quale si sviluppa una decorazione di particolare effetto, apprezzabile soprattutto in un esemplare di notevoli dimensioni, riccamente ornato e certamente eseguito per una committenza specifica. Questa ed altre creazioni che si differenziano per la superiore qualità di esecuzione testimoniano l’importanza attribuita al corredo funerario come occasione di rappresentatività sociale. Alcuni di questi monili sono custoditi anche in musei come il British Museum. La maggior parte però è nel cosiddetto “museo degli Ori” dentro il Museo Archeologico Nazionale di Taranto – MARTA, uno dei musei più importanti del mondo sulla Magna Grecia.

Ma qualcuno non lo sa.

“Taranto non ha musei degni della Magna Grecia”.

Se è vero che Di Maio – e noi gli crediamo – sapeva benissimo che Matera fosse in Basilicata e non in Puglia come in tanti hanno insinuato ascoltando il fuorionda con il governatore Emiliano dei giorni scorsi, stavolta il ministro della Sviluppo Economico, ospite di Cartabianca su Rai 3, dove si discuteva dell’accordo sindacale sull’Ilva che darà il via libera all’ingresso di ArcelorMittal, la gaffe l’ha fatta sul serio. Promettendo di “investire in un’università e nel turismo a Taranto” il vicepremier ha infatti affermato, in diretta, che Taranto “è l’area con i reperti archeologici più grande di tutta la Magna Grecia e non ha musei degni di quell’area”.

Peccato che il MarTa, il museo archeologico della Magna Grecia, a Taranto che custodisce anche lo splendido monile di cui sopra, esista da 131 anni. Naturale, dunque, che l’attuale direttrice, Eva Degl’Innocenti, attraverso i social, abbia invitato gentilmente a visitarlo: “Egregio ministro, da direttrice del Museo archeologico Nazionale di Taranto sarei onorata di poterLa accogliere nel museo archeologico più importante della Magna Grecia con sede a Taranto, uno dei musei archeologici più importanti del mondo”.

Come anticipavamo, nel MarTa, recentemente ristrutturato e con un nuovo piano inaugurato due anni fa, sono presenti gli Ori di Taranto, esposti sia negli Stati Uniti che all’Expo di Milano e fonte di ispirazione per designer come Cartier e Bulgari, oltre all’Atleta di Taranto, come è stata ribattezzata l’unica tomba al mondo di un atleta delle Olimpiadi risalente al V secolo avanti Cristo. Il MarTa, poi, conserva anche esemplari di statue bronzee tra le più importanti dell’età ellenistica. Tanto per capirci, attualmente alcuni reperti storici del MarTa sono in prestito a musei britannici e cinesi, in mostre di rilievo internazionale.

Non solo: il museo ha registrato quasi 80mila visitatori nel 2017 cosa che ha fatto del Marta uno dei tre luoghi della cultura più visitati dell’intera Puglia,. Nel triennio 2013-16, stando ai dati diffusi dal Mibact, ha fatto registrare il +203% di visitatori e la seconda miglior performance per incremento degli incassi (+492,6%).

Di Maio, almeno, visitalo.

Lucilla Parlato

 

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