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SUD SCHIACCIATO

Favignana: alla Sicilia quote tonno ridotte. La Lega fa chiudere la tonnara

Agroalimentare, Imprese | 3 Giugno 2019

Aveva riaperto da neanche un mese dopo dodici anni di nulla. Ma adesso la storica tonnara di Favignana è pronta a chiudere di nuovo i battenti, scatenando uno scontro politico senza precedenti e uno scandalo che invece non fa altrettanto rumore. Il taglio delle quote tonno per l’isola in provincia di Trapani compatta la Sicilia contro il governo centrale. Anzi: contro Franco Manzato, il sottosegretario della Lega autore del decreto che stabilisce le cifre massime di pescato. E contro il ministro, sempre leghista, Gian Marco Centinaio.

Un danno di un milione per la Sicilia

Anzitutto per il gravissimo danno economico arrecato alla  “Nino Castiglione”, l’azienda trapanese a cui era stata affidata l’attività dell’impianto e che ha già investito nell’iniziativa circa un milione di euro, creando oltre 50 posti di lavoro. Ma anche, in generale, per l’ennesima beffa ai danni di un’impresa made in Sud.

Il decreto “modificato” tre giorni fa

Alla base della decisione c’è il decreto del Ministero delle politiche agricole che ha cambiato in corsa le regole del gioco. Con la pubblicazione del D.M. n. 235 del 30 maggio 2019, in soli due articoli, il Ministero ha, di fatto, ribaltato il contenuto del precedente decreto di assegnazione delle quote tonno, assegnando alla tonnara di Favignana appena 14 tonnellate sulle già esigue 357 a disposizione dei cinque impianti italiani. Una quantità assolutamente insufficiente per la sostenibilità economico finanziaria delle attività di pesca.

A Favignana vengono assegnate 14 tonnellate di tonno delle 357 a disposizione dei cinque impianti italiani: gli altri quattro sono in Sardegna. Una quantità considerata assolutamente insufficiente per la sostenibilità economico finanziaria delle attività di pesca. Anche perché a Favignana contavano di accaparrarsi di una quota pari a 84 tonnellate. Il decreto del sottosegretario all’Agricoltura e alla pesca, però, ne riconosce settanta di meno: vuol dire che sull’isola siciliana si potranno pescere fino a un massimo di circa cento tonni, visto che ormai un pesce rosso di medie dimesioni pesa tra il quintale e il quintale e mezzo.

L’imprenditore Castiglione: così si ammazza il Sud

Cosa sono, infatti, cento tonni all’anno per un’azienda che ha investito tanto sull’isola? Spiega Castiglione: “Contavamo di ottenere 100 tonnellate o, nella peggiore delle ipotesi, 70. Invece la quota assegnata dal ministero è di 14 tonnellate. Non voglio fare polemica, dico solo che, se questo è il metodo della politica per sviluppare il Mezzogiorno, possiamo chiudere bottega. Il calo della tonnara – aggiunge l’imprenditore – coinvolge, oltre l’indotto, 40 unità lavorative, nonché l’impiego di imbarcazioni e reti… si possono sopportare i rischi imprenditoriali ma non quelli di una politica incapace di sostenere chi decide di creare sviluppo e salvaguardare le tradizioni di un territorio…. Io non appartengo a nessuno sono qui e attendo un ripensamento della ripartizione delle quote. Il danno economico è già compiuto. Per quest’anno chiudiamo i battenti, non si possono buttar via centinaia di migliaia di euro in assenza di certezze”.

 

La posizione di Sicindustria

Secondo Gregory Buongiorno, vicepresidente di Sicindustria, però, la partita non può chiudersi così: “Chiederemo al governo un provvedimento urgente – spiega alla stampa – per  scongiurare gli effetti catastrofici del decreto. Curioso che il principio di equità, sottolineato più volte nelle premesse del decreto, venga poi usato per giustificare un’assegnazione tardiva e che penalizza soltanto la Sicilia. Infatti, alle aziende sarde sarà assegnata una quota per circa 340 tonnellate a fronte delle 14 tonnellate assegnate alla Sicilia”. Un evidente discriminazione per il Sud, davvero scandalosa.

Anche i 5 stelle contro la decisione

Scandalosa al punto che gli stessi 5 stelle che governano con la Lega (ovviamente autrice di questo “capolavoro” a firma Centinaio) intervengono attraverso l’europarlamentare Ignazio Corrao. “Chiedo l’intervento immediato del Ministro dell’Agricoltura Centinaio affinché ritiri e modifichi il decreto di assegnazione delle quote tonno. La ripartizione alla Sicilia delle quote tonno da parte del Ministero segue logiche folli ed evidentemente lontane dal buon senso. Fatto sta che non può essere uccisa così la storica tonnara di Favignana. Sono molto dispiaciuto del fatto che i cittadini favignanesi pur avendo riposto una grande fiducia anche in termini di consenso elettorale verso la Lega del Ministro Centinaio, oggi subiscano un danno proprio ad opera dei rappresentanti politici cui avevano riposto la loro fiducia”.

E già perché a Favignana alle elezioni europee di qualche giorno fa la Lega ha stravinto: “L’isola – aggiunge ancora Corrao – aspettava da tempo il rilancio economico grazie ad un’attività millenaria come la pesca del tonno e l’impegno dell’azienda Castiglione aveva ridato speranza per la riapertura della tonnara dopo anni di stop. Il recente decreto che assegna solo 14 striminzite tonnellate alla tonnara di Favignana è di una gravità inaudita, perché ne decreta la fine immediata, a fronte di una quota precedentemente prevista di 84 tonnellate necessarie per la sostenibilità economico finanziaria. Se non verranno presi provvedimenti immediati, investirò della questione direttamente la Commissione UE per valutare l’eventuale violazione del Regolamento UE che prevede l’assegnazione di quote che garantiscano la sostenibilità economica e finanziaria dell’attività di pesca della tonnara” .

Da Roma porte chiuse al dialogo

Quel che è certo è che la Sicilia è trattata ancora una volta come terra di conquista, senza alcuna tutela delle sue tradizioni, anche e soprattutto per il comparto Pesca. Ma da Roma, nonostante le parole del ministro su twitter, pare che le porte siano chiuse a qualsiasi trattativa.

“Su Favignana sono disponibile a parlare ovunque  con chiunque ma partendo da dati oggettivi e non falsità come ho letto in questi giorni” aveva scritto infatti su Twitter il Ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo.  Invece secondo il tg3 Sicilia, proprio oggi fonti del ministero hanno smentito che ci fosse un incontro già fissato tra governo e esponenti della Regione Sicilia per risolvere in extremis la crisi. Verrebbe così anche meno l’ipotesi di ottenere in concessione una maggiore quota di “catture” per la tonnara trapanese da rivendere alle aziende della Sardegna a titolo di compensazione dell’investimento perduto.

Così la cultura della pesca che fa parte della secolare tradizione delle isole egadi muore uccisa da politiche nordiste.

Lucilla Parlato

Un articolo di Lucilla Parlato pubblicato il 3 Giugno 2019 e modificato l'ultima volta il 3 Giugno 2019

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