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SUD VINCENTE

Intervista con Capalbo, imprenditore “eretico”: “Il Meridione? Si rialza da solo”

Battaglie, DueSicilieOggi, Economia, Identità, Imprese, Libri, Made in Sud, Turismo | 11 Settembre 2015

 massimiliano capalbo

Massimiliano Capalbo, cosentino, classe 73, è un imprenditore “eretico” calabrese. Destination manager, interprete ambientale, è product manager di GH Calabria srl, impresa turistica con la quale ha realizzato e gestisce in Calabria uno dei più visitati Parchi Avventura d’Italia: Orme nel Parco. Dal 2011 è membro del consiglio direttivo dell’Associazione Nazionale Parchi Avventura e cura dal 2010 il blog Ereticamente. 

Domani, 12 settembre, alle 18 30, presso la Libreria Ubik di Catanzaro, presenta il suo ultimo libro, “La terra dei recinti” (editore Rubettino) dove racconta storie di uomini e donne del Sud che ce l’hanno fatta con le proprie forze. Storie di insorgenti ed eretici che costruiscono futuro per la propria terra. E lui è convinto, come racconta in questa conversazione con Identità Insorgenti, che il Meridione può rialzarsi con le proprie forze, come dimostra nel suo libro e – soprattutto – con la sua azione quotidiana.

Il tuo libro, leggo nelle note di copertina, è stato scritto per sfatare molti luoghi comuni, demolire pregiudizi e false credenze, che hanno impedito fino ad oggi ai giovani meridionali di progettare il proprio avvenire. Quali sono i principali temi che affronti e come? Perché il Sud Italia non riesce a trasformare in valore le risorse che possiede?

Perché ci sono alcune zavorre che ci portiamo dietro che ci impediscono di alzarci in volo come le mongolfiere e anche solo di immaginare un futuro diverso dal presente che viviamo. Le zavorre sono: un complesso di inferiorità tramandato di generazione in generazione; il peso del giudizio degli altri nelle scelte (anche più banali, si immagini le più importanti) che compiamo quotidianamente; un vittimismo atavico che deriva dallo stato di immaturità nel quale ci piace restare e una diffidenza diffusa che impedisce di fare rete e di vincere le sfide che, quotidianamente, il mondo globalizzato ci impone.

Una delle nostre convinzioni come Identità insorgenti è il “non aiutateci più”. Se facessimo a meno di baracconi di Stato che si rivelano macchine mangiasoldi invece che sollevarci ci appesantiscono, se fossimo più autonomi e avessimo più libertà di scelta le cose andrebbero meglio. Sei convinto anche tu che nessuno mai potrà salvare il Sud da se stesso e che il Sud può e deve salvarsi da solo? Perché? Quali le strade?

Il Sud si salva se comincia a crescere e passa dalla fase infantile, che dura da ormai troppo tempo, alla fase adulta. Crescere significa assumersi delle responsabilità, prendere in mano il proprio destino, provare ad immaginare un futuro originale. Nessuno mai, nella storia, è stato salvato da altri. Quando gli altri sono intervenuti hanno sempre fatto i propri interessi, ovviamente, non quelli del paese che chiedeva aiuto, trasformando i paesi “aiutati” in colonie. Oggi le colonie coincidono con i recinti, piccoli e grandi, nei quali quotidianamente scegliamo di entrare per risolvere il problema di vivere.

La liberazione del Sud e il suo sviluppo possono avvenire come?

Il primo passo è trovare nella propria storia e nelle numerose risorse (umane, naturalistiche, storico-paesaggistiche, culturali, agricole, artigianali etc) presenti nel territorio una motivazione per costruire il proprio futuro economico, occupazionale e sociale e individuare e portare sotto i riflettori quelli che nel libro definisco “fiamme che ardono”, ovvero le persone più intraprendenti, quelle che hanno già agito, perché stimolino “i fuochi sotto cenere”, quelli che vorrebbero ma non osano per vari motivi, ad agire. Abbiamo bisogno di eretici che trascinino quelli meno pronti ad agire e in questi anni in Calabria ne ho conosciuti tanti, l’esercito c’è, gli va solo dato un obiettivo comune per indirizzare e dosare la forza necessaria.

la terra dei recinti

Tu parli spesso di eretici, che a me sembrano la stessa cosa di quelli che noi definiamo insorgenti (legati dunque all’identità, che si rimboccano le maniche, che sviluppano progetti per i propri territori qui al Sud). Chi sono questi eretici per te?

Si, è probabile che siano la stessa cosa. Gli eretici sono quelli che sfidano lo status quo, che non si accontentano delle apparenze, che scavano dove apparentemente sembra non ci sia nulla da scavare, che sono curiosi, che amano rischiare perché sanno che vivere è rischiare. In un mondo di conformisti, di pecore molto istruite, c’è bisogno di chi spariglia le carte, di chi guarda le cose da nuovi punti di vista, non si può cambiare stando dentro il sistema, bisogna uscirne fuori e costruirne uno concorrenziale che renda obsoleto quello imperante.

Per te il Sud può e deve diventare laboratorio e opportunità per il resto del paese. Quali le strade?

Il Nord ha fallito miseramente, dovevamo assomigliargli a tutti i costi, è stato fatto di tutto per realizzare l’industrializzazione forzata del Sud Italia negli ultimi 50 anni e adesso ci accorgiamo che andavamo bene com’eravamo e che forse era sul com’eravamo che bisognava edificare il nuovo Sud, senza snaturarlo ma semplicemente esaltandone le specificità. E invece abbiamo perso tempo a scimmiottare un modello che non ci apparteneva e mai ci apparterrà per fortuna. Alla fine è il Nord che ha cominciato ad assomigliarci, nei difetti e non nei pregi, nella criminalità in particolare. Oggi il Sud ha molto più da dire rispetto al Nord solo che ancora non ne è convinto al 100%, i media giocano a sfavore. Ecco perché vado in giro a parlare nelle piazze, perché occorre diffondere consapevolezza.

Hai creato una società per fondare in Calabria un parco giochi: al Sud ce ne sono pochissimi. E invece è un modo per fare impresa estremamente moderno. Quali le tue difficoltà e le tue soddisfazioni in questo percorso?

Beh dovrei scrivere un altro libro per parlare dell’esperienza straordinaria di Orme nel Parco. Posso dire che si è trattato di un’impresa in tutti i sensi, occorreva riuscire dove sembrava impossibile riuscire per dimostrare ai calabresi che tutto è possibile. Occorreva trovare un posto tanto bello quanto difficilmente accessibile, climaticamente difficile, senza corrente, senza telefono, senza servizi per dimostrare a chi si lamenta perché la SA-RC non è terminata che prima delle infrastrutture occorre costruire le motivazioni che spingano a raggiungere un luogo. E ci siamo riusciti. L’esempio è molto più potente delle parole.

Chi demolisce il Sud e non vuole demolire i mostri industriali di Bagnoli e Taranto che hanno devastato i nostri territori sostiene che il sud non può vivere di turismo e cultura, che turismo e cultura non fanno mangiare, che siamo alla desertificazione industriale… ma perché non si può fare impresa con cultura e turismo?

“Quando qualcuno dice che un’idea è folle dovremmo fare qualcosa, quando dicono che un’idea è intelligente allora vuol dire che c’è qualcun altro che la sta realizzando” afferma il presidente della Canon, l’azienda che fabbrica le famose macchine fotografiche. E’ per questa ragione che siamo abituati prima ad agire e poi a raccontare quello che abbiamo fatto. Perché c’è sempre qualcuno pronto a mettere in discussione un’idea. Di solito sono quelli che non rischiano mai, che non agiscono e che passano il tempo a chiosare le azioni altrui. Se non ci fosse chi agisce non saprebbero di cosa parlare. In realtà la follia sta nel continuare a pensare che il futuro sono le industrie.

Se dovessi raccontarmi tre storie di eretici (o insorgenti) del Sud che possono farci da modello, a parte te, di chi mi parleresti?

Ti parlerei di Rosario Benedetto, un trentenne di Varese trasferitosi in Calabria, a Roseto Capo Spulico, per piantare le rose; ti parlerei di Stefano Caccavari che con il suo orto di famiglia, a San Floro, ha dato a centinaia di famiglie la possibilità di mangiare genuino e ai neocolonialisti che volevano costruire una discarica nelle vicinanze, una ragione in meno; di Nicola Bloise che a Morano Calabro ha ristrutturato una parte del centro storico trasformandolo in uno dei borghi più belli d’Italia; di Luca Valentini che ha trasformato una spiaggia che la partitica aveva trasformato in un deserto industriale, in una meta mondiale per gli appassionati di kite surf e di tanti altri di cui parlo nel libro “La terra dei recinti” e che saranno protagonisti del prossimo Raduno delle Imprese Eretiche che si terrà presso Orme nel Parco il prossimo 11 ottobre.

Lucilla Parlato

Un articolo di Identità Insorgenti pubblicato il 11 Settembre 2015 e modificato l'ultima volta il 30 Aprile 2017

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