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SUDAN

La regina della Nubia e il “suo” Esercito rovesciano Al-Bashir

Altri Sud, Battaglie | 11 Aprile 2019

Sempre più spesso ci capita di leggere informazioni che parlano dell’Africa solo in relazione ai flussi migratori, qualche trafiletto su guerre civili di matrice europeista e qualcosina sulle visite ufficiali del Papa o di qualche politico.

Da qualche settimana invece la musica è cambiata, dall’Algeria al Sudan passando per le proteste panafricane, adesso è l’Africa a parlare, anzi ad urlarci contro. Con la speranza che queste rivoluzioni non rimangano inascoltate nonostante non rappresentino una manaccia alla atavica, e tanto osannata, sicurezza dell’Europa.

Oggi è il turno del Sudan che, con il suo esercito e la sua Regina della Nubia, è riuscito a rovesciare una dittatura trentennale.

L’origine delle proteste e l’appoggio dell’esercito

Ormai da 4 mesi il Sudan sta manifestando contro il regime di Omar Hasan Ahmad al-Bashir, l’ennesimo dittatore ultrasettantenne al potere da tre decenni. Trent’anni di tirannie che culminano nel genocidio in Darfur in cui persero la vita 400.000 persone e 2,5 milioni rimasero senza casa.

Nonostante sia stato condannato per crimini contro l’umanità dalla Corte penale internazionale nel 2008 e quindi ricercato, Al-Bashir è ancora al suo posto.

La rivolta è stata causata principalmente da tre elementi, che ovviamente rappresentano solo gli apici di politiche inette e antidemocratiche: la totale dipendenza dal petrolio come fonte interna di guadagno, l’instabilità monetaria della sterlina sudanese e il taglio ai sussidi sul prezzo del pane.

Proprio l’aumento del prezzo del pane è stato il detonatore che ha fatto esplodere la rabbia di un popolo ormai esausto.

Così la gente ha cominciato a scendere in piazza in tutto il paese fino ad incontrare la risposta, purtroppo prevedibile, di al-Bashir, che ha affogato nel sangue le proteste, servendosi delle forze di sicurezza e dei temutissimi squadroni segreti, gruppi paramilitari che picchiano i manifestanti, li rinchiudono in centri segreti di detenzione e infine li torturano brutalmente.

Amnesty International ha pubblicato rapporti che provano che 37 dimostranti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza e dagli squadroni in cinque giorni di manifestazioni anti-governative che hanno scosso il paese.

Oltre all’uso indiscriminato della forza, lo scorso 22 febbraio, il governo ha dichiarato “lo stato di emergenza” e il divieto di tenere incontri pubblici ma, nonostante i tentativi di repressione , i manifestanti non hanno mai interrotto i sit-in sotto al palazzo presidenziale della capitale Sudanese.

La Regina della Nubia e l’esercito delle kandake

Negli ultimi giorni la manifestazione ha avuto una nuova paladina, una ragazza di soli 22 anni ribattezzata “la Regina della Nubia”.

Immagine fiabesca, tobe bianco, capelli raccolti, orecchini dorati a forma di luna. Alaa Salah è una ragazza di appena 22 anni divenuta in poco tempo l’icona del movimento contro il presidente Omar al-Bashir ma soprattutto l’eroina dell’emancipazione femminile in Sudan trascinando il suo esercito di Kandake (dal cuscitico “donne forti”) verso la fine della dittatura.

Alaa è stata fotografata lo scorso 8 aprile mentre arringava un mare di manifestanti dal tetto di un’auto, cantando canzoni per la gloria della “rivoluzione”(thowra) e trainando un’intera nazione verso la fine della dittatura.

Dittatura che, come gridato dalla giovane eroina, sarà solo un ricordo e non solo nel suo paese:“Non vogliamo cambiare questo dittatore. Vogliamo cambiare il mondo”.

Il Golpe militare e il governo di transizione

Le Kandake sono diventate il vero volto di una protesta, partita dal diritto del pane e fermentata in un grido per la libertà, l’emancipazione delle donne e i diritti umani.

L’immensa massa umana che presidia il Palazzo di Governo ha chiesto, sin dall’inizio, il supporto all’Esercito, considerato l’ago della bilancia e l’unica speranza per ottenere le dimissioni di Al-Bashir. In un primo momento i militari hanno scelto di non schierarsi anche se, già da qualche giorno, sui social giungevano notizie di militari che defezionavano le forze armate per unirsi alla protesta.

Poi, all’alba del sesto giorno consecutivo di sit-in, l’esercito ha offerto il suo totale appoggio alla gente circondando l’edificio presidenziale di Khartoum e occupando la sede della TV di Stato.

Secondo il sito Arab news l’azione dei militari ha portato, oltre all’arresto di molti funzionari del governo, alle tempestive dimissioni del Presidente Al Bashir.

L’annuncio delle dimissioni è stato dato dai rappresentanti dell’esercito che hanno inoltre comunicato, in un tripudio di folla in festa, la formazione di un governo ad interim fino alle prossime elezioni.

La fine del regime è considerato però solo il primo obiettivo della rivolta come ha tenuto a precisare la giovane Regina Alaa in un tweet:” sono molto orgogliosa di aver preso parte a questa rivoluzione e sono contenta che abbia raggiunto il primo obiettivo” rimarcando inoltre l’importanza che hanno le donne per il suo paese:”Le donne sudanesi hanno sempre partecipato alle rivoluzioni in questo paese. Se vedi la storia del Sudan, tutte le nostre regine hanno guidato lo stato. Fa parte del nostro patrimonio”. Dopo tutto la Rivoluzione è donna.

Antonino Del Giudice

Un articolo di Antonino Del Giudice pubblicato il 11 Aprile 2019 e modificato l'ultima volta il 11 Aprile 2019

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